Per sopprimere la scuola pubblica

Giuseppe Caliceti



Per sopprimere la scuola pubblica, dopo aver ottenuto entro fine gennaio il lasciapassare dai palazzi della politica, nel 2010 si passi ad attuare una riforma delle superiori facendo slittare di sessanta giorni il termine per decidere il corso superiore a cui iscriversi. Si riducano drasticamente le tipologie dei corsi, includendo le sperimentazioni nazionali e autonome. Si impoveriscano i contenuti dell’offerta formativa. Si diminuiscano le ore di scuola degli studenti per risparmiare soldi. Di fronte alle possibili resistenze, si inizi a parlare vagamente di ore opzionali-facoltative. Si riducano gli indirizzi anche dei nuovi Istituti tecnici e professionali alternativi ai licei. Si dividano in due settori - economico e tecnologico - che avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione, contro le attuali 36 virtuali (della durata media di 50 minuti).

Per sopprimere la scuola pubblica, anche nel 2010 si continui con l’abbattimento violento dei posti di lavoro: che sulla carta corrispondono, esattamente come nel 2009, ad oltre 40.000 docenti e 15.000 Ata (amministrativi, tecnici ed ausiliari) in meno. Non di tenga conto della rimostranze di sindacati, associazioni e movimenti in difesa dei precari, su cui si abbatterà totalmente la scure dei tagli. Diverse migliaia di supplenti che da anni operavano stabilmente nella scuola si ritroveranno senza lavoro, peggio per loro. A loro si ricordi che il governo ha confermato anche per il 2010-2011 il ridicolo decreto salva-precari per gettare un po’ di fumo negli occhi all’opinione pubblica.

Per abbattere la scuola pubblica si sostenga ripetutamente che la spesa dell’Italia per l’ istruzione è troppo alta e che rispetto ai paesi dell’area Ocse il nostro paese vanta uno dei rapporti alunni-docenti più distanti dalla media di riferimento. Non è vero, ma l’importante è ripeterlo. I dati sono gonfiati dall’alto numero di docenti di sostegno presenti nelle nostre scuole: l’Italia inserisce i disabili nelle classi, non crea classi differenziali; in altre realtà i docenti di sostegno o, comunque, gli assistenti ai disabili, sono a carico del Ministero della Sanità, ma questo gli italiani non devono saperlo. Soprattutto, non risulti che chi vuole abbattere la scuola pubblica ce l’abbia in alcun modo con i diversamente abili. Di fronte a estremisti che facessero notare come un alto numero di docenti sia legato anche al territorio disomogeneo della nostra penisola, con molte zone montane e isole dove esistono corsi anche con meno di dieci iscritti, si rida in faccia. Ancora: di fronte a chi vi farà notare come la politica dei tagli ad ogni costo giunga proprio con l’aumento di alunni e studenti iscritti nelle classi italiane - quest’anno, rispetto al 2008, ci sono stati 37.441 allievi in più, - dite che si tratta solo di propaganda comunista.

Per sopprimere la scuola pubblica la prima tranche di tagli, quella relativa all’anno 2009, prodotta attraverso l’introduzione del maestro prevalente in primaria e l’attuazione della riforma alla secondaria di primo grado, assieme alla dimensionamento dei plessi, bisogna continuare senza paura a tagliare. Nel 2010 a riduzione di ore alle superiori ci permetterà di sopprimere almeno 10-15 mila docenti di ruolo alle Superiori; forse, grazie alla possibilità di insegnare su altre materie, attraverso l’allargamento delle attuali classi di concorso (ad esempio matematica e matematica applicata alle superiori), potranno tornare a ricoprire delle cattedre vacanti come titolari, ma certo non devono riuscirci tutti.

Per sopprimere la scuola pubblica il 2010 riservi alle scuole le stesse limitazioni economiche attuate negli ultimi due-tre anni: sui finanziamenti per il funzionamento ordinario, quelli che servono ai presidi per la manutenzione e per acquistare beni di prima necessità come gessetti, fotocopie, toner e carta igienica. A proposito, ricordiamo che il 14 dicembre del 2009, il ministero Gelmini ha inviato agli istituti una nota, la n. 0009537, che anche per l’anno scolastico in corso continuerà a non garantire le risorse finalizzate al funzionamento didattico e amministrativo. Nella nota si aggiunge di tagliare del 25% sulle pulizie delle aule scolastiche e che «la rimanente somma è destinata alle spese per supplenza, funzionamento ed esami di Stato». Così si scaricherà gran parte del lavoro sui bidelli sopravvissuti alla riduzione già varata dal ministro. E per le società che hanno in appalto il servizio pulizia vuol dire tagliare posti di lavoro visto che il 95 per cento del costo delle pulizie e della vigilanza è impegnato per pagare gli stipendi.

Per sopprimere definitivamente la scuola pubblica italiana, se reazionari dirigenti scolastici porranno il problema di garantire la pulizia di banchi, aule, corridoi e bagni degli istituti, visto che dagli uffici scolastici regionali non sono arrivati ancora lumi su come comportarsi, si segua l’esempio di intellettuali come Galli Della Loggia del Corriere quando ripete che ogni grande e necessaria Riforma della scuola non possa che essere ostacolata dalla maggioranza della gente e denoti la caparbietà e la brillantezza del Ministro dell’Istruzione.

Così facendo, senza che l’opinione pubblica se ne sia accorta, la scuola pubblica italiana ha ottime possibilità di essere completamente soppressa, e inizierà una nuova era.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 4 gennaio 2010