Immigrati, minori e cittadinanza

Giuseppe Caliceti



Per lo Stato italiano non tutti i bambini che nascono in Italia sono italiani. Eppure io sono sempre più convinto che il tema della cittadinanza degli immigrati, in particolare dei minori che nascono in Italia, debba rientrare in quel pacchetto immigrazione di cui da tempo parla lo Stato italiano. A questo proposito, concordo con le recenti affermazioni dei vescovi italiani che, dopo i gravi fatti di razzismo di Rosarno, esortano a superare le tentazioni della xenofobia e chiedono, attraverso l’arcivescovo Bruno Schettino, presidente della Fondazione Migrantes e responsabile Cei per l’Immigrazione, diritto di cittadinanza e di voto per gli immigrati regolari in Italia. E, in particolare, quando ricordano che ai figli di genitori di origine non italiana che nascono in Italia, deve essere subito riconosciuta la cittadinanza italiana.

I minori stranieri in Italia sono passati dai 284 mila del 2001 agli 862 mila del 2008, rappresentando il 22,2 per cento della popolazione straniera regolarmente residente. Ogni anno arrivano in Italia oltre 100 mila minori. Di questi, 65 mila sono i nuovi nati nel nostro Paese da famiglie straniere e rappresentano l’11 per cento dei nati complessivamente in Italia. Come si fa a non considerarli ancora italiani? A non garantire ancora il diritto all’istruzione di tutti i minori immigrati e rifugiati: dai minori arrivati in Italia per ricongiungimento familiare ai minori rifugiati; dai minori non accompagnati ai minori nomadi; dai minori stranieri in carcere ai minori usciti da percorsi di prostituzione?

"I ricongiungimenti familiari - afferma la Cei- rappresentano solo il 35 per cento (circa 35 mila) del totale dei minori stranieri arrivati in Italia lo scorso anno". E aggiunge: "Attorno ai diversi volti di minori stranieri, per evitare violenze, sfruttamento e abusi, è messa alla prova la capacità istituzionale di tutela dei diritti fondamentali dei minori, primo fra tutti il diritto alla famiglia". Sante parole.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 14 gennaio 2010