Microfelicità

Teo Lorini



Il suono della sveglia sembra assurdo. Sei così disabituato a dormire una notte di fila che per un istante fai fatica a capire dove ti trovi. Qualche goccia tra le foglie dei gerani sul davanzale e l’asfalto lucido del marciapiede sono le uniche tracce del temporale che ha raffreddato abbastanza da regalarti un sonno così profondo. E adesso l’aria ha quel sapore speciale, di ferro, di bagnato e pulito. Le giornate si stanno accorciando, ma pensi che stasera avrai luce ancora per la partitella giù al parchetto e che quando ti avvierai verso casa, per la prima volta da settimane sentirai un po’ di freddo, un’increspatura appena, sulla pelle sudata. Fuori dal portone del palazzo respiri ancora quell’odore umido e nella luce finalmente limpida incroci lo sguardo di una ragazza magra che fuma davanti alla porta del bar. Così, per la prima volta dopo cinque anni, ti avvicini facendole segno con le dita.
Il raspare acre della marlboro sulla gola si mischia al profumo fresco del giorno nuovo e tu pensi all’autunno che sta arrivando.

Arrivi al tavolo bilanciando i piatti di plastica carichi di stuzzichini. I bicchieri stanno già aspettando con le cannucce che spuntano dal ghiaccio tritato, foglie di menta in sospensione, zucchero di canna sul fondo e la ciliegina del suo sorriso quando ti siedi. Mentre gli orli si sfiorano tintinnando vi guardate dritto negli occhi, senza parlare.

Sulla mensola è rimasta accesa una candela in una boccia sfaccettata coi riflessi che oscillano sui muri. Avete la pelle ancora sudata e vi stringete più forte nell’abbraccio del piumone, come se il bianco e il freddo potessero penetrare attraverso la portafinestra. Vi avvicinate e il vostro fiato appanna il doppio vetro e vela il panorama dei tetti. Lentamente mettete a fuoco la città ricoperta di neve. L’unica macchia di colore è l’insegna rossa del grande magazzino al centro di piazza Cantore.
Socchiudete, appena. I fiocchi sono larghi e lenti e anche lo sferragliare dei tram si è spento.
Il silenzio è assoluto.
L’anno nuovo è iniziato da un’ora.








pubblicato da t.lorini nella rubrica racconti il 31 dicembre 2010