Devi restare inchiodato lì

Sergio Baratto



Stando alle cronache, il cardinale di Cracovia Stanisław Dziwisz, storico braccio destro di Wojtyła, avrebbe commentato la notizia delle “dimissioni” di Benedetto XVI con queste parole: «Giovanni Paolo II decise di restare sul soglio pontificio fino alla fine della sua vita perché riteneva che dalla croce non si scende».
Proprio così: «Dalla croce non si scende».

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Del resto, tra tutti i simboli di cui disponeva, il cristianesimo ha scelto per rappresentarsi proprio il più luttuoso: la croce. E continua a volere Gesù inchiodato a quel legno, a negargli il permesso di scendere. Persino nelle scuole, pretende che si continui a vederlo agonizzare sul muro. Come se non tollerasse nemmeno di farlo arrivare cadavere al sepolcro da cui dovrebbe poi uscire risorto.
Non c’è resurrezione, se Gesù resta sulla croce!

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Nei Vangeli non se ne fa menzione, ma all’improvviso mi immagino questa scena. Un seguace di Gesù – uno dei Dodici, magari Pietro o Giacomo, o comunque uno dei più influenti nel codazzo dei discepoli – si fa strada sul Golgota tra la folla degli amateurs delle esecuzioni, dei collezionisti di cartoline dell’impiccagione. Arriva davanti alla croce. Gesù si lamenta, geme, soffre. Il dolore gli fa dire cose che i suoi non si aspettavano: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?» o addirittura «Fatemi scendere». E il suo seguace, che gli si è piazzato davanti, tutto contrito ma severo gli risponde: «Dalla croce non si scende».








pubblicato da s.baratto nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 12 febbraio 2013