Le “Amorizzazioni” di Suse Vetterlein

di Aldo Nove



[Suse presenterà il suo libro al Salone di Torino, domenica 13 maggio alle ore 19 presso la Sala Avorio. Con lei ci sarà Andrea Tarabbia].

Il linguaggio di Suse è caustico, è perfido.
Dalla prima occhiata inizia a prenderti in giro.
Le sue parole ti guardano, ti sfottono.
Ti dicono: “Cosa ci fai lì, lettore?”

Ciò può creare una forma di diffidenza che si scioglie ben presto.
Suse è caritatevole, a ben guardare tra le sue parole, con il mondo che descrive e il lettore che guardandolo ci si trova immerso e ben presto sommerso.
E’ un mondo che non ha voluto crescere, e non certo per colpa sua.
E’ un mondo fatto di cartoni animati più veri della realtà che li contiene.
E’ il nostro mondo. E’ il mondo del 2012. Cinico, surreale e dolcissimo.
Troppo falso per non generare il sospetto che sia quello nostro, di tutti i giorni.
Un mondo troppo. Troppo colorato. Troppo vivo.
Oppure troppo poco. Troppo poco genuino. Come le nostre vite.
La perfidia di Suse non abbandona mai il lettore. Come estendo il respiro di quel grandissimo scrittore dell’improbabile che è stato Daniil Charms, la perfidia di Suse si stende, a pennellate sottili, più elaborate di quello che potrebbe sembrare a un primo sguardo, su un panorama di plastica. Come di Teletubbies un po’ più variegati di quelli che devastano le menti dei nostri bambini. Teletubbies a tutto tondo, ovunque nel mondo:

L’invasione dei cartoni animati ma più localizzati, più nel mondo delle contingenze e subito, assurdamente adulti, alle prese con le loro, le nostre amorizzazioni. Amorizzazioni è termine scorretto, non si dice nel linguaggio comune anche perché il linguaggio di Suse non è comune, è più che comune, è iperpop, sconfina nell’ipertrofia di una consapevolezza che in queste pagine ci irride. Dicevo prima che Suse (meglio, il suo linguaggio) ci prende in giro: lo fa per moralismo nascosto molto bene (alla Shaw, per citare un classico da anteporre ai dubbi di eccessivo deragliamento dalla letteratura “alta”) quanto radicale.
Postpunk, potremmo anche dire, attinente cioè a quella deriva variegata di novità disperse negli anni successive che la musica leggera visse a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta dello scorso secolo.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma certo l’acqua si è fatta nel frattempo sempre più inquinata, sempre meno acqua di prima, e la scrittura di Suse Vetterlein ce lo ricorda in continuazione, nell’elettrolisi inesausta del nostro corpo sociale e quindi e di nuovo nel linguaggio che si sfalda per inautenticità. Il linguaggio di Suse è invece di plastica ma lo è veramente, e veramente ci appare spesso più autentico di quello in cui viviamo e che nostro malgrado dobbiamo adottare per verosimiglianza coi tempi (“Scusateci, a noi, per il nostro tempo”, diceva Brecht brillantemente, causticamente ripreso da un ancòra altrettanto caustico Edoardo Sanguineti).

Magnetico, questo romanzo.
Di un magnetismo che si increspa a passaggi, snodi narrativi improbabili e leggeri, come stando su un ottovolante coloratissimo. L’importante è non scavare troppo sotto perché sotto non c’è niente e quel niente ci corrisponde, sa di noi, e allora potrebbe non essere soltanto un gioco ma qualcosa di più, qualcosa di terribilmente serio. Diceva Bachtin che al romanzo spetta, nel suo essere opera polifonica, di illustrarci il nostro mondo. E nel mondo degli Alpi di Suse Vetterlein c’è davvero tantissimo di noi.


Questa è la prefazione di Aldo Nove al romanzo Amorizzazioni, di Suse Vetterlein, pubblicato da Verbavolant, 230 pagine, 13 euro. Qui il booktrailer.

UN PENSIERO SU “LE “AMORIZZAZIONI” DI SUSE VETTERLEIN”
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pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 11 maggio 2012