Legami di sangue

Tommaso Ferrara



Il silenzio

Onde morte di graminacee

tra colline martoriate dal vento

nell’orbita di Volterra che

si vanta di essere ancora così affascinante

dopo secoli, il silenzio

sgorga a fiotti e riempie le zolle

che come pianeti rotolano e si allontanano

in punta di piedi.

Allora prende il sopravvento l’idea

che l’Universo non sia nato da un’esplosione

ma dal silenzio che l’ha preceduta.

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Legami di sangue

Mentre le pentole sbattono in cucina

accompagnano la tua processione di ingiurie

un odio che non esonda

un tarlo della luce, la tua voce

mi annichilisce il cuore.

Quante volte dovrò sognare di ucciderti

e morire di dolore come se l’avessi fatto.

Le rughe di una madre possono diventare una corazza

e io non ho armi, non ho anni

piccolo padre di piccoli versi,

sempre costretto al perdono

padre di piccole formiche d’inchiostro

che solo a me portano l’unico cibo di cui mi nutro

A te mamma, tuo figlio

sangue del tuo sangue

veleno del tuo veleno

nell’isteria di un giorno come tanti

chiede di nuovo perdono.

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A mia nonna

Milena dormi, spreca i sorrisi

che non ti hanno concesso

contando il tempo sui grani della morfina

che si sfilano dal rosario dei denti

in parole essenziali quanto incomprensibili

aspettando che una di queste preghiere diventi fatale

consolati che una generazione intera ti segue, la mia.

Aspettando ai confini del letto

ti stringe la mano

ma come te respira a fatica

Milena, intrappolata in questa giungla di flebo

la mia generazione ha fame, ma aspetta:

“Come si vive cent’anni?”, “come si vive davvero?”








pubblicato da s.nelli nella rubrica poesia il 2 marzo 2013