Come speri, polso sinistro, di resistere a lungo a quello destro?

Franz Kafka



«Se la sinistra avesse mai protestato, io certo, remissivo e giusto come sono, avrei subito abolita ogni parzialità. Ma lei zitta, pendeva lungo il mio fianco e mentre, ad esempio, la destra, per la strada, sventolava il mio cappello, la sinistra si limitava a palpare la mia coscia. (...) Come speri, polso sinistro, di resistere a lungo a quello destro, così potente? Di reggere con le tue dita da fanciulla, alla morsa della altre cinque? Questa non mi sembra più una lotta, ma l’inevitabile sconfitta della sinistra. Eccola già ricacciata all’estremo angolo sinistro del tavolo, mentre la destra, premendola, va su e giù regolarmente come uno stantuffo. Se, alla vista di quella situazione disperata, non mi venisse il pensiero liberatore che sono le mie stesse mani a combattersi tra loro, e che, con un lieve movimento, le posso separare, terminando così crisi e lotta, se non mi venisse questo pensiero, la sinistra sarebbe stata strappata dal polso e scaraventata giù dal tavolo, e poi forse la destra, nello sfrenato tripudio della vittoria, come Cerbero dalle cinque teste si sarebbe avventata contro il mio stesso viso intento. Invece ora giacciono l’una sopra l’altra, la destra accarezza il dorso della sinistra e io, arbitro disonesto, faccio di sì col capo approvando.»


[Questo incredibile brano mi è stato segnalato da Mariasole Ariot: grazie!]








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 28 aprile 2013