Guardia nazionale padana

Giampiero Marano



E’ passata sotto completo silenzio la notizia, peraltro freschissima, relativa al rinvio al giudizio di trentasei esponenti della Lega Nord con l’accusa di avere costituito «un’associazione di carattere militare con scopi politici, denominata Camicie verdi, poi confluita in altra più complessa struttura denominata Guardia Nazionale Padana». L’inchiesta, partita nel 1996 e rimasta bloccata per anni, riguarda anche dieci parlamentari (tra cui Bossi, Maroni e Calderoli), per i quali non è stata concessa l’autorizzazione a procedere da Camera e Senato. Di tutto questo, ovviamente, non c’è nessuna traccia nei grandi mass-media: chissà se si degnerà di parlarne prima o poi Gad Lerner all’Infedele, trasmissione così spesso frequentata da leghisti.

Scrive invece il «Gazzettino» del 23 gennaio: «Il Pm Angelina Barbaglio ha tracciato una breve storia delle Camicie verdi. Ha ricordato come al momento del reclutamento chi aderiva doveva indicare se era in possesso di armi. E quando il procuratore Guido Papalia mandò la Digos in via Bellerio, sede della Lega Nord a Milano, sequestrò elenchi che indicavano chi aveva il porto d’armi. Insomma, secondo il Pm la Lega si preparava allo scontro». Il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, che è uno degli indagati, intervistato dall’«Arena» ha dichiarato: «E’ un provvedimento che si giudica da sé, ed è meglio lasciare il giudizio ai cittadini» (ma cosa ne possono sapere i cittadini se nessuno si preoccupa di fare informazione?). Ci si augura sinceramente che i capi d’imputazione, di cui l’accusa dovrà provare la fondatezza, siano niente più che l’ennesima montatura politica ordita da magistrati comunisti in cerca del warholiano quarto d’ora di celebrità...








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica democrazia il 25 gennaio 2010