Massimo Giacon e i cosplayer a Milano

Massimo Giacon



Alla galleria Antonio Colombo di Milano la nuova mostra di Massimo Giacon, At Work, At Home, At Play, una serie di disegni sui frequentatori in costume delle fiere del fumetto.


Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Via Solferino, 44 – tel 02 29060171. Da martedì a venerdì, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00; il sabato dalle 15.00 alle 19.00. Fino al 9 giugno.


Una volta, molti anni fa, le fiere del fumetto erano popolate esclusivamente da chi lo faceva e (un po’) da chi lo leggeva, si trattava di una fauna prevalentemente monosessuale, che durante i giorni della manifestazione viveva momenti meravigliosi in cui poteva parlare di quanto si sentiva culturalmente trascurata. Poi, come un’infezione propagatasi dal Giappone all’America arrivarono anche in Italia i Cosplayers. Mi sembra ormai inutile spiegare chi siano.

Non corre buon sangue tra cosplayers e autori di fumetti. Ai primi non interessa chi produce i fumetti, ma i personaggi in sé, come se fossero delle entità a parte scaturite dalle mani di persone inconsapevoli di quel che stavano facendo.

Per i secondi, i cosplayers sono i colpevoli del loro stato di costante povertà.

Ma bisogna riconoscere che il cos player ha fatto il grande passo, in realtà non è un supporter di un autore o un personaggio, ma vuole “diventare” quel personaggio. Il cosplayer non simula, il cosplayer è. Ha saltato la barriera della vignetta, si è appropriato della pelle dei personaggi e li ha lasciati scuoiati per terra.

E i personaggi storici? Cosa possono fare ancora dopo che in migliaia di avventure sono stati uccisi, resuscitati, drogati, azzoppati, storpiati? Si sono instupiditi, hanno perso la memoria, sono diventati degli animali, sono poi tornati normali, sono diventati alti come il Baxter Building e piccoli come formiche, hanno assorbito radiazioni con tutti i simboli dell’alfabeto (soprattutto quello greco), sono stati smascherati, sono stati reietti, sono stati amati, sono stati odiati.

I ruoli si confondono. Ieri sono sicuro di avere visto Batman alla fermata del tram con una borsa della spesa. Era decisamente fuori allenamento, ma penso sia molto più credibile di Bruce Wayne, anche perché è molto più plausibile Batman di un Bruce Wayne che prende il tram.

Sicuramente la ricerca di soluzioni pratiche per coniugare l’estetica con le necessità della trasferta li porta il cosplayer a soluzioni geniali. In tutte le migliaia di avventure passate, Diabolik non ha mai pensato a un marsupio, ideale per nascondere i diamanti e le chiavi della Porsche. Il cosplayer invece sì, e lo porta con fierezza.

I miei preferiti sono quelli poveri. Fieri della loro inadeguatezza al modello di partenza guardano in macchina con aria di sfida, indossando con onore il loro costumi ricavati da un connubio atroce tra materiali di recupero e miracoli sartoriali, e postano le foto delle loro pose no-fashion su facebook, senza alcuna vergogna.

Ma alla fine sono tanto più inadeguati dei supereroi? Forse i supereroi hanno deciso di lasciare a loro la scena, e di scomparire. Come gli dei dell’Olimpo. Essi combattono e fanno sesso senza intervenire nelle questioni terrene. Forse si mascherano quando decidono di andare in visita trasgressiva nelle nostre città. E allora quale travestimento è più efficace che travestirsi da sé stessi? Con materiali di bassa qualità, all’interno di corpi spalestrati, all’interno di meravigliose vite qualsiasi.

Massimo Giacon








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 12 maggio 2012