Un altro passo avanti, generale Market!

Tiziano Scarpa



Domenica scorsa, sul supplemento culturale La Lettura del Corriere della sera, è stato annunciato un cambiamento nelle classifiche dei libri più venduti:

Da questo numero, la rilevazione ed elaborazione dei dati sono a cura di GfK. La novità è l’utilizzo di un panel libri “allargato”: oltre a catene librarie, librerie indipendenti ed e-commerce, sono monitorati ipermercati, supermercati, negozi di tecnologia, di ristorazione per chi viaggia ed edicole-librerie.

Questo annuncio è impreciso e fuorviante. In questo modo il “panel libri” non viene affatto “allargato”, ma ristretto. Chiunque abbia visto gli scaffali e gli espositori di “ipermercati, supermercati, negozi di tecnologia, di ristorazione per chi viaggia ed edicole-librerie” ha constatato che lì si trovano meno libri, meno titoli, quasi soltanto i super best-seller e tascabili di ex best-seller.

Questa nuova classifica avrà dunque allargato il cosiddetto panel, ma solo quello dei punti-vendita. Non ha allargato quello delle librerie né quello dei libri, a meno che per “libri” non si intenda semplicemente “numero di copie”, ovvero “pezzi”, unità vendute. La bibliodiversità non viene allargata, ma ristretta.

“Ma come? Viene dato conto di ciò che si vende veramente! – mi si potrà obiettare – Queste classifiche dicono anche che cosa la gente compra davvero al supermercato, negli autogrill”.

Nei supermercati e negli autogrill arriva soltanto ciò che decide la grande distribuzione, d’ufficio, senza la scelta dei librai. Così si compie un delitto perfetto: la gente compra prevalentemente ciò che il marketing offre e distribuisce, in maniera massiccia e capillare, in quanti più punti-vendita può, e le classifiche registrano queste vendite come fotografie del gusto popolare: diventano cioè uno specchio della grande distribuzione, del marketing.

“È il mercato, bellezza.”
“Ma se il mercato è truccato, non è più mercato.”
“Beata ingenuità. Se il mercato è truccato, è ancora più mercato.”

In questi giorni ho fatto alcune domande a Informazioni Editoriali, che, fra le altre cose, pubblica settimanalmente, nel sito Ibuk, classifiche che si riferiscono a circa millecinquecento librerie aderenti al circuito Arianna. Ci sono librerie indipendenti, librerie di catena, tecniche, religiose, scolastiche, cartolibrerie, un bookshop di museo. Non ne fanno parte ipermercati, supermercati, autogrill e simili [ringrazio il Direttore generale, Simonetta Pillon, che mi ha risposto con la più gentile sollecitudine].

Che cosa si ricava, per esempio, da un confronto tra la classifica della narrativa italiana pubblicata dal Corriere domenica scorsa e quella di Arianna-Ibuk attualmente in rete? [Va notato che in entrambi i casi i dati si riferiscono alla settimana di rilevamento che va dall’8 al 14 aprile].

I primi posti sono identici, poi c’è qualche disparità di posizione, ma i titoli al vertice sono sostanzialmente gli stessi. I romanzi a novantanove centesimi (di Simoni e Frediani, tutti e due editi da Newton Compton) sono più in alto nella classifica GfK-Corriere, vale a dire che sono maggiormente presenti e venduti nei punti-vedita della grande distribuzione.

Entrambe le classifiche tendono a essere conservatrici. Prevalgono nomi già consolidati, celebrità televisive, titoli presenti sul mercato da molti mesi o addirittura anni (magari rilanciati da film tratti da quei romanzi). Alle poche nuove entrate sono riservati i posti più bassi: e proprio perché le novità e le differenze fra le classifiche sono poche, hanno un particolare significato.

Fra queste novità e differenze, da una parte, nella classifica della “Lettura” c’è un romanzo prescelto fra i dodici finalisti del Premio Strega 2013 (Sparaco) e un romanzo rosa che nasceva come autopubblicazione (Premoli); dall’altra, nella classifica Arianna-iBuk ci sono due romanzi d’esordio (Mauro e Gazzaniga, che è il vincitore del Premio Calvino 2012: questa presenza, al di là di qualunque valutazione critica, è importante simbolicamente, perché è la conseguenza di uno dei meccanismi di selezione della cosiddetta “società letteraria”, che col Premio Calvino compie da decenni un grande lavoro di ricerca e valorizzazione, basato sul volontariato culturale) e un romanzo di un autore prestigioso ma considerato di nicchia (Moresco).

Nella classifica della “Lettura”, fra le nuove entrate o proposte recenti c’è un romanzo con dichiarate ambizioni letterarie; nella classifica Arianna iBuk ce ne sono tre.

Sono dettagli, ma se la classifica dei libri più venduti è, anche, uno strumento per incuriosire i lettori che non guardano le recensioni e si affidano al presunto gusto generale, mi sembra che si stiano stringendo ancora di più i varchi: è più difficile proporre a un pubblico ampio romanzi che vanno al di là di quei best-seller che fanno già parte del grande circuito.


[Postilla del 3 maggio 2013. Segnalo un altro fenomeno che contribuisce a snaturare le classifiche, se le intendiamo non solo come elenco dei libri più venduti ma anche come strumento di informazione per quei lettori che le usano come suggerimenti di lettura. Si tende sempre più a etichettare come narrativa ciò che non lo è. Questa settimana si possono trovare nelle classifiche di “Narrativa italiana” raccolte di recensioni. È evidente che il loro posto dovrebbe essere nella saggistica.]








pubblicato da t.scarpa nella rubrica qualità quantità il 24 aprile 2013