Quanto costa la casta

Giovanni Giovannetti



Sentite questa: «Una "casta" politica litigiosa attenta solo a salvaguardare i propri privilegi, ha approvato la manovra economica in tempi rapidissimi. Ma è un "miracolo a metà", con un risvolto iniquo e vergognoso, che dà la misura della pochezza di questa classe politica. Si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, ma la politica non ci rimette un solo euro». Per la precisione, «l’amara medicina è solo per il Paese e non per il Palazzo […] salva le caste e aumenta le diseguaglianze. Una "macelleria sociale" contro il ceto medio e le famiglie con figli. I "soliti noti" che già pagano abbastanza. E che esclude chi può essere chiamato a maggiori sacrifici» offrendo «agevolazioni per le rendite finanziarie, o per specifiche categorie professionali» in un Paese «dove i parlamentari hanno i più ricchi assegni d’Europa [11.000 euro mensili, contro i 7.000 di un francese e i 3.000 di uno spagnolo], e dove esistono otto milioni di poveri, di cui tre davvero nell’indigenza assoluta», povertà che riguarda «con sempre più frequenza le famiglie numerose. Quasi a dire che la nascita di un figlio, in Italia, è un fattore di povertà».
La citazione non è ripresa da "il Manifesto" o da "il Fatto quotidiano", ma dall’editoriale di "Famiglia cristiana" (30/2011) dedicato al progressivo impoverimento degli italiani a reddito fisso. Il settimanale paolino apre con un’inchiesta sui nuovi poveri: sono famiglie monoreddito, anziani con pensioni minime o sociali, famiglie numerose con reddito fisso, disoccupati, lavoratori precari e senza immobili di proprietà. Il numero delle famiglie con un accettabile tenore di vita è ormai inferiore al 30 per cento, mentre il 43 per cento si vede costretto a spendere integralmente il reddito o a utilizzare i risparmi. Quasi una famiglia su dieci avrebbe fatto ricorso a prestiti o «al credito al consumo» per fare acquisti e il 45 per cento ha avuto difficoltà a pagare il canone d’affitto o le rate di mutui o prestiti.
Dove cercare l’alternativa morale a chi impone sacrifici senza costruire il futuro? A centrosinistra-nuova-classe-dirigente-urgentemente-cercasi, perché se la si dovesse immaginare tra i Di Pietro, i D’Alema, i Veltroni e i Bersani (e i relativi portaborse come Filippo Penati in Lombardia o Vincenzo De Luca in Campania, quest’ultimo candidato alle Regionali 2010, due rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, truffa e falso) allora per il Paese – e in subordine per la sinistra – si prospettano tempi grami.
A "sinistra", la moralità della casta ci è oggi restituita da personaggi quali Penati (Partito democratico, ex presidente della Provincia, ex responsabile della segreteria politica di Bersani, già candidato nel 2010 alla presidenza della Regione Lombardia), indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. La storia è nota: quando era sindaco di Sesto San Giovanni, per la modifica del Prg cittadino (l’inserimento di alcune autorizzazioni edilizie volte a favorire speculazioni sull’ex area Falk e sull’ex Magneti Marelli), Penati avrebbe preteso da Giuseppe Pasini mazzette per 20 miliardi delle vecchie lire, di cui "solo" 5 miliardi e 750 milioni sarebbero stati infine versati, tra contanti consegnati a mano e la permuta di terreni dal diverso valore. Secondo la procura di Monza, i soldi sarebbero serviti a finanziare l’attività degli allora Democratici di sinistra.
Una brutta storia, non diversa da un’altra, meno nota: quando era presidente della Provincia di Milano, nel 2005 Penati comprò dal defunto Marcellino Gavio il 15 per cento delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle.
Così la racconta Marco Travaglio: «preceduto da una serie di telefonate di Pierluigi Bersani, Penati gli ha garantito una ricca buonuscita, strapagandogli le azioni. Una plusvalenza di 175 milioni di euro, di poco successiva all’ingresso di Gavio nelle scalate di Gian Piero Fiorani [il capocordata dei "furbetti", in manette nel 2005] all’Antonveneta e di Consorte – & furbetti al seguito – alla Bnl». Delle azioni Milano-Serravalle, Gavio ne parla in alcune intercettazioni telefoniche: «sto facendo un pensierino sottovoce a vendere tutto per 4 euro». Dopo l’intervento di Bersani, Penati compra con il pubblico denaro le azioni di Gavio a 8,83 euro per azione.
In questi giorni si torna a parlare di Bruno Binasco, amministratore delegato del gruppo Gavio e braccio destro dell’imprenditore (fra l’altro Gavio è primo azionista di Impregilo, il principale gruppo italiano di costruzioni). Binasco venne arrestato nel 1993 per una mazzetta di 150 milioni a Primo Greganti, il "compagno G" coinvolto in Tangentopoli, l’omertoso funzionario postcomunista infine condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere per il finanziamento illecito del suo partito. Nel 2008 Binasco si era impegnato ad acquistare un immobile da Pietro Di Caterina, titolare della Caronte srl, un imprenditore che vantava cospicui crediti nei confronti di Penati, soldi che l’ex presidente della Provincia aveva promesso di restituire. Una clausola del preliminare di compravendita tra Binasco e Di Caterina stabiliva la generosissima caparra di 2 milioni qualora l’uomo di Gavio non fosse passato all’acquisto entro il 2010. Inutile sottolineare che le cose sono andate proprio così, a conforto di chi sospetta che la somma fosse in onore del dovuto "Democratico" a Di Caterina.
Secondo recenti calcoli, ad ogni italiano la corruzione costa circa mille euro annuali: 60 miliardi tondi, neonati inclusi. Senza ora indugiare su personaggi quali Franco Pronzato (già consigliere di Bersani, arrestato per tangenti) o Alberto Tedesco (senatore Pd ed ex assessore della giunta Vendola, accusato di corruzione), in Campania e in Lombardia De Luca e Penati hanno "guidato" il Pd alla sconfitta, cosi come altri in Piemonte, in Calabria e nel Lazio. È forse questa l’improrogabile alternativa politica e morale al centrodestra?
E altrove? Che dire su tutto quello a cui abbiamo assistito, ad esempio nella città in cui vivo, a Pavia (Carrefour, Snia, Vernavola, mancate bonifiche di alcune aree dismesse, ecc.) negli anni del governo della pseudosinistra, in tacito accordo con la destra?
Sono percorsi tracciati da discussi personaggi come Alberto Pio Artuso (amico e sodale di di ex sindaci, senatori e assessori quali Albergati, Bosone e Brendolise, ora nel Cda di Asm in quota Pd) tenuto per anni a pilotare le scellerate politiche urbanistiche (se così si possono definire l’orgia di varianti al Prg nel quasi totale spregio del pubblico interesse) adottate in due Giunte Albergati e poi da Capitelli (e solo a seguire dalla banda centrodestra Cattaneo: un mero prolungamento).
È lo stesso Artuso a cui si era rivolto per una consulenza l’incarcerato per mafia Carlo Antonio Chiriaco. Quale consulenza? Una chiesa evangelica rivelatasi abusiva – l’ultimo dei 1.269 abusi edilizi che si registrano in città – e Artuso è notoriamente un "esperto" nel suggerire il rispetto apparente delle norme.
Lo si è visto nell’affaire Vernavola (18 villette e 2 condomini in pieno parco, guarda il caso su terreni di proprietà dei parenti del compagno Artuso), un vero e proprio scempio votato congiuntamente dalla minoranza Pd e dalla maggioranza di centrodestra nel marzo 2010: un sospeso delle passate amministrazioni, ancora da saldare? A proposito di sospesi saldati o da saldare: e quelli della privatissima campagna elettorale di Piera Capitelli? Diventata sindaco, nel 2006 Capitelli (coadiuvata dal suo strasega Stefano Francesca, poi arrestato a Genova e nemmeno indagato a Pavia) li onorò con il pubblico denaro della prima edizione del Festival dei Saperi.
Per tacere del Piano integrato di intervento del gruppo Risanamento di Luigi Zunino alla ex-Snia che, già nel 2004, prevedeva l’abbattimento della storica fabbrica, in deroga al Prg di Vittorio Gregotti e alla storia industriale della città. È lo stesso Zunino che, nel 2005, ha acquisito l’ex area Falk di Sesto San Giovanni; sommerso dai debiti, la rivenderà nel 2010.
Per tacere infine di altri eloquenti modelli gestionali del territorio quali il tentativo di chiudere un occhio anzi due sulle mancate bonifiche di alcune ex aree industriali (come, ad esempio, alla Landini); o il business Carrefour – la madre di tutti gli affari – che ha visto l’allora presidente della Commissione territorio Alberto Pio Artuso (rieccolo!) tra i più vivaci interlocutori, con la pubblica amministrazione relegata a mera articolazione dell’affarismo.
Politica e affari. se la destra sembra maturare frequenti rapporti con la criminalità organizzata, la componente organizzata e affaristica della pseudosinistra ha per anni legittimato quella corruzione, quella speculazione quel malaffare, e non solo localmente.
Nonostante tutto occorre voltare pagina, unire le forze contro la deriva berlusconiana e dell’economia mafiosa che sempre più danno scacco al Paese, il luogo d’elezione della politica che abbassa la guardia.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 25 luglio 2011