Il demone a Beslan

Andrea Tarabbia



Esce domani, martedì 23 agosto, il mio nuovo romanzo, Il demone a Beslan. Riporto di seguito il testo della quarta di copertina e l’incipit:

«Marat Bazarev è quello che è sopravvissuto e sopravviverà. È l’uomo che, con i suoi compagni, una mattina di sole di settembre è entrato nella scuola numero 1 di Beslan. E lì ha dato inizio alla fine. 334 morti, di cui oltre la metà bambini: questo il bilancio dei tre giorni di sequestro in cui più di mille persone sono state tenute in ostaggio da un commando di separatisti ceceni. Marat è l’unico fra gli attentatori a essere uscito vivo dalla scuola, catturato dalla polizia russa e imprigionato in un carcere di massima sicurezza a Mosca. E qui, chiuso in una cella gelida e isolata, scrive la sua ultima confessione. È pronto ad assumersi la responsabilità che gli spetta, ma ha anche un’urgenza più forte: raccontare la sua storia.
È così che è comincia: con Marat e il suo migliore amico Shamil seduti sull’erba di un anfiteatro in un pomeriggio di pace, con Shamil che ridendo si allontana nella boscaglia e dopo pochi passi lancia un urlo terrificante. Nascosti sotto un mucchio di pietre e frasche trovano sette corpi straziati: è il primo segnale. A casa li attende un villaggio saccheggiato e deserto, le porte delle case spalancate e nessuno dei familiari e degli amici.
È così che comincia: Marat in quel pomeriggio straziante capisce che non esiste più una legge e nemmeno le regole, che non c’è onore né coraggio, ma solo paura. E allora si unisce ai guerriglieri in montagna, e con loro si prepara a un’azione in grado di rimbombare da un capo all’altro del mondo.
È così che comincia: in un giorno di festa pieno di fiori, in una scuola alla periferia del Caucaso e del mondo.
Facendosi carico di tutto il peso e la colpa della voce di Marat, Andrea Tarabbia immagina una storia di vento, fango, sangue e vendetta, la storia di un’amicizia che resiste a tutti gli orrori. Con delicatezza e profondità, racconta il viaggio dentro il male nella sua forma più umana e disperata, a confronto con i demoni che terrorizzano l’Occidente. E lo fa con una forza che non si dimentica».

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L’incipit:

«Sono l’uomo che cammina con la forca e la tiene attaccata alla cintura. Sono quello che è sopravvissuto e sopravviverà. Sono l’uomo che, con i suoi compagni, è entrato nella scuola n. 1 una mattina di sole di settembre – il sole umido che illumina le strade dopo la pioggia – per mostrare al mondo la persistenza del male. Questa è una storia di vento e di fango, di sangue e di vendetta. Io sono un cavaliere e un soldato delle montagne, sono la furia che si scatena per riprendersi la terra. A Beslan non tornerò, quello che doveva essere fatto è stato fatto. Io sono la morte che arriva sul furgone e non se ne va più. Non si incolpi nessuno, sono io. Dobbiamo avere una fine, e dobbiamo sempre avere un inizio. Questo è il mio».

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Qui, invece, c’è un intero capitolo, uscito nel mese di giugno su «Nuovi Argomenti».

Andrea Tarabbia, Il demone a Beslan, Mondadori, pp. 360, euro 18,50.








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica libri il 22 agosto 2011