Estate

Franco Stelzer



Seguo la linea della gamba
della donna che ho scelto,
e ad ogni lieve, luminosa imperfezione
mi domando
se il creato
sia veramente un gran disegno pensato e ripensato,
un’enorme cattedrale, inondata di luce –
il frutto grandioso di mille studi prospettici, di linee di fuga
proiettate su un cielo imponente e maestoso…

o se non se ne sia uscito, piuttosto, all’alba di una notte d’amore,
dalla penna di un poeta biondo e un po’ cialtrone,
la camicia aperta sul petto,
un ciuffo sulla fronte, un bel dente cariato in pieno viso,
e uno sguardo strabico, ma dolce e preciso come un dardo.

Potrebbe averne fatto qualche schizzo
mentre lei dormiva –
i capelli sparsi –
pensando a come andarsene
senza far rumore,
per poterle scrivere delle belle letterone
da lontano,
con dentro proprio tutto:
mare, superbia, orgoglio, quiete,
inerzia,
oblio.
Olio,
sentenze,
vento -
tutta la trascendenza -
affinità, livore, dedizione, spasso,
i grassi idrogenati,
uno jabeau di seta,
un ironico labbro di dama,
lievemente increspato...

E potrebbe essere che lei,
sapendolo,
fingesse di dormire.

In tutti e due i casi,
seguo ben intento
la linea della gamba
della donna che ho scelto.








pubblicato da m.cerino nella rubrica poesia il 23 agosto 2011