Tramonto Italia

Federico Febbo



Poche frasi tratte da un inedito di Federico Febbo, indefinibile testo all’insegna dell’enfasi teatrale, dell’altisonanza e dell’ingorgo emozionale.
(Antonio Moresco)

Lo scolaro: L’olezzo che proviene da quella stanza tira alla gola e al cuore, l’odore del disfacimento organico di questi due morenti ha ucciso tutti i profumi della mio giovinezza, signore.

“Il primo principio che instaura la tua religione è che devi rendere conto del tuo stare al mondo a colui che trascende il mondo per essere così assimilato a lui come a tuo padre e farti possedere, e questo è scritto!”

“Se tu lo sapessi, se tu lo volessi, si prova un solo dolore nella vita ed è quello di non essere Dio.”

Senza urtarlo, e indisturbato, Angete si dileguava per una calata della valle, chino sui suoi tempestosi lividi emozionali.

C’era un tempo in cui pensavo che questo paese fosse degno di tutto il mio rispetto di lavoratore, di figlio, di padre e di buon patriota; poi credetti di essere preso per stolto e capii che mi si frustava, scherniva e così ho pregato per una conflagrazione universale, e sperato dal buio della mia stanza, in divagazioni notturne e dialoghi con gli astri del cielo, per una soluzione, e mi dicevo di attendere il compimento della catastrofe. Solo più tardi mi accorsi che il disastro era già bello che finito e questo era il deserto in cui ero costretto a vivere dopo una sciagura che era stata fatta passare per… la vita.








pubblicato da a.moresco nella rubrica racconti il 9 maggio 2012