Milano 55,1 – Cronaca di una settimana di passioni

Teo Lorini



55,1 è cifra oscura a chi non abbia seguito con particolare attenzione il recente ballottaggio per l’elezione a sindaco di Milano. Si tratta dunque della percentuale di voti che hanno determinato l’affermazione del candidato di centrosinistra, l’avvocato Giuliano Pisapia, sancendo – contro ogni pronostico – una pesantissima sconfitta alle destre proprio nella città italiana che Forza Italia e Lega governavano da 18 anni.
Il documentario presentato oggi al Festival di Locarno e realizzato da un gruppo di circa 60 filmakers, coordinati da Luca Mosso e Bruno Oliviero, racconta l’ultima settimana di quella violentissima campagna elettorale seguendo da vicino un candidato forte per ciascuna delle due coalizioni. Da una parte c’è uno dei "giovani leoni" della Lega Nord, quel Matteo Salvini, parlamentare e conduttore di Radio Padania Libera, noto per le innumerevoli sparate razziste (ad es. la proposta di vagoni del metro riservati ai milanesi) e i cori antimeridionali scanditi davanti alla gretta platea degli ultras legaioli di Pontida nel 2009 . Dall’altra invece Stefano Boeri, il candidato sindaco originariamente espresso dalla nomenklatura del PD ma sconfitto alle primarie dall’indipendente Giuliano Pisapia.
Il ritratto dei due che emerge da 55,1 è impietoso: entrambi validissimi professionisti dell’apparenza, divisi da concezioni opposte perché speculari e specularmente sclerotizzate. Da una parte c’è il Salvini militante che non fa mistero del proprio cinismo e ripete macchinalmente, come un disco rotto, la propaganda securitaria e xenofoba del suo partito (spettacolare una ripresa in cui, dopo aver annunciato: «Ora basta parlare dell’avversario, parliamo di programmi concreti», Salvini inizia a enumerare: «Lavoro, riforme» per poi virare subito, come per un riflesso incoercibile sui pericoli della penetrazione dell’Islam e sui campi Rom). Dall’altra Boeri appare come l’esponente paradigmatico di un partito soi-disant popolare che con il popolo ha perso ogni contatto e altrettanto emblematiche sono due sequenze che lo riguardano: in una vediamo Boeri cadere dalle nuvole alla notizia che, mentre lui sta per parlare a un incontro con la cittadinanza, è in pieno svolgimento una cospicua biciclettata di sostenitori della sua parte politica, l’altra invece lo riprende in un salotto elegante, circondato di sostenitori&amici che lo incoraggiano e consigliano mentre lui, MacBook sulle gambe, compita (per la verità un po’ faticosamente) una storiellina sulla Moratti identica alle stantie barzellette con cui Berlusconi ambisce a ridicolizzare i suoi oppositori.
Il film non si limita all’efficace fotografia della coppia Salvini/Boeri ma, per dare un’idea di quei concitati giorni, riprende anche le riunioni di redazione del Corriere della Sera e vari momenti della campagna elettorale vissuta per le strade. In quest’ultimo caso, però, 55,1 incontra i primi intoppi. Da una parte infatti vengono resi bene gli umori dei sostenitori di destra: il commento becero, il disprezzo per chi rimane indietro, l’esaltazione sistematica del proprio particuliare, l’ignoranza e la banalizzazione elette a valori. Si tratta però di situazioni già documentate tante altre volte (il documentario Camicie verdi di Claudio Lazzaro, mostrato nel 2006 proprio qui a Locarno, ne è solo un esempio) da apparire quasi topiche.
Dove 55,1 inciampa è nel racconto del nuovo clima in cui è maturata l’elezione di Pisapia. Della grande partecipazione popolare che ha prodotto quel risultato – e che in quei giorni a Milano era palpabile per le strade, sui tram, nei visi e nelle parole delle persone – qui rimane solo il bellissimo segmento in cui due figlie di emigrati, islamiche nate e cresciute in Italia, vanno assieme verso il seggio dove però soltanto una delle due potrà esprimere il proprio voto e, naturalmente, le immagini della festa con cui lunedì 30 maggio i cittadini di Milano hanno accolto in Piazza Duomo il primo sindaco di area progressista dopo i 18 interminabili e cupissimi anni di governo delle destre.
Tolti questi due momenti, della campagna per Pisapia resta quasi solo una sfilata di volti assai popolari (Gad Lerner, Franca Rame, Dario Fo, Claudio Bisio) e di cittadini (come Benedetta Tobagi, Gabriele Basilico, Sergio Bologna) noti forse più a chi vive a Milano che al pubblico a cui verosimilmente dovrebbe ambire un film che, nella forma attuale, si può forse definire più un documentario "di testimonianza" che un’opera di autentica esegesi o di possibile condivisione.








pubblicato da t.lorini nella rubrica a voce il 7 agosto 2011