Campioni d’Europa

Antonio Moresco



Ognuno ha i suoi campioni. Anch’io ne ho molti. Se dovessi farne un elenco sarebbe troppo lungo, e molti non li conoscerebbe nessuno oltre a me. In questo elenco non ci sarebbero solo scrittori, poeti, musicisti, pittori, scultori, pensatori, scienziati, santi, drammaturghi, registi di cinema, calciatori, ciclisti… ma anche creature sotterranee umane e non umane, lombrichi, formiche alate, grandi illusi, sognatori, combattenti, ribelli, vagabondi, puttane… E ci sarebbero anche persone che ho incontrato in certi momenti della mia vita e che hanno attraversato con me il buio del mondo e mi hanno insegnato la capacità di soffrire, la pazienza e il coraggio: operai, facchini con i quali ho riempito i vagoni dei treni, ragazzi già fatti marci alle sette del mattino, coppie clandestine che vivevano nelle lontane periferie sotto falso nome e che si adoravano, altra gente magari fuori di testa, magari delinquente, magari perduta, però buona, disinteressata, leale. Ma se qualcuno mi dicesse: “D’accordo, però adesso devi cagarne solo 10 come tuoi campioni d’Europa”, “Facciamo 11!” proverei, non so perché, a contrattare. E, se quello mi dicesse di sì, allora nominerei questi:

Omero: perché era cieco, perché in questo momento bisogna essere ciechi per riuscire a vedere qualcosa in mezzo a tutto questo buio che ci circonda, perché ha cantato, perché ci ha mostrato il mondo umano così com’è, immobile e in guerra.

Eloisa: perché si è affidata all’impossibile, perché è una donna medievale, perché è la più grande, la più coraggiosa, la più insurrezionale scrittrice d’amore del mondo.

Dante: perché non capiva niente di quello che stava succedendo, perché ha immaginato e sognato due soli quando non ce n’era e non ce n’è neanche uno, perché ha sognato una vita nuova che poteva scaturire dalla concentrata e fulminea apparizione dei corpi e delle anime nell’abbagliante luce nera del mondo.

Shakespeare: perché non si sa chi era, perché ci ha detto tutto ma alla fine ci ha detto anche che c’è tutto il resto e che il resto è silenzio.

Cervantes: perché si è inventato nella cella di una prigione il nostro comandante, il solo che non ci abbia mai abbandonato, che non ci abbia tradito, perché l’Europa ha bisogno di un condottiero e Don Chisciotte è là davanti a noi, che ci aspetta.

Rembrandt: perché ci ha guardato e ci sta guardando da quattro secoli con la sua grande faccia stupida e buona, perché ci ha mostrato i volti mentre affiorano dal fondale buio del mondo, perché l’Europa è come la sua ronda di notte, perché in quella ronda di notte ha fatto cadere tutta la luce su una bambina e sulla sua gallina.

Goya: perché ha dipinto un cane con la testa che spunta fuori dal fango, perché ha dipinto due uomini che si combattono sprofondati nel fango, perché ha dipinto i pazzi con il culo sporco di sangue, perché ha dipinto processioni che non si sa dove vanno, perché ha dipinto castelli da cui si levano messaggeri alati, perché ha dipinto la guerra, le fucilazioni e gli orrori di tutta la storia dell’Europa a venire, perché ha dipinto la Maja desnuda.

Beethoven: perché era sordo, perché in questo momento bisogna essere sordi per riuscire a sentire qualcosa in mezzo a tutto questo allucinante fragore, perché ci ha mostrato la possibilità irradiante di una tracimazione musicale del mondo.

Dostoevskij: perché ci ha insegnato il combattimento oscuro e la difficile libertà.

Van Gogh: perché frequentava i bordelli dei poveri e degli zuavi, perché ha dipinto i cieli stellati e la nostra solitudine nell’infinito buio del cosmo, perché ha fatto esplodere i contorni delle figure e del mondo.

Kafka: perché si è svegliato trasformato in un insetto, perché ha avuto il coraggio di guardare da infinitamente vicino i nostri processi e i nostri castelli, perché è il nostro angelo anoressico con le ali al posto della testa, perché è morto muto tra le braccia di Dora.


Questa è un’altra tappa di avvicinamento a Freccia d’Europa, che partirà sabato 1 giugno da Mantova e arriverà a Strasburgo lunedì 8 luglio.








pubblicato da a.moresco nella rubrica freccia d’Europa il 3 maggio 2013