Facciamoci del male

Pietro Ancona



Con un anticipo di oltre quaranta giorni che contrasta con la drammatica condizione dei lavoratori italiani che precipita di giorno in giorno per una crisi dell’occupazione e dei salari causata in gran parte da scelte di convenienza e di lucro del padronato, la Cgil annunzia uno sciopero generale per il 12 marzo prossimo. C’è un passo avanti rispetto la manifestazione del 15 novembre scorso perché si farà in un giorno lavorativo e quindi assumerà un significato che si collocherà dentro il rapporto di lavoro e non soltanto verso il governo ma si tratterà ancora una volta di una battaglia perduta in partenza dal momento che le rivendicazioni sono limitate, cannoni caricati a salve o al massimo con proiettili di gomma destinati a rimbalzare e non produrre che il grande fracasso massmediatico dei pennivendoli di regime che si scateneranno per sbranare la Cgil che si "isola" da Cisl ed Uil, è vetero-sindacalista, incapace di capire la "modernità" etc. etc. In sostanza, lo sciopero deluderà le attese della classe lavoratrice senza peraltro essere gradito dal padronato, dalla destra e dal suo governo. Tutti faranno a gara per mettere alla gogna il grande e comunque temuto sindacato italiano perchè rompe l’omertà (Sacconi la chiama complicità) delle forze politiche e sindacali tutte protese ad ingraziarsi i favori della Confindustria. Lo sciopero si farà su tre punti che riguardano la politica economica, il fisco, l’immigrazione. Sul primo punto non si dice niente sulle privatizzazioni diventate davvero pericolose non soltanto per l’aumento delle bollette, dal momento che la maggior parte di esse si fanno in regime di monopolio, ma anche perché sostituiscono pezzi sempre più estesi di occupazione pubblica con quella privata e sottopagata. Non è raro incontrare negli ospedali infermieri collocati da cooperative fasulle e agenzie pagati al quaranta per cento in meno dei loro colleghi. Il secondo punto riguarda il fisco. La Cgil chiede delle cose che sono sicuramente sacrosante ma che calate nell’inferno dei salari di oggi avranno effetti insignificanti, meschini. Dare qualche euro in più attraverso la manovra fiscale non cambierà se non impercettibilmente la busta paga. Oggi la questione più importante è l’aumento dei salari e sopratutto la richiesta di una legge per il Salario Minimo Garantito per tagliare l’artiglio a quanti se la cavano con due o tre euro l’ora specialmente per i biagizzati e gli immigrati. Avere una legge sul Salario Minimo Garantito significherebbe mettere un fondo al pozzo senza fine di salari sempre più bassi. Abbiamo un padronato che non si vergogna di offrire soltanto cento euro al mese ad un giovane laureato. Il Smg non dovrebbe essere inferiore a sette euro l’ora. Diventerebbe strumento di liberazione e di unificazione di lavoratori bianchi e neri ed avrebbe l’effetto di spingere verso l’alto i salari oggi inferiori del quaranta per cento a quelli inglesi, tedeschi o francesi. A chi gli chiedeva cosa ne pensasse della scala mobile Epifani ha risposto di esserne stato sempre nemico fin dal 1984 e dichiarandosi offeso con la Marcegaglia che gli attribuiva una qualche tentazione al suo ripristino. Bisogna invece recuperare la scala mobile. Mentre l’inverno più gelido è caduto sui lavoratori che si buscano la bronco-polmonite a fare gli stiliti del ventunesimo secolo sulle torri delle aziende, alla Camera Cazzola, Ichino ed altri lavorano silenziosamente per distruggere il poco che resta di protezione dalla schiavizzazione. A differenza di tutti i cittadini italiani i lavoratori non avranno più diritto ad un giudice ma si dovranno accontentare di un arbitro che deciderà della loro vita una sola volta. Il giudice non potrà intervenire anche se lo volesse. L’art. 18 e lo Statuto dei Diritti vengono aggirati da esperti manipolatori del diritto che hanno studiato tutte le astuzie immaginabili per mettere i dipendenti nelle mani dei loro datori di lavoro. Perchè la Cgil abitata da milioni di lavoratrici e lavoratori tra i più coscienti, colti, informati e combattivi che abbia il Paese, si comporta in questo modo? Perchè dopo avere assistito inerte a tutte le devastazioni del liberismo selvaggio, scroccone, parassitario giocando di rimessa e fingendo di accettare per "modernità" cose più vecchie del cucco, offre ai lavoratori una lotta che è un gioco di specchi che non produrrà niente? Qui il discorso riguarda la sua natura ed il suo prossimo Congresso. La Cgil è "controllata" da una struttura di "funzionari" la cui legittimazione non viene dagli iscritti ma dall’appartenenza al Pd. Ai miei tempi c’erano due o tre correnti politiche ai quali si riferivano i quadri dell’apparato che si richiamavano ai socialisti ed ai comunisti. Oggi il riferimento è quasi assoluto al Pd il quale concede alla Cgil soltanto lo spazio "fisco" sul quale operare. Soltanto un cambiamento di linea del Pd potrà restituire ai lavoratori la loro forte e gloriosa Cgil che ha segnato con le sue lotte e le sue conquiste la storia civile dell’Italia. Ma questo non sarà possibile. Il Pd è con Ichino che vorrebbe abolire gli ammortizzatori sociali perchè impoltroniscono i disoccupati. Il Pd è con Letta che ha imposto, seppur attraverso i contratti di categoria, l’accordo separato sulla riforma della contrattazione. Detto tutto questo, mi auguro che lo sciopero abbia comunque un grande successo e sia capace di suscitare grandi emozioni nell’opinione pubblica. A volte una cosa partita male può essere trasformata dalla gente e dai suoi bisogni e diventare altra, utile a fare riflettere e a fare cambiare il corso della storia.

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pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 30 gennaio 2010