Economia domestica

Andrea Amerio



Dove sono stato tutto questo tempo? In esilio, ovvio. Dove? A Malta, uno sputazzo bollente nel Mediterraneo. Che cosa ho fatto? Ma quello che di solito fanno tutti gli umanisti esiliati nel cuore del Mediterraneo: studiare gli strumenti finanziari.
Sì lo so, lo spettacolo è nauseante, ma bisogna farsi forza.

Leggevo tra le notizie di giovedì 22 novembre 2012 che, dopo le pressioni dei grandi istituti di credito italiani, il governo tecnico ha deliberato: niente imposta sui derivati. Lo Stato incasserà 100 milioni di euro invece del miliardo previsto. Perché? Cercherò di spiegare perché mi pare si tratti di una mossa poco “tecnica” e molto ideologica, aspetto forse marginale ma non trascurabile di una lotta sotterranea tra poteri economici, politica e governo che, stando a quanto leggevo su “Il fatto”. “Non non è ancora affiorata nel pubblico dibattito: quella che si sta giocando attorno alla Tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf)”. Che, chi sappiamo, l’inossidabile, ha definito “ridicola”.
Nel settembre 2008 il fallimento della Lehman Brothers, in seguito alla crisi dei mutui subprime determinò il tracollo dell’architettura portante della finanza mondiale, conducendola sull’orlo dell’abisso. Il salvataggio delle banche operato dagli Usa e da molti altri governi ha ingigantito il debito degli stati, trasformando il tracollo delle banche in una crisi dei debiti sovrani. Dal 2010 prima in Irlanda, Grecia e Spagna e negli anni successivi anche in Italia e altrove, inizia una fase inedita della crisi. Ad alimentarla con rinnovata energia non è solo la politica di austerità europea ma anche un nuovo tipo di speculazione operato direttamente sugli Stati attraverso il tasso d’interesse sul prestito, che è indicizzato secondo il classico sistema di domanda e offerta, e può rivelarsi uno strumento di pressione, anche politica, nuovo e imprevisto (il famoso spread).

Arriva una telefonata. Ora. Proprio mentre sto scrivendo. È uno dei tanti broker di binary options nati come funghi in tutte le parti del mondo, e operanti nella rete globale del web. Proprio L’argomento del pezzo che volevo svelare piano piano, e loro, maledetti loro, mi ha rotto la suspense. Ma hanno fretta, schiumano. Vogliono che mi metta con loro.
Qualche tempo fa mi sono iscritto ad alcune piattaforme di scambio di questo prodotto finanziario evolutissimo, l’ultima frontiera del mercato selvaggio dei derivati, i prodotti finanziari più speculativi e rischiosi. Il termine che usano, lo ripeto, è ‘evoluti’. In 24 ore mi hanno chiamato diverse volte tutti gli operatori. Dietro le loro voci un trambusto continuo, di grande concitazione. Urla di gioia, anche. Esclamazioni in lingue a me ignote. Ovviamente prima chiedono quanta esperienza hai con questi prodotti perché è essenziale sapere con chi stanno parlando. Io faccio il saputello e a volte li frego perché basta usare il loro gergo (resistenze, peep, supporti etc.) e fargli capire che sei uno speculatore con le palle. Allora si aprono e cominciano a buttare merda sugli altri broker: “non si fidi, per carità, non si fidi”. E poi di solito rilanciano dicendo che proprio io, visto che non sono totalmente ignorante, potrei essere un cliente premium. Quando poi mi fingo un giornalista finanziario, arrivo molto vicino alle cose che voglio sapere.
Ciò che però non riuscirò mai a capire è chi sono coloro che inventano il sistema, non i broker, non gli speculatori, ma gli inventori. Sono loro cui vorrei stingere la mano: coloro che inventano entità astratte e fantascientifiche come “i mutui sub prime”.
Ecco, oggi è probabile che molti sappiano di cosa si tratta, ma se nel 2006 un blog di letteratura e poesia avesse messo in guardia dicendo: secondo me questa cosetta qua, questa caccoletta, metterà in ginocchio l’economia del mondo e ci proietterà nella più profonda crisi del capitalismo mai registrata, ecco, secondo me nessuno ci credeva. Tutti a ridere. “Guarda, crede di essere Pound che scrive il suo Abc dell’economia, e tra un po’ proporrà, come lui, di coltivare l’Italia a noccioline americane…”
Io non voglio credere che questa volta avverrà come con i mutui sub prime. E sarò contento di essere preso per il culo, di tornarmene a Properzio, ma preferisco giocare d’anticipo. Prima che la stalla sia vuota e i buoi tutti fuori. Perché di solito succede così e a farne le spese sono poi i muri imbrattati da scritte violente quanto impotenti che mi fanno una gran rabbia.
“Complimenti” mi viene da dire. “Vi siete difesi bene, voi e le vostre scritte del cazzo. Tagger e graffitari dei miei coglioni. ‘No pasaran’ vero? Cinquanta anni di ‘no pasaran’ e sono passati tutti. Tutti su per il nostro buco di culo, più trafficato del Frejus a fine agosto…
Ma sento già che mi diranno “e tu… Tu pezzo di merda borghese cosa hai fatto?”
Beh, almeno non ho dato retta a Moccia, direi.
Almeno non l’ho scritto su quei cazzo di muri!

Riprendiamo il controllo, scusate. Dicevo (pacatamente, serenamente) occorre valutare il fenomeno prima che sia tardi. Prima cioè, per restare all’esempio di cui sopra, che una percentuale considerevole di istituti di credito (come le famose Freddie Mac e Fanny Mae, le due grandi banche americane da cui era partito tutto), venga infettata dallo strumento finanziario delle binary come allora lo fu dai sub-prime, innescando quello che oggi tutti sappiamo.
Ma Restiamo al 2008, l’annus horribilis. Leggevo Guido Rossi allora, ma le analisi di Giulio Sapelli (a mio parere il più grande teorico italiano dell’economia), che ascoltai in un convegno, mi convincevano di gran lunga di più. Allora, tutti a dire che dopo questa scottatura la finanza speculativa aveva avuto la sua lezione. Che avrebbe abbassato la cresta. Che si sarebbe data una regolata. Che basta con il capitalismo finanziario, e avanti con il capitalismo d’impresa. Viva la merce viva, viva slow food, viva la terra, viva il prodotto, il concreto, lo stabile. Sembrava che tutti fossero rinati socialdemocratici. Evviva.
Sapelli invece ci credeva poco a questa favoletta e si diceva certo che da qualche parte, sicuro qualcuno pensava qualcosa. E allora immagino questo trentenne supermatematico di fronte alle posizioni d’equilibro dei sui algoritmi, questo porcellino d’india che appallottola tra indice e pollice una caccoletta grigia e pensa: “Ok anche questa è andata. La festa è finita. La frittata è fatta. E adesso? Adesso cosa posso inventare per sfondare il culo ai passeri? Ci vuole qualcosa di diverso. Qualcosa che non possano dirmi ‘è lo stesso di prima, non ci caschiamo’. Ci vuole un colpo di genio”.
A questo punto un vero esperto di economia (ripeto io sono un ignorantissimo amatore) per mettermi al mio posto mi direbbe che i mutui sub prime erano strumenti finanziari di credito e non dei derivati, delle opzioni… E che non capisco nulla perché infatti finanziariamente parlando si tratta di cose tra loro diversissime, lontane, imparagonabili. Eppure io da ignorante sospetto possano avere un legame profondo, che trascende le strutture economiche; un denominatore comune. Con la sola differenza che le opzioni binarie hanno un potenziale annichilente infinitamente superiore perché differente e il ganglio della natura umana che vanno a toccare.
“Fino al 2008 abbiamo giocato con il bisogno di stabilità”. Dice il nostro amico grigio, il porcellino d’india. “Abbiamo giocato a fare le casette, e su questo bel desiderio di casa abbiamo piantato su il disastro”, sostenuti artificialmente da quel dispositivo che è stato definito ‘keynesismo finanziario’: vale a dire l’indebitamento delle famiglie tramite crediti e mutui facili. Adesso che tutti sono disperati, che quelle case le hanno dovute svendere, per pagare gli interessi sul prestito, cosa resiste? Si sarà affacciato alla finestra, avrà guardato i muratori che fumano all’angolo fuori dal SISAL e avrà pensato: ci sono: l’azzardo, il sogno”.
Gli occhi avranno lampeggiato pensando: “Creerò un derivato tanto aggressivo e impensato che tutta la finanza rimarrà a bocca aperta, creerò un sistema di broking che nessuno ha mai visto prima”. Era la fine del 2008, e, mentre il porcellino d’india appallottolava la sua caccoletta grigia, il primo sistema di scambio di binary options già veniva testato su un campione ristretto di broker.

Alla fine del 2012 la Consob si pone finalmente il problema di come regolamentare queste Binary Options, questa cosa che le sta esplodendo tra le mani e fa sembrare i prodotti speculativi tradizionali, i derivati, come qualcosa di stabile e innocuo quanto i vecchi BOT e i buoni del tesoro.
Se c’è una cosa che la speculazione che ha attaccato la nostra moneta negli ultimi anni ci ha dimostrato è che la finanza può agire come un branco. Si attacca a un osso, e lo si spolpa. Intanto La Consob traccheggia ma il fatto che l’ormai ex governo Monti avesse spalleggiato la soluzione contro la tassazione dei derivati da cui eravamo partiti, forse indica un interesse convergente: regolamentare vuol dire sfruttare la nuova risorsa finanziaria che è meglio non caricare di tasse. Per vedere come funziona. Allora ci vuole una legge europea, e in materia di trading Cipro è l’autorità in materia. Non è un caso infatti, che, insieme a Malta, Cipro sia il paese con le tasse più basse di tutta Europa. E non è un caso che Malta sia il paradiso per lavorare con il gioco d’azzardo on line. E veniamo alla nostra isoletta bollente nel cuore del Mediterraneo, al nostro sputacchione derelitto. Guardate questa pagina. È il sito dell’autorità che regola il gioco d’azzardo e consiglia e indirizza chiunque voglia aprire un attività in questo settore sull’isola. Se cercate, tra le varie attività tipo roulette poker etc. che potreste gestire con profitto a Malta, ora troverete anche le Binary Options.
Come a dire: la borsa è uscita dalla banca ed è entrata nei Casinò. Il giro è questo. Ma a fermarmi qui sarei un ingenuo, uno sciocchino. Fin qui tutto bene, come diceva quel tizo precipitando dal grattacielo.
È la cura che farà fuori il malato. Che sia pericoloso mettere ufficialmente finanza e gambling sullo stesso piano, questo lo vedranno tutti. Dopo un po’ lo impediranno. Diranno “ma stiamo scherzano che uno strumento potenzialmente così pericoloso stia in una zona grigia come quella del gioco d’azzardo? Le due cose non sono paragonabili (di nuovo). Il gioco d’azzardo può diventare una patologia. ‘Gioca responsabilmente’ dice la pubblicità e ve lo immaginate dire a un operatore gioca responsabilmente. Quello vi ride in faccia. ‘È il nostro lavoro, diamine’, dirà, ‘siamo professionisti’”.
Ecco, quando questo tentativo di porre un argine a questo mercato selvaggio, sarà messo in atto i broker più spinti si saranno volatilizzati con i soldi, e proprio quando si dirà: “Mai più il caso di queste società che hanno portato via i soldi alla gente ecc ecc.”, quando diranno “ora quel tempo è finito, ora dietro le binary options non ci sono più broker anonimi e pirateschi, ma la stabilità delle banche nazionali, dei grandi istituti di credito, etc.”; quando diranno ai correntisti comuni “fidatevi”, ecco, allora comincerà il vero sballo. Perché una volta che le grandi banche capiranno il business che c’è dietro questo mercato, inizieranno a salivare. Magari cominceranno prima le banche on line: Fineco, Directa, Iwbank, poi gli altri, a seguire. Fino a che leggeremo che “Da oggi anche poste italiane offre ai suoi clienti la possibilità di operare con le opzioni binarie…”
Inoltre temo che potrebbero moltiplicarsi gli istituti privati di credito che, operando esclusivamente con binary, offriranno tassi di interesse mai visti: il cinque, anche il sette per cento se si parla di grandi cifre. Si svilupperanno software raffinati, tornerà una matematica finanziaria lineare, aritmetica. Put e call. Veloce devi decidere. Su o giù. Ma riguardo a cosa? Non importa. Quello che conta sono solo due punti su un asse temporale il punto A e il punto B. Il punto A è quando, data un’azione tu dici su o giu, il punto B è quando la tua opzione scade. Mettiamo che Apple al momento A sia 1. Tu dici che al momento B sarà 1+x. Arriva il momento B. Apple è 1,01. Hai vinto. Sei, come si dice “in the money”. Quanto hai vinto? Dal 70 al 90 per cento di quanto hai investito. Se sbagli, ovvero se sei “out of the money”, perdi dal 85 al 100% del capitale investito.
Io allora la prima cosa che ho pensato è stata: “Mio dio ma è un profitto enorme, impensabile per un’azione…. Possono volerci anni prima che un valore azionario conosca una tale oscillazione, che salga del 70%, o che fallisca”. Invece ora, indipendentemente dall’oscillazione di mercato tale evento può verificarsi. Tutti giorni. Praticamente al posto delle crescite scalari azionarie ci sono solo due opzioni (binarie, appunto). O guadagnare dal 70% in su, o perdere il 100%. Inoltre, come nei Casinò on line, è previsto un bonus di ingresso. Tu ci dai 1000 euro, 2000 te le regaliamo di bonus, così che tu possa imparare a operare. Peccato che, persi i tuoi 1000 euro, per recuperare gli eventuali profitti derivanti dai 2000 che ti hanno “regalato” devi generare un volume d’affari pari a 30 volte il bonus, dunque, in questo caso 60.000 Euro!
“Certo che”, pensavo, “qui tutti i giorni puoi salire del 70 per cento, o perdere tutto. Paradiso e inferno. Come fanno a chiamarla ancora finanza? È una follia senza senso, pensavo”. Ma ero un idiota, un illuso. L’intervallo temporale tra A e B non è di una giornata di borsa. Possono essere anche sessanta secondi, lo decidi tu. È lo scalping e il lotto mixati insieme. Una pura astrazione. Si può giocare sessanta volte all’ora, per dodici ore al giorno. 24 se operi anche sui mercati asiatici. Sale o scende? Veloce. Quanto punti? Hai ancora 49 secondi, 48, 47, 46, 45.

Mesi dopo, chiamano ancora e ancora. Non si arrendono. Di due ho capito il punto cieco, la fregatura, di un terzo operatore devo ancora capire come agisce. Ma ho voglia di distrarmi e decido di commettere un bel crimine. Vedere un film in streaming su uno dei tanti siti che caricano illegalmente filmati protetti dal diritto d’autore. Prima di accedere al film si apre sempre una finestra pop up pubblicitaria. Di solito sono siti che vendono Viagra o siti d’incontri con ragazze bellissime e disponibili, oppure vedi il faccione del Totti nazionale che gioca al poker on line. Oggi per la prima volta vedo partire un video tutorial che promette di farmi guadagnare 250 euro al giorno.
Indovinate come?
Eppure prima non succedeva che le pubblicità/fregatura dei siti pirata fornissero consulenza su strumenti finanziari evoluti.
Vorrà dire qualcosa?
Vedrete che a coltivare arachidi ci divertiremo un mondo.








pubblicato da a.amerio nella rubrica emergenza di specie il 10 gennaio 2013