La distruzione della democrazia

Jean-Paul Fitoussi



Quelli che seguono sono alcuni brani da La democrazia e il mercato, di Jean-Paul Fitoussi. In questo breve libro, lo studioso francese discute e critica le tesi di politologi ed economisti sulla democrazia come inefficiente “bene di lusso”, sull’efficacia dei sistemi democratici nell’affrontare crisi economiche, garantire benessere ed equità rispetto ad altri regimi (liberismo, “dittatori benevoli”), caratteristiche istituzionali dei diversi stati in rapporto alla loro prosperità.
Anche questa è una tappa di avvicinamento alla partenza di
Freccia d’Europa. [T. S.]


Perché noi viviamo in democrazie di mercato, non in economie di mercato. Nella definizione del sistema che ci governa, ogni singola parola è determinante, perché indica un diverso principio organizzativo. Da un lato c’è il mercato retto dal principio del suffragio per censo, in cui l’appropriazione dei beni è proporzionale alle risorse individuali – un euro, un voto. Dall’altro lato c’è la democrazia diretta dal suffragio universale – una donna, un uomo, un voto. Tale contraddizione è percepibile fin dalle origini della teoria politica, già dai tempi dell’antica Grecia. Il nostro sistema si basa quindi sulla tensione fra individualismo e disparità da un lato, spazio pubblico ed eguaglianza dall’altro; tale tensione costringe alla ricerca permanente di un compromesso fra due principi. [pp. 35-36].

La democrazia di mercato, per come la intendo io, presuppone una gerarchia fra sistema politico e sistema economico, quindi l’autonomia della società nella scelta dell’organizzazione economica.
I rapporti fra democrazia e mercato sono dunque più complementari che conflittuali. Impedendo l’esclusione da parte del mercato, la democrazia accresce la legittimità del sistema economico e, limitando l’ascendente politico sulla vita dei cittadini, il mercato consente una maggiore adesione alla democrazia. In tal modo, ognuno dei principi che governano gli ambiti della politica e dell’economia trova il proprio limite nell’altro, ma anche la propria legittimazione. [p. 37]

La tutela dei mercati, l’inasprirsi degli obblighi imposti ai governi nazionali, la riduzione delle loro pretese redistributive sono altrettanti elementi che concorrono a modificare il sistema di equità delle nostre società, mediante un ritorno ai principi puri e a una distruzione progressiva del campo della democrazia. La globalizzazione fa sì che si ampli il settore di competenza del mercato nei sistemi di equità e si restringa il settore di competenza della democrazia; non solo, ma lo fa in nome dell’efficienza del mercato e di un ordine superiore a quello della democrazia. Si tratta di ciò che si è stabilito di chiamare “inefficacia della politica”. Il cambiamento del sistema di equità non deriva, infatti, da una decisione politica – nel qual caso corrisponderebbe al volere del cittadino – ma da una costrizione imposta alla democrazia dall’esterno. La legittimazione di tale obbligo sarebbe l’efficienza – ampiamente discutibile, come ho dimostrato – ma essa determina il capovolgimento della normale gerarchia dei valori: innanzitutto l’efficienza, e poi, in seconda istanza, come aspetto di molto minore importanza, la democrazia. [p. 63]

Da: Jean-Paul Fitoussi, La democrazia e il mercato, trad. di Massimo Scotti, Feltrinelli, pp. 79, euro 8.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica freccia d’Europa il 3 maggio 2013