Sentimenti sovversivi

Tiziano Scarpa



Italia è una parola che fa male. Quando la pronuncia Dante, ci mette vicino la parola «ahi», come se gli avessero toccato una ferita. L’Italia è una zona sensibile della pelle, una piaga aperta, e il sentimento più ricorrente che provoca nei nostri scrittori è la disperazione: Leopardi, Gadda, Pasolini…

A questa linea di grandi disperati dell’Italia, che molto di lei disperano perché molto la amano, appartiene anche Roberto Ferrucci. Il suo nuovo romanzo si intitola Sentimenti sovversivi (p. 221, 15 euro). È stato scritto in Francia, a Saint-Nazaire, di fronte all’oceano, e pubblicato in versione bilingue da una casa editrice francese. Ecco, la prima cosa da fare è non lasciarsi ingannare da queste apparenze: il libro bilingue, l’edizione francese. A prima vista potrebbero sembrare solo il frutto delle circostanze. Da anni, infatti, la prestigiosa Meet (Maison des écrivains étrangers et des traducteurs de Saint-Nazaire), diretta dal romanziere Patrick Deville, ospita i più importanti autori da tutto il mondo, e pubblica i loro scritti in doppia lingua, francese e originale.

Ma nelle condizioni disperate dello scrittore italiano impersonato da Roberto Ferrucci, questa occasione diventa una scelta radicale, poetica e politica, e innanzitutto una sfida. Sì, una sfida quasi impossibile: cercare di raccontare a uno straniero il sentimento di cittadinanza ferita che prova oggi un italiano innamorato del suo paese. «Avrei voluto scrivere una storia d’amore, quando ho iniziato questo libro, la prima volta che sono arrivato qui, ma oggi è impossibile, credo, per uno scrittore italiano, riuscire ad astrarsi dal senso di repulsione, da quella volgarità diffusa che, oggi, è il biglietto da visita del mio paese». Una volgarità clamorosa, surreale, fantascientifica, che coinvolge tutti gli strati sociali, dal capo del governo ai nostri connazionali in vacanza all’estero. «L’Italia, vista da fuori, è un paese ridicolo, oggi».

Il protagonista del romanzo si rammarica che in Italia non venga espresso un conflitto sociale all’altezza dei tempi: «La gente non arriva alla fine del mese, e tace». Scopre che fine fanno i paquebot, le enormi navi da crociera costruite nei cantieri navali di Sant-Nazaire, proprio di fronte al terrazzino su cui è seduto a scrivere: sono le stesse che percorrono il Canale della Giudecca e squassano le rive delicate di Venezia per mostrare la città ai turisti comodamente allineati sui parapetti delle navi.

Ma Sentimenti sovversivi non è solo un romanzo dell’indignazione. Nel corso degli anni, Roberto Ferrucci ha sviluppato un timbro inconfondibile, uno stile incantatorio e preciso, una capacità di rendere affascinante e vivida qualunque situazione, qualunque sia l’argomento a cui si applica la sua scrittura: sia che racconti gli scontri a Genova nel 2001 (come nel romanzo Cosa cambia) o la biografia di un calciatore (Andrea Pirlo, nel recente Impassibili e maledette), o, come in Sentimenti sovversivi, descriva la notizia della morte di Alain Robbe-Grillet, o la danza improvvisata dei venditori africani di borse contraffatte, a Venezia, accompagnati da un rom suonatore ambulante di fisarmonica; o la sua buffa relazione con una coppia di piccioni che covano le loro uova proprio sul suo terrazzo, o i gabbiani di Saint-Nazaire, «surfisti del vento». O Teresa, la sua compagna e complice.

Sentimenti sovversivi racconta come l’impegno per la giustizia sociale, l’amare il proprio paese, riguardi qualcosa di più intimo dello schieramento politico, sia una presa di posizione sentimentale ancora prima che ideologica: alla fine, nonostante tutto, Roberto Ferrucci la sua storia d’amore l’ha scritta eccome. E in essa ha dato anche una delle più belle e veritiere definizioni di nostalgia amorosa, il sentimento che si prova a stare lontani da qualcuno, in compagnia del quale ci sentiamo migliori: «quel certo me stesso accanto a lei che a me manca moltissimo, quel me come sono quando sto addosso a lei, incollato al suo corpo». Si chiami, questa «lei», Teresa o, forse, Italia.

Pubblicato sul Corriere del Veneto il 28 dicembre 2010.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 29 dicembre 2010