La nostra Europa

Edgar Morin e Mauro Ceruti



Partono da Pensare l’Europa Morin e Ceruti: dalla speranza di vedere trasformarsi il bruco in una libellula.
E vanno avanti, in La nostra Europa, esortando e invitando a una nuova lotta, a mostrare il coraggio di perseguire l’improbabile, a battersi per una Europa unita. Un’Europa nuova pronta a contrastare il rischio di paralisi e disgregazione a cui sta andando incontro.

Piccoli pezzi, frasi, concetti tratti da un libro che vale la pena di leggere – in attesa di Freccia d’Europa – anche se poi si resta un po’ spiazzati, a riflettere sulla quantità di cose da fare, a investire sull’improbabile.


_Da: Edgar Morin e Mauro Ceruti, La nostra Europa, Raffaello Cortina Editore:

All’origine dell’Europa non vi è un unico principio fondativo.

L’Unione Europea sta perdendo popolarità e forza di attrazione.

La crisi viene utilizzata in maniera strumentale da populismi, nazionalismi, autoritarismi, localismi, razzismi della più diversa natura, e che hanno tuttavia in comune le parole d’ordine dell’antieuropeismo.

L’Europa ha bisogno vitale di una nuova metamorfosi.

Questa metamorfosi è improbabile. Ma è una metamorfosi necessaria.

L’Unione Europea deve oggi portare a compimento il suo lungo e tentennante processo di unificazione politica. Deve rigenerarsi in una federazione di stati nazionali, che è una forma istituzionale del tutto inedita e innovativa.

L’Europa ha bisogno di un progetto politico “europeo”.

L’Europa ha bisogno di un nuovo patto sociale.

L’Europa ha bisogno di una politica per ricostruire la coesione sociale.

L’Europa ha bisogno di una politica coordinata di sicurezza…

L’Europa ha bisogno di governare la transizione energetica…

L’Europa ha bisogno di risuscitare le città…

L’Europa ha bisogno di moltiplicare nelle città, gli spazi dedicati alla cultura, all’incontro, alla convivialità, alla vita pubblica.

L’Europa ha bisogno di una politica fiscale comune…

L’Europa ha bisogno di un pensiero politico che non si rinchiuda esclusivamente in ciò che è economico e quantitativo e che affronti con coraggio i problemi della società.

L’Europa ha bisogno di un progetto fondato sulla solidarietà, sulla qualità della vita, sulla convivialità.

L’Europa ha bisogno di un progetto di riforma del pensiero e dell’educazione.

La missione educativa dell’Europa oggi, è di formare cittadini che percepiscano questa nuova condizione come una grande opportunità.

La nostra crisi è una crisi di civiltà, dei suoi valori e delle sue credenze.

C’è una crisi del legame sociale.

C’è una crisi morale.

C’è una crisi della comunicazione.

C’è una crisi della conoscenza.

C’è una crisi della modernità.

C’è una crisi del progresso.

C’è una crisi del futuro.

C’è una crisi del presente.

C’è una crisi economica.

L’Europa ha prodotto e mondializzato una civiltà che ormai pone più problemi di quanti non ne riesca a risolvere.

Non si può vivere senza affettività, senza valori, senza miti.

L’Europa deve tornare alle sue fonti vitali per costruire il futuro.

L’Europa è figlia dell’improbabile.

Ogni essere umano è un cosmo.

Nel corso dei millenni, l’umanità ha vissuto le sue metamorfosi.

Non tutto è stato progresso.

Gli esseri umani possiedono anche un destino comune.

Tutti gli esseri umani vivono la condizione agonica del presente.

Il mondo confederato non può che essere policentrico e acentrico, non solo politicamente, ma anche culturalmente.

L’Europa può darsi la vocazione di diventare un laboratorio, un crogiolo, una “fondazione”.

L’Europa detiene due vocazioni fondatrici: una culturale e una politica. Dobbiamo procedere a una rigenerazione delle nostre radici che connetta strettamente queste due vocazioni.

L’Europa dell’ultimo secolo è stata devastata non solo dalla barbarie che il progresso della civiltà non ha ancora saputo scacciare, ma anche dalla barbarie prodotta dal progresso stesso della civiltà.

La resistenza contro la barbarie è per l’Europa d’oggi il nucleo di una comunità di destino che, dalle ceneri delle divisioni e dei conflitti europei, ci può consentire di generare dialoghi e diversità vissuti come fruttuosi e produttivi.

Tutto il passato della storia naturale e umana è lì a indicarci che l’evoluzione, intesa come creazione di nuove possibilità, è tale solo quando il procedere degli eventi non segue la traiettoria probabile. Anche nella storia d’Europa è accaduto che l’improbabile scalzasse il probabile.

Anche l’Europa metanazionale del 1945 è nata dall’improbabile. L’Europa è oggi alla periferia dell’età del ferro planetaria, e non ne può uscire da sola.

Non è né idealista né utopico supporre che oggi il pensiero possa aiutare l’emergenza di un’Europa politicamente unita e attiva nel mondo. Ma il vero problema è di sapere se la cultura e l’educazione oggi siano all’altezza di svolgere questo compito. Mai nella storia d’Europa le responsabilità del pensiero e della cultura sono state così tremende.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica freccia d’Europa il 23 aprile 2013