L’Europa spiritosa

Alberto Savinio



All’inizio di giugno muoveremo i primi passi che ci porteranno da Mantova a Strasburgo. Ma siamo già in cammino da tempo, attraversando le voci di chi l’Europa l’ha descritta, fantasticata, criticata, desiderata, giudicata, sognata. Le frasi che seguono sono citazioni sparse, tratte da due libri di Alberto Savinio.


Dalla voce “Europa”, in Nuova Enciclopedia, Adelphi:

L’Europa è la tomba di Dio.

La verità è che Dio non è Intelligenza. L’Intelligenza insegna a separare, e Dio è Unità.

L’intelligenza dell’Europa ha una funzione singolare: divide e separa.

Anche quando non opera ‘per volontà’, l’Europa continua egualmente per naturale impulso a dividere e separare, in maniera inappariscente e silenziosa. Lo spirito europeo odia il grumo. Qualunque grumo si formasse in Europa, è destinato a sciogliersi sotto questa operante antipatia.

Non morrà lo spirito europeo, se sarà distrutto il territorio chiamato Europa. Lo spirito europeo non è chiuso dentro il circuito geografico chiamato Europa. Vivo è lo spirito europeo, e dunque mobile. E ovunque è arrivato e si è fermato lo spirito europeo. Ha un suo movimento da oriente a occidente. Determinato da motivi psichici. Spinto da simpatie, respinto da antipatie. Guarda a occidente. Per simpatia della luce. È attirato dal sole che tramonta. Si muove nella direzione del sole. Per tenere dietro al sole. Per non perderne la luce. Suo carattere profondo è l’occidentalismo.

Ogni tappa dell’europeismo nel suo cammino da oriente a occidente, è, per la durata della sua tappa, il capo dell’Estremo Occidente. Estremo Occidente furono a turno la Grecia, l’Italia, la Francia, l’Inghilterra. Come se ciascuna tappa dell’europeismo non consentisse nulla di più ‘occidentale’. Come se ciascuna tappa dell’europeismo non tollerasse nulla tra sé e l’orizzonte nel quale il sole tramonta. Come se ciascuna tappa dell’europeismo avesse essa sola il diritto di dare ogni sera l’estremo saluto al sole.

Continuerà l’europeismo la sua marcia da oriente a occidente? Salperà dalla costa della California, traverserà il Pacifico come già traversò l’Atlantico, sbarcherà in Estremo Oriente, che per lui è l’Estremo Occidente?

L’Europa capisce, quando è ‘europea’, che nessuna idea è ‘prima’. Che nessuna idea è degna di essere anteposta ad altre idee. Che nessun’idea merita di far centro, di essere tenuta per più vera, più bella, migliore. Questa è la ‘democrazia’ delle idee: sola condizione di progresso.


Da Sorte dell’Europa, Adelphi:

1 luglio 1943

Si tratta di fare degli Italiani altrettanti uomini pensanti e giudicanti. Si tratta di comporre una nazione nella quale ogni cittadino è in sé uno Stato.

1 agosto 1943

In altre parole non sono consentite a noi [italiani] organizzazioni di masse grandiose, perché leggi naturali e condizioni orografiche ci costringono alle organizzazioni ristrette, agili e spiritose, e quanto a me non penso a dolermene.

15 luglio 1944

Quello che soprattutto stupisce nella storia del nazismo, è che un popolo di settanta milioni di anime abbia affidato il proprio destino a un uomo che ha dipinto i quadri che ha dipinto Adolfo Hitler.

(Guardati intorno, lettore, esamina anche te stesso, e sentirai come pesa sul mondo la cappa del pompierismo, e come schiavo è il mondo, come schiavo sei tu stesso di opinioni tronfie e inerti, e incapaci perciò di generare opere vive e contenenti un loro proprio avvenire.)

Il “sogno di Carlomagno” è un sogno “a ripetizione”. L’ha sognato Hitler, ma prima di Hitler l’ha sognato Carlomagno stesso, poi l’hanno sognato gli autori del Sacro Romano Impero, poi l’ha sognato Carlo Quinto, poi l’ha sognato Napoleone, poi l’ha sognato Guglielmo II. L’idea è sempre la stessa: unire l’Europa. Ma questo sogno è stato sognato finora da pompiere.

12 agosto 1944

Un grande fatto è avvenuto non molti giorni sono, un fatto grandissimo, ma quasi in silenzio e avvertito da pochi. Altri fatti lo hanno sopraffatto, non maggiori di lui ma più contingenti e fragorosi: “L’Italia ha abolito la pena di morte”.

L’Italia era la sola grande nazione d’Europa che non aveva la pena di morte (legalmente abolita nel 1889) e il fascismo impose la pena di morte all’Italia.

19 agosto 1944

…le necessità del nostro presente e soprattutto del nostro futuro ci costringono a pensare, a comportarci, a vivere non più come nazionali di una sola nazione, ma come nazionali di tutte le nazioni che dovranno costituire la nazione Europa, se l’Europa vorrà vivere con libertà e dignità; perché cominciando fin da ora a pensare europeamente, penseremo meglio e più utilmente ai fini stessi dell’Italia.

25 agosto 1944

Nostra cura costante dev’essere la caccia ininterrotta e spietata alla retorica, a qualunque forma di retorica; perché non c’è soltanto la retorica della “grandezza”, che è quella di cui si servì preferibilmente il fascismo: c’è la retorica della “piccolezza”, della “modestia”, la retorica della “bontà”, la retorica dell’“onestà”, che non sono meno pericolose di quella.

10 settembre 1944

Perché la guerra è crudele, è ruinosa, è pestifera – ma seria non è.

1947

Lo Stato non “fa immagine”. Non ha né corpo né faccia, nulla che dia presa allo sguardo.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica freccia d’Europa il 22 aprile 2013