In morte di un populista

Sergio Roic



Lo scorso 7 marzo è stato trovato senza vita nel suo appartamento di Canobbio, Giuliano Bignasca.
Varie volte intervistato anche dai media italiani nella sua qualità di fondatore e presidente a vita del partito xenofobo e populista "Lega dei ticinesi", Bignasca, grazie alle sue violentissime campagne di stampa e agli atteggiamenti provocatori e sopra le righe, era ormai l’uomo politico ticinese più noto anche al di fuori della Confederazione. Il suo operato è stato sempre improntato ad un populismo tanto sfacciato quanto becero, analogo a quello di quei leghisti italiani, Bossi in primis, di cui Bignasca coltivava la compagnia. Proprio come i suoi corrispettivi italiani, professionisti dell’unica professionalità di tirare fuori la parte più oscura delle persone, Bignasca ha contribuito in vent’anni di attività e di violenta propaganda dalle colonne del suo domenicale (le famigerate prime pagine che titolavano "Troppi neri in nazionale!" e "Rom Raus" sono solo due piccolissimi esempi) a diffondere la cattiveria nel clima sociale e politico del Canton Ticino e a degradarne l’immagine, tanto nella Confederazione, quanto all’estero.











Nel frattempo, la Lega dei Ticinesi è arrivata a conquistare la maggioranza relativa in Cantone. Nata come movimento d’opposizione dura e pura ai partiti storici, la Lega non ha fatto altro che occupare il posto ritagliato a questi ultimi, un’altra analogia che la collega alla Lega italiana.
All’indomani della scomparsa di Bignasca, i media locali, con rarissime eccezioni, hanno offerto di quest’uomo un ritratto edulcorato e consolatorio riguardo al quale si è interrogato, in una lettera pubblica che qui proponiamo, il giornalista e scrittore Sergio Roic



La morte di Giuliano Bignasca, presidente a vita della Lega dei Ticinesi, oltre al comprensibile e condiviso momento di rimpianto umano, è stata trasformata dai suoi sostenitori in un evento affinché attorno a Bignasca si possa creare un vero e proprio mito.
Giuliano Bignasca, secondo alcuni generoso in privato, in pubblico si è spesso presentato in modo contraddittorio, da insultatore, minacciatore e persino da razzista. Tutte queste caratteristiche del “personaggio Bignasca”, che naturalmente non hanno contribuito alla convivenza civile in Ticino, sono state in buona misura banalizzate in questi giorni di cordoglio.
Che Bignasca abbia potuto trasformarsi agli occhi della gente in una specie di “benefattore” del Ticino è sorprendente ed è il risultato di questa banalizzazione. Il sentimento condiviso è per lo più stato il seguente: “era importante, e quindi era anche una brava persona”.
Criticato dai più fino al giorno prima, il giorno seguente si è trasformato inopinatamente in una specie di “salvatore del Cantone” e addirittura in un “buon samaritano”.
Giuliano Bignasca, nei suoi 22 anni di personaggio pubblico, ha commesso molti errori che il Ticino sta pagando e per cui pagherà in futuro: ha contribuito a isolare il cantone, ha permesso la crescita e l’affermazione di un malcelato sentimento razzista nei confronti dei numerosi stranieri residenti, ha infangato avversari politici, cittadini, uomini di cultura e minacciato i rappresentanti delle istituzioni democraticamente eletti.
Che da un giorno all’altro questo tipo di personaggio, la cui “carica umana” consisteva per lo più nell’abilità di ricucire i rapporti dopo “averla sparata grossa”, possa trasformarsi nell’immaginario pubblico e di molti media ticinesi in una sorta di “eroe cantonale” è quanto mai sorprendente e dovrebbe essere tematizzato con maggiore attenzione dai cittadini e dalle forze politiche.


Nato in Jugoslavia nel 1958, Sergej Roic si è trasferito nella Svizzera italiana nel 1968. Ha pubblicato due raccolte di racconti (Innumerevoli uomini e Il tempo grande) e un romanzo (Achille nella terra di nessuno, ed. Zandonai). Lavora presso il think-tank "Globus et Locus" ed è segretario generale del PEN club della Svizzera italiana e retoromancia.  








pubblicato da t.lorini nella rubrica giornalismo e verità il 14 marzo 2013