Il migliore degli inferni possibili

Silvio Bernelli



Si può attraversare da un capo all’altro un paese soggiogato da uno dei regimi più spaventosi della storia, in cui a milioni muoiono di stenti e tortura, e non accorgersi dell’orrore? Sì. Almeno, questo succede a una delegazione di intellettuali svedesi in visita alla Cambogia nel 1978, proprio nel momento di massimo fulgore di Pol Pot, capo dei Khmer Rossi e famigerato serial killer di massa.

A capo dell’associazione Svezia-Cambogia, di ferrea osservanza marxista, c’è nientemeno che Jan Myrdal, intellettuale di primo piano nonché figlio dei premi Nobel Alva e Gunnar Myrdal. Dopo un viaggio di mille chilometri e decine di incontri ufficiali, visite alle campagne e interviste alla gente del luogo, il gruppo di europei pubblica un reportage sulla situazione del Paese proibito agli stranieri, descrivendolo come uno dei migliori mondi possibili.

Molti anni più tardi, quando l’autogenocidio commesso da Pol Pot e la sua cricca di assassini è da tempo venuto alla luce (da 1 a 3 milioni di morti su una popolazione stimata tra i 5 e i 7 milioni di abitanti), lo scrittore svedese Peter Fröberg Idling mette le mani sul reportage dell’Associazione Svezia-Cambogia e ne resta sconvolto.

Fröberg Idling d’altronde è cresciuto in Cambogia, parla la lingua Khmer e ha visto con i propri occhi le miserie lasciate da un regime che aveva avuto la brillante idea di svuotare le città e deportare in massa la popolazione nelle campagne, alla ricerca di un’impossibile ritorno a un’era contadina, pre-moderna. E proprio questa sorpresa muove Fröberg Idling a scrivere Il sorriso di Pol Pot, pubblicato da Iperborea nella traduzione di Laura Cangemi (prezzo di copertina: 17 €).

Lo scrittore ripercorre il viaggio intrapreso dalla delegazione di Myrdal, ne intervista i protagonisti, confronta le fonti, rintraccia le guide cambogiane e i funzionari di partito sopravvissuti alle sanguinose vicende del paese. Il sorriso di Pol Pot è un appassionato contro-reportage che s’infila nella fessura tra sguardo e ideologia dello sguardo, tra racconto e finalità del racconto.

E se all’autore risultano chiare le responsabilità politiche della delegazione, che ha voluto vedere nella Cambogia di Pol Pot la società egualitaria che aveva sperato di trovare, non gli sfuggono comunque le vere e proprie finzioni messe in piedi dai dirigenti cambogiani che hanno mostrato agli stranieri i pochi contadini ben nutriti, campioni di un’inesistente società comunista.

Un inganno, certo, ma un inganno al quale molti, moltissimi intellettuali occidentali, non solo Myrdal e soci, hanno voluto credere. Gente che non può non essere considerata almeno in parte responsabile per la Cambogia dei giorni nostri: un paese miserabile, corrotto, dove squadroni di bambini mutilati chiedono l’elemosina in strada mentre i coetanei integri si vendono ai pedofili di mezzo mondo, proprio davanti allo straordinario complesso archeologico di Angkor. Come ha potuto constatare di persona, con infinita tristezza, anche chi scrive.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 7 dicembre 2010