No West Land

Massimo Rizzante



Rosa

Sono una donna-pesci dal sesso
simile a una pietra piatta: di quelle che rimbalzano a pelo d’acqua
fino alla costa di Ceuta, mentre a Cabo de Gata si fotografa
quel che resta della natura umana

L’astrologia è la sola scienza che non genera mostri,
mani di sei dita o cervelli cuneiformi. Gli altri
sono tutti esperimenti, provette, cloni con un peccato originale
nello sguardo che li rende dei perfetti involucri

Nella mia camera oscura ci sono momenti in cui tutto
è chiaro. Poi anch’io sono costretta ad accoppiarmi
sul ciglio della strada, a dividere il letto con uno divo di Anagrama,
a contare i suoi denti cariati quando sorride all’obiettivo

L’oroscopo di giovedì ha sentenziato: la donna-pesci
incontrerà l’uomo-leone. Non cadete in facili entusiasmi.
L’amore come una supernova può dissolversi. Perciò siate disponibili
a splendere nella distruzione. Influssi negativi da Plutone

In effetti, di tutti gli uomini che ho conosciuto o fotografato
ricordo solo la costellazione, il giorno in cui sono nati,
l’ascendente e la marca del preservativo a cui hanno giurato
fedeltà sulla tomba dei loro figli: siamo ospiti, godiamo!
Vorrei con le mie foto scuotere l’umanità di questo mondo,
farle comprendere che non c’è nessun dominio della ragione,
che siamo tutti rappresentanti delle stelle, e che la nostra libertà
si riduce a posare in ogni momento gli occhi da qualche parte

*

Teresa

Dopo anni vissuti a Cape Cod, sono tornata a Nerja,
dove un secolo fa Jorge e Federico facevano a botte per uno scacco in tre mosse.
O almeno era quello che mi facevano credere. Di notte le urla dei gatti
in calore si alternavano a quelle delle carene torturate dalle onde

Tutti sanno come andò a finire. Federico si proclamò cattolico,
comunista, anarchico, tradizionalista e monarchico. Il suo amico
Primo de Rivera, con cui cenava tutti i venerdì, aveva abbassato
per l’ultima volta le tendine del taxi. Luis Rosales ebbe appena il tempo

di imprestargli un paio di pantaloni da falangista che il suo corpo
si ritrovò a marcire fra migliaia di ossa repubblicane. A Granada,
aveva detto, vive la peggiore borghesia di Spagna. Il suo ultimo delitto,
molto più grave che essere un poeta omosessuale.

Di un poeta si cercano i versi, non i resti. In ogni caso neppure
una legge socialista per il recupero della memoria storica e scavi
tanto laboriosi quanto inutili sono riusciti a distogliermi da uno
degli ultimi amori di Federico che, come al solito, ne parlava senza pudore

Era un aviatore infiltrato nella Resistenza francese. Aveva studiato
diritto alla Centrale di Madrid. Si erano incontrati nel 1934, anno
in cui Antonio – così si chiamava – aveva giurato fedeltà al partito.
Due giorni prima che scoppiasse la Guerra Civile si scoparono a sangue
Antonio, nerboruto, villoso e in possesso di un membro enorme, lo aveva
sbattuto al muro con tutte le sue forze, facendolo urlare come un gatto
in calore, mentre nella stanza accanto altre urla di carni torturate
si alternavano alle sue. «E’ così, Teresa, che mi sono salvato, quella volta»…

*

Sophie

Al lancio di Cataclysm c’erano tutti: gli executive di Google,
IPhone, IPod Touch, Nexus, e Sinbad Aichai della Chrome,
giunto senza scali da Hong Kong, in smoking bianco Versace
e con il suo piccolo harem di segretarie superdotate

Con lui avevo avuto una storia su Blizzard. Niente di serio: Spoon,
il mio personaggio, irrompendo con un cavallo alato nel pianeta
di Groon, il personaggio di Sinbad, non si accorse che Wow, l’elfo
che governava la Terra, era stato deposto da un altro giocatore

Di qui una guerra planetaria che mise a dura prova le nostre abilità.
Fece vendere in pochi giorni dodici milioni di copie, migliorò il livello
dei personaggi, costrinse la capo disegnatrice dei contenuti a creare
una storia d’amore tra Wow e Spoon perché la Terra non saltasse in aria

Ci salvammo anche quella volta. Ma per quanto ancora? A volte
mi sento soffocare: non c’è nulla oltre questo mondo? Un gruppo pilota
di Stanford sta sperimentando un sistema per verificare un’altra ipotesi:
se almeno oltre quel mondo il nulla ci sia davvero. Sarebbe un sollievo

Da qualsiasi piattaforma il giocatore, approfittando dell’assenza di leader,
potrebbe configurare un io-galassia con una gamma attualizzata
di personaggi che non avrebbero nulla da fare: né sfidare altri androidi,
né registrare transazioni bancarie, né impegnarsi in check-out sessuali
Forse tutto questo sarà possibile già l’anno prossimo, al lancio
di Apocalypse, il nuovo progetto della Chrome. Perché mai
non si dovrebbe desiderare di vivere ancora una volta? La sola
parola che conta, come dice Sinbad, è «trasmigrazione»

*

Esther

Il think thank nucleare della RAND Corporation, allorché
mi vide per la prima volta scendere dal taxi mi accolse
con un cartello: Welcome to the Sexy Wife Father’s Bomb!
Avevo vent’anni e una minigonna comprata da Gigolò, sulla settima.

Due anni prima, nel 1958, mio marito, ispirato dai miei giochetti,
aveva messo a punto la bomba al neutrone. Eravamo all’alba
di quella che sarebbe passata alla storia come la guerra delle galassie:
Sputnik, Explorer, senza contare la Baia dei Porci.

Samuel era stato fin dalla giovinezza un idealista: la sua creazione
era nata per impedire ai comunisti di invadere l’Europa;
era l’ordigno più morale che l’uomo avesse mai inventato;
la finalità di tutte le bombe non era forse farla finita con i massacri?

Se nel 1945 la bomba atomica aveva raso al suolo Hiroshima
e Nagasaki, la sua era molto più raffinata (Giovanni Paolo II gli consegnò
la medaglia della pace). I piccoli neutroni, come una torma di diligenti
cavallette, si sarebbero infiltrati in ogni negozio, appartamento o veicolo,

annichilendo in pochi attimi il sistema nervoso centrale
degli esseri umani ma lasciandone intatte le proprietà.
Era una bomba capitalista! La storia, tuttavia, come ha detto un russo,
è un cappotto di cui non si conosce il risvolto. Quando Ronald Reagan
ordinò un arsenale di settecento testate per colmare il vuoto mentale
dei suoi generali, mi stava scarrozzando in taxi da Jean-Georges.
Non avevo più vent’anni, ma la forza dissuasiva dei miei armamenti
non era stata ancora annichilita da nessun organismo occidentale

*

Sybille

Secondogenita, ho dovuto ben presto infilare nella cruna
dell’ago tutta me stessa. Che altro fare se volevo destare
l’attenzione di mia madre? Amava mio fratello Charles. Trovavo
impronte di rossetto Rouge interdit perfino sulle sue natiche

Perciò sono cresciuta nell’ombra. E ciò ha fatto sì che non pagassi
l’entrata per il circo né che rincorressi il successo travestita
da nana o nazista. Me ne stavo con gli zingari, nelle roulottes, nelle gabbie,
nel tanfo degli animali in cattività: che altro c’è da vedere?

Poi, in città, certo non potevo sperare di sposare un pivello.
Così m’innamorai di un vecchio visionario, un ex pugile di Lione
che camminava come un manzo portato al macello, con cinque
matrimoni alle spalle e sette figli da chiudere all’angolo

Lo vidi la prima volta a un ricevimento in onore di un ricco
mecenate delle arti. Gli scrissi una poesia che lui mi rispedì
con le sue correzioni in rosso. Finalmente qualcuno che con il pathos
si era lavato i coglioni! Seguì un appuntamento Chez Antoine, a rue Saint-Jacques

Quando qualcuno della coorte delle sue adulatrici mi chiedeva
che moglie ero, rispondevo l’ultima. E così è stato. Ai suoi sette figli
si aggiunse Octavius e per trentatré anni restammo insieme. Jean
era un seduttore e io che conoscevo il tanfo della cattività, lasciavo fare
Dopo dieci anni passati a lottare inutilmente contro un sarcoma,
sono morta. Jean, quando mi asportarono il primo seno, se ne andò
di casa. Non poteva scopare senza addentarmi i capezzoli.
Spero di rivederlo, ma non subito: ho bisogno di un po’ di riposo…

*

Clara

All’hotel Octavio di Algeciras ci si viene una sola volta,
dopo aver lasciato un biglietto a Lola, perché riordini
la casa di Frigiliana e sospenda ogni giudizio sulla sporcizia
che dopo nove mesi di dolce attesa è finalmente venuta alla luce

Ci si viene ascoltando Buxtehude, prima dei cinquanta,
dopo i tre movimenti, adagio allegro prestissimo
e l’imbarazzo di puzzare di vecchio, senza bagagli
né figli, fedele al massimo alle proprie allucinazioni acustiche

Da anni mi alzo al mattino con nel cervello un coro di contralti
che bisbigliano nelle squame del dormiveglia «Du bist fertich».
Pensavo di essere pazza, invece era solo «solitudine»,
l’oracolo a cui si presta ascolto dalla notte dei tempi

Non c’è stato tabù che non abbia infranto: ho amato mio padre,
Marius García Riesgo dell’università cattolica di Madrid,
costringendolo a giochi particolarmente traumatici, come ad esempio
quando gli imposi, bisturi alla mano, di martoriarmi i seni

E ho aggredito mia madre con un paio di forbici da giardino, lo stesso giorno
in cui, quattrocento anni prima, Johann Sebastian Bach saliva le scale
di una casa di Lubecca, dove uno dei suoi maestri, Buxtehude,
bisbigliava nell’eczema del dormiveglia «Du bist fertich»
Se le voci minacciano di andarsene, non puoi che obbedire
ai loro ordini. Sarebbe servita una terapia di gruppo, o un soggiorno in Carinzia.
Gli ospedali psichiatrici sono luoghi magnifici. Io ho scelto l’hotel Octavio
di Algeciras, un padiglione secondario, senza uscite di sicurezza








pubblicato da a.moresco nella rubrica poesia il 27 dicembre 2010