Il mondo nelle cose

Nadia Agustoni



venerdì

scavava arance col cucchiaio
e malta nel cortile con dita
sbucciate, dai balconi coglieva
l’odore di terra verde
coi germogli:
la vita era torace e ossa
andavano magri
al controcanto di fabbriche
lì prendeva nella schiena
un mare rosso
con foglie di vite e uva nera
li incoronava.


col silenzio cerca il mondo. le parole non sono intere, cambiano come la carta su cui nessuna parola diventa nome: gli crescono navi in bottiglie senza mare, senza fondali. non c’è mondo e nel silenzio sono i nomi di domani e questa periferia uguale, come le linee della mano. chiama le cose senza appartenere alle cose.


crusoe

conosceva la fine come nei muri anneriti
e nel bianco.


quel futuro lo scriveva come le istruzioni su un notes, come un doposcuola che andava da ragazzo, non sapeva che le cose durano più delle cose, cominciava con una lettera, maiuscolo e minuscolo, diceva che gli ospedali dentro non hanno tempo. ebbe soccorso di amnesie: gli mettevano flebo nel sonno, un’altra materia. entrò nel bianco ossessivo dei camici, scrisse di sé al plurale, ma omettendo nome e altri dati. finì la scheda telefonica e parlava affacciato alle sbarre.


voleva un pezzo di cose dolci, mezza solitudine, bustine di zucchero, il muso senza mosche dei cani. guardava le api come imparandone il volo, il colore del miele, la pietanza nel piatto.


frammenti di Crusoe

[...]

l’albero è dove nessun ramo parla il mondo
scrivere come su lavagna cancellandosi
a ogni parola si spaventa
la vita di uno solo è ogni vita
gli uccisi ritornano, nome dopo nome, cantano tutti i nomi
finché c’è il mondo.


Nadia Agustoni, Il mondo nelle cose, Lietocolle, pp. 88, euro 13.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 4 maggio 2013