Cerchio chiuso

Teo Lorini



Sciascia ricorda la formula con cui D’Annunzio lapidariamente definì Filippo Tommaso Marinetti: un cretino con qualche lampo di imbecillità.
Quei lampi tornano in mente in questi giorni, leggendo che, fra le molte ignominie perpetrate dal cosiddetto “cerchio magico” di Umberto Bossi, della sua famiglia e dal variopinto entourage che attorno a quella famiglia si addipanava, viene ora alla luce una laurea fasulla, a Renzo Bossi attribuita dall’università privata ‘Kristal’ di Tirana.

Più di tutto colpisce non il brivido di voluttà di cui freme l’arricchito al pensiero di sentirsi rivolgere – in ufficio, al bar – l’appellativo di “dottore”, né la decisione di spendere a tal fine una cifra che il tesoriere leghista Belsito (altro personaggio provvisto di diplomi poco verosimili) quantificava in 130.000 euro, ma il balenio di ricordi e suggestioni che porta con sé la menzione di Tirana. Se infatti la famiglia Bossi non esita a rivolgersi all’Albania per recuperare al rampollo un diploma ad hoc, il popolo albanese, con i suoi migranti che a migliaia attraversarono l’Adriatico sui barconi per cercare fortuna in quell’Italia che le nostre televisioni rappresentavano come un eterno Paese di Cuccagna, appartiene alla lista delle popolazioni che la Lega di Bossi ha sventolato come spauracchi, per raggranellare consensi elettorali in virtù della sua precipua specialità, quella di tirar fuori dalle persone la parte più oscura, la più ctonia e abietta: la diffidenza per il diverso, la rabbia con cui reagiamo a chi risveglia in noi la vergogna per la nostra miseria, accantonata da qualche decennio appena e ora di nuovo incombente.

Si è discusso per giorni del distacco tra la Lega di governo, incarnata dai parlamentari di Roma, e quella di lotta, animata da una base il cui malcontento cresceva da anni; della volontà egemonica di Bossi; della progressiva perdita di lucidità seguita all’ictus del 2004; dell’abbraccio mortale in cui Berlusconi ha coinvolto il partito che aveva inventato la Padania; dell’insulto che rappresenta, agli occhi degli elettori, lo sperpero disinvolto di soldi incassati dal partito come rimborsi elettorali e impiegati per i più stravaganti usi privati dal caravanserraglio del “cerchio magico”. Ma una considerazione, in questo fiume di parole, non si è sentita né letta, o si è sentita appena e letta troppo poco: che la Lega è forse il partito che più di ogni altro – lo dimostrano i numeri del suo successo elettorale – ha contribuito in questi vent’anni a diffondere nel nostro Paese la xenofobia e l’intolleranza, a moltiplicare il tasso di cattiveria, a imbarbarire il discorso politico facendo spregiudicata leva delle pulsioni più oscure che allignano in ciascuno di noi, sdoganando – come usa dire oggi – l’insulto aperto, lo stereotipo razzista, il messaggio basilare veicolato attraverso slogan urlati e simboli di elementare crudezza.

A partire dai volantini che sul finire degli anni ’80 rappresentavano l’Italia tagliata in due sotto il Po e proseguendo con i cappi sventolati in Parlamento, si è arrivati alle furibonde invettive con cui i leader leghisti hanno riempito orecchie e cervelli di un elettorato sempre più ampio, invocando di volta in volta pene di morte, muri, fili spinati, schedature di bambini e impronte digitali prese ai rifugiati, ronde e cannoneggiamenti sui barconi, accusando di diversità ontologica, di inesauribile rapinosità, spietatezza, ferocia i popoli che, in questo ventennio, col crescere degli obiettivi politici e con l’ampliarsi delle migrazioni dalle parti più povere del pianeta, hanno sostituito quei “terroni” che erano originario bersaglio dell’odio leghista. Albanesi, rumeni, rom, tunisini, libici, centroafricani, migranti: mentre sempre più ampie si facevano le mire e l’avidità del cosiddetto cerchio magico, era inevitabile allargare anche il cerchio dell’odio, in un continuo rilancio per includere nemici sempre più numerosi, sempre più ardui da padroneggiare.
La laurea comprata per Renzo Bossi nell’università degli albanesi lampeggia oggi come il desolante suggello di questa desolatissima vicenda.








pubblicato da t.lorini nella rubrica emergenza di specie il 4 maggio 2012