Stieg Larsson. La voce e la furia

Nadia Agustoni



All’anteprima del film di Niels Arden Oplev Uomini che odiano le donne (2009) tratto dal primo libro della trilogia Millenium di Stieg Larsson, quando apparve la prima inquadratura di Lisbeth Salander impersonata da Noomi Rapace, dicono le fresche leggende che scoppiò subito l’applauso. L’anti-eroina Salander ha rappresentato, fin dal suo primo apparire nelle pagine della saga di Millenium, l’antipotere, perché assurta a simbolo di ideali mai tramontati come il bisogno di giustizia terrena, la libertà di essere se stessi e un anticonformismo non di facciata. Questi tre ideali riassumono anche il suo creatore, il giornalista svedese Stieg Larsson, fondatore della rivista Expo (anche online) specializzata in tematiche contro razzismi vari, misoginia e omofobia.

Larsson per questo suo lavoro di informazione e documentazione è stato a lungo perseguitato da gruppi neonazisti, ma senza mai farsi ridurre al silenzio ha combattuto le proprie battaglie tramite la stampa, internet e con indagini ad hoc su fatti e fattacci che riguardavano la nuova destra svedese.

Larsson è morto improvvisamente nel 2004, per infarto, senza poter conoscere il successo del suo lavoro di romanziere, su cui amava scherzare però, dicendo che era la sua pensione per la vecchiaia. E’ ora uscita anche in Italia, per la collana “Gli specchi” di Marsilio, una raccolta dei suoi scritti. La voce e la furia 2012, pubblicati a suo tempo in Expo e su altre riviste, che ci permettono di capire quale è stato il suo lavoro e perché abbia ottenuto tanti risultati, lasciando un’eredità che altri oggi continuano ad incarnare.

Il libro, a cura di Daniel Poohl, che di Larsson fu collaboratore, ci offre 205 pagine di buon giornalismo, dove la costruzione del nemico da parte delle nuove destre nord europee ci viene raccontata con uno stile chiaro e insieme attento al più ampio quadro d’insieme. Non stupisce allora ritrovarci nomi che in Italia sono noti e hanno contribuito all’export del made in Italy con le idee del fascismo nostrano; un fascismo che nel confrontarsi con quello di altri paesi risulta il più duro ed è preso a modello.

Con un articolo dopo l’altro Stieg Larsson confuta le idee, ma chiamarle idee è troppo, perché si tratta di luoghi comuni, trivialità, falsità palesi e meno palesi, che la destra imbastisce abilmente facendo leva sulla paura e sull’insicurezza che le crisi economiche provocano. E’ con continue provocazioni, che giovani skinhead, bikers, musicisti della supremazia ariana bianca [1] e fascisti in doppio petto mettono la società in allarme, creando una forte tensione e spacciando notizie denigratorie per far sì che le colpe ricadano su immigrati, gruppi antifascisti e diversi. Le loro campagne sono seguite e annullate da chi come Larsson fa informazione documentando le cose, seguendo i fatti giorno per giorno, rispondendo alle mail dei fascisti stessi senza demordere di fronte a quello che, per alcuni duri anni, sembra un successo di larghe proporzioni della nuova destra. I partiti fascisti svedesi raccoglieranno molti voti infatti, avranno accesso alle istituzioni e useranno ogni tribuna per scopi demagogici e tesi a diffondere l’odio razziale.

Sullo sfondo di una Svezia sempre più inquietante dove lo spettro del nazismo riappare dal passato, è il giornalismo di Expo che denuncia l’attacco alla democrazia, i razzismi, e l’odio verso gli ebrei chiamati “cosmopoliti” o “internazionalisti”, con giravolte nel linguaggio che dovrebbero nascondere l’humus di fondo che anima certe formazioni, ma facendo in modo che il messaggio sottostante arrivi a destinazione.

Abbiamo a fine libro un’idea più chiara della complessità e dei nessi tra razzismo, razzismo di genere e omofobia. Non ci è mai permesso leggendo Larsson di dimenticare i tanti volti dell’intolleranza o meglio le sue molteplici reincarnazioni, e quel fare leva su un senso di superiorità nordico che i fatti smentiscono. Quello che i fatti non smentiscono è l’uso di un linguaggio paternalista e nazional-popolare per obliare lo sfruttamento dei corpi altrui; corpi definiti inferiori con l’uso di concetti sulle differenze che non sanno nascondere quanto di quei corpi il nazionalismo abbia bisogno, e proprio per quei lavori che molti non vogliono fare, ma pretendono siano fatti da altri/e nelle peggiori condizioni possibili.

Dobbiamo sempre ricordare che ogni ideologia nasconde un interesse, e che spesso questo è lo sfruttamento economico di soggetti deboli. Se qualcuno avesse dei dubbi pensi al lavoro forzato nei campi di concentramento, alla schiavitù sessuale odierna, all’imposizione di viaggi allucinanti, spesso mortali, a uomini e a donne che una volta arrivati, se ce la fanno, saranno costretti ad “accettare” la “minorità” che li aspetta.

(*) I proventi ricavati dal business della musica ariana bianca a partire dagli anni novanta sono diventati la principale fonte di finanziamento del neonazismo. Va ricordato che questa miscela di bikers, musicisti, skinhead e fascisti più presentabili, ovvero borghesi, è descritta nei tre volumi di “Millenium”. La saga di Larsson è parte integrante delle denunce che i suoi scritti giornalistici avevano anticipato.

Stieg Larsson, La voce e la furia, Marsilio 2012, pag. 205 I tre volumi della saga di Millenium sono editi sempre da Marsilio.




[1] I proventi ricavati dal business della musica ariana bianca a partire dagli anni novanta sono diventati la principale fonte di finanziamento del neonazismo. Va ricordato che questa miscela di bikers, musicisti, skinhead e fascisti più presentabili, ovvero borghesi, è descritta nei tre volumi di “Millenium”. La saga di Larsson è parte integrante delle denunce che i suoi scritti giornalistici avevano anticipato.





pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 6 febbraio 2013