La riforma Gelmini e il Pd

Giuseppe Caliceti



E’ passato alla Camera il ddl Gelmini.
Ancora una volta, quello che più dispiace, è vedere la pochezza del Pd. Un partito ridicolo. Un partito che non riesce in alcun modo a rappresentare le migliaia di studenti e ricercatori e professori che protestano.

Bersani scende dal tetto della Sapienza e, alla Camera, chiede a Gelmini di bloccare il ddl e discuterne insieme per migliorarlo, invece di chiederne le dimissioni. E così si fa addirittura snobbare da Gelmini che non ci pensa nemmeno a dialogare con l’opposizione, visto che da anni non dialoga con nessuno.

Luigi Berlinguer, in tv, duetta con Gelmini: quasi complimentandosi perchè lei è riuscita a fare quello che lui aveva in mente ma con il governo di centrosinistra non era riuscito a fare. Il Pd in questi anni ha giocato solo e sempre di rimessa. D’altra parte in questi anni troppe volte, sulla scuola e l’università, c’è stata una pericolosa linea di continuità tra le politiche scolastiche di governi di centrodestra e quelle del centrosinistra.

Entrambi hanno, per esempio, una ossessione comune: la misurabilità. Degli apprendimenti e delle competenze degli studenti. Del lavoro dei docenti e dei dirigenti scolastici. Semplice curiosità? Magari.

Nel "Quaderno bianco della scuola", pubblicato nel settembre del 2007 dai ministeri dell’Economia e delle Finanza e della Pubblica Istruzione, quando erano ministri Padoa-Schioppa e Fioroni, si affermava come il terzo millennio, a livello internazionale, fosse caratterizzato dalla "valutazione degli apprendimenti" e dalla loro comparazione. E di come gli elementi di "qualità" della scuola fossero misurabili e classificabili. Ma, si ammetteva, "non si creano ancora le condizioni per l’avvio di quel sistema nazionale di valutazione prefigurato fin dagli anni Novanta". Per questo, nel 2006, "si tenta di riavviare il sistema di valutazione su nuove basi".

L’Invalsi, l’Istituto Nazionale della Valutazione Italiano, è commissariato: sono fornite nuove indicazioni in merito all’adozione di procedure, più mirate e controllabili. E nonostante le critiche del 44% dei docenti, i test Invalsi diventano parte integrante dell’esame di Stato per gli studenti in uscita dalla terza media.

Nell’agosto del 2008, ricordiamocelo, Tremonti si limita a riprendere e radicalizzare tali concetti espressi dai ministeri del governo di centrosinistra: "Ogni valutazione deve mettere capo a una classifica. (…) Dare un giudizio senza una classifica significa non dare affatto un giudizio reale". E svela il reale uso dell’Invalsi: la pretesa di misurare la qualità di scuole, studenti, docenti. E fare classifiche, da utilizzare in termini politici e economici, per tagliare fondi al sistema dell’istruzione italiano e rimodellarlo su un modello anglosassone: nella scuola primaria, in quella superiore, all’Università.

Gelmini parla di merito. E il Pd, ingenuamente, cade nel tranello. E’ così difficile dire che coniugare l’ideologia del merito con i tagli forsennati a personale e fondi della scuola e dell’università significa creare una scuola e una università più razziste? Per il Pd, evidentemente, sì. Si può perdere una battaglia politica, ma il Pd dovrebbe almeno garantire ai suoi elettori la dignità: non ci riesce.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 1 dicembre 2010