Il federalismo nel dibattito politico e culturale della resistenza

Norberto Bobbio



Una selezione di frasi e concetti dal saggio di Bobbio: pensieri suoi e di Spinelli, Trentin, Einaudi, Colorni e Rossi.

Verso Freccia d’Europa. Un cammino per rompere l’incantesimo

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Il Manifesto di Ventotene segna una svolta, giacché esso intende essere non soltanto una dichiarazione di principio ma un programma di azione: "con la propaganda e con l’azione - vi si legge -, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e legami fra i singoli movimenti che nei vari paesi si vanno certamente formando, occorre sin d’ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far nascere il nuovo organismo che sará la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta in Europa".

Il movimento che sorge da quel Manifesto non mira al partito nel senso proprio della parola (se mai ad un organismo interpartitico), ma non intende neppure dar vita a un semplice movimento di opinione.

Il federalismo dovrà essere d’ora innanzi pensiero e azione.

L’Europa - per dirlo con il motto di uno dei fondatori - "non cade dal cielo".

L’idea federalistica nasce, si rafforza, diventa principio motore di azione (…) quando si riscopre che anche la guerra fra stati può trasformarsi in guerra civile.

Il più genuino fra i federalisti del nostro passato, Carlo Cattaneo, condusse parallelamente la battaglia per gli Stati Uniti d’Italia e per gli Stati Uniti d’Europa.

Il problema del superamento del vecchio stato nazionale in un nuovo stato non più nazionale era, invece, una novità quasi assoluta: uno dei pochi precedenti che si potevano invocare, quello della formazione degli Stati Uniti d’America, era avvenuto tra gente dalle comuni origini e dalla stessa lingua, e in una situazione storica così diversa da essere incomparabile.

Il Manifesto di Ventotene inizia parlando del principio nazionale e della sua degenerazione e subito dopo aggredisce, senza un reale distacco, il problema della sovranità assoluta che intende, unendo i due problemi in uno, come sovranità assoluta degli stati nazionali. La necessità analitica di tenere distinti i due problemi nasce dalla considerazione che il superamento della sovranità assoluta conduce allo stato federale, il superamento del principio nazionale conduce all’idea di Europa.

Il movimento che sorge a Ventotene è insieme federale e europeo.

Una confessione di Altiero Spinelli: "Poichè andavo cercando chiarezza e precisione di pensiero, la mia attenzione non è stata attratta dal fumoso contorto e assai poco coerente federalismo ideologico di tipo proudhoniano o mazziniano che allignava in Francia o in Italia, ma dal pensiero pulito, preciso e anti dottrinario dei federalisti inglesi del decennio precedente la guerra, i quali proponevano di trapiantare in Europa la grande esperienza politica americana".

Mazzini diceva Europa ma pensava umanità: "la giovane Europa - scriveva - riunisce le associazioni repubblicane tendenti a un fine identico che abbraccia l’Umanità". Oggi diciamo Europa e pensiamo a un pezzo più o meno grande del vecchio continente.

Lo dice chiaramente il Manifesto: "un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto".

Luigi Einaudi nel 1943 e ‘44 in due saggi magistrali sostenne che i problemi economici del futuro non avrebbero potuto essere risolti se non in un assetto federale, di cui tracciò limpidamente le linee principali.

Nel discorso pronunciato all’assemblea costituente il 29 luglio 1947 in favore della ratifica del trattato di pace in amichevole polemica con Benedetto Croce, Einaudi ripeté che l’unità sopranazionale era diventata ormai necessaria all’Europa e bisognava scegliere "tra la spada di Satana e la spada di Dio": o "l’idea della dominazione colla forza bruta" o "l’idea eterna della volontaria cooperazione per il bene comune".

Sin dal 1993, in un libro intitolato Riflessioni sulla crisi e sulla rivoluzione, Trentin cercava una terza via tra Stati Uniti e Unione Sovietica e la trovava nella sintesi di libertà individuale e proprietà collettiva che solo una struttura federale dello stato con il suo principio cardinale di unità nell’autonomia, poteva rendere possibile.

Nel libro Stato, Nazione, Federalismo, pubblicato in edizione clandestina dal Partito d’Azione nel 1945, Trentin non dimenticò di avvertire che: "all’infuori della rivoluzione, della vera rivoluzione, anti capitalistica e federalistica non si vede proprio per qual prodigio l’Europa possa salvarsi".

Proprio attraverso l’esperienza della resistenza il federalismo si trasformò in programma di azione.

Il federalismo nasce invece nel crogiolo della lotta di liberazione, e pertanto è una componente essenziale, un parte viva della storia della rivoluzione e ne ha seguito l’alternativa fortuna.

L’ideale federalistico si pone su questo terzo livello: la resistenza non come restaurazione ma come innovazione.

La resistenza che deve insieme chiudere e aprire, distruggere per costruire, essere negazione non in senso formale ma in senso dialettico. Che non deve limitarsi a vincere il presente ma deve inventare il futuro.

Il federalismo fu, ed è tutt’ora, una di queste invenzioni storiche.

Una delle più alte coscienze della resistenza italiana, Piero Calamandrei, scrisse: "Tutte le strade che un tempo conducevano a Roma conducono oggi agli Stati Uniti d’Europa".








pubblicato da s.gaudino nella rubrica freccia d’Europa il 30 aprile 2013