Fantasmi del passato -e uno spiraglio di luce- dalla Svizzera

Teo Lorini



Mercoledì scorso il Consiglio di Stato ginevrino ha ratificato una risoluzione che sta facendo molto discutere la Svizzera progressista. Le forze di polizia del Cantone hanno infatti ricevuto l’ordine di fermare tutti i mendicanti accompagnati da bambini e qualsiasi minore che chieda l’elemosina. Con o senza il consenso dei genitori, i piccoli saranno poi affidati al servizio di protezione dei minorenni. Sempre in base alle medesime disposizioni, i genitori saranno sistematicamente denunciati al procuratore generale e infine il Servizio dei minorenni potrà chiedere al Tribunale delle tutele che ai genitori venga ritirata la custodia dei figli.

Vive proteste contro il provvedimento sono arrivate da tutte le associazioni per la difesa dei diritti dei Rom, a cominciare dalla ginevrina MeSemRom che ha indirizzato al Consiglio di Stato della città sul Lemano una lettera aperta in cui vengono ricordati gli orrori e gli abusi di cui la Confederazione si è macchiata con il progetto eugenetico «Bambini di strada / Kinder der Landstrasse» che, dal 1926 al 1973 autorizzò la possente macchina dell’associazione «Pro Juventute» a strappare i bambini zingari ai genitori, a cancellare tutti i legami con le famiglie d’origine cambiando loro il cognome e, in diversi casi, persino a sterilizzarli.

Il primo intervento, in cui non è arduo individuare una volontà intimidatoria e insieme esemplare, ha avuto luogo già all’alba di giovedì 21 gennaio quando tre bimbi -rispettivamente di 9, 6 e 3 anni- sono stati separati dalla madre, con cui dormivano e condotti presso un foyer mentre della donna, arrestata dalla polizia, non si sono avute notizie per un’intera giornata. Il quotidiano elvetico «Le Temps» riferisce che un agente del posto di polizia della Servette ha ironicamente proposto agli avvocati di MeSemRom di "compilare una denuncia di sparizione".

La lettera aperta al Consiglio di Stato, firmata da Doris Leuenberger e Dina Bazarbachi, scoperchia le contraddizioni e le ipocrisie del provvedimento e incalza le autorità del prospero Canton Ginevra affermando che se il loro obiettivo è quello di assicurare condizioni di vita e istruzione appropriate ai bambini, il primo passo necessario sarà per forza quello di accordare alle famiglie un permesso di soggiorno a lungo termine, presupposto necessario perché i genitori abbiano accesso ad abitazioni decorose e a opportunità di trovare lavoro. Pare però del tutto evidente che dietro l’umanitarismo di cui la risoluzione si ammanta, ci sia invece la volontà di terrorizzare e allontanare i rom da Ginevra, equiparando de facto la povertà di una famiglia ad un reato perseguibile penalmente.

Un’altra notizia, di segno opposto, arriva invece nelle stesse ore dal Canton Vaud, quasi a dar conto della complessa realtà di un Paese sfaccettato e multiculturale come la Confederazione Elvetica. È stata appena approvata l’iniziativa referendaria che chiamerà i cittadini del Canton Vaud a votare il progetto di legge che propone di concedere il diritto di voto e quello di eleggibilità sul piano cantonale agli stranieri che vivono in Svizzera da almeno 10 anni e che risultano domiciliati in Canton Vaud da almeno 3 anni.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 23 gennaio 2010