Una volta l’Argentina di Andrés Neuman

Silvio Bernelli



Ho avuto la fortuna di crescere in due paesi. Uno è il luogo in cui sono nato e diventato adulto, il mondo reale, insomma. L’Italia con cui mi accapiglio tutti i giorni. L’altro paese è invece un territorio della fantasia, svelato attraverso i racconti di mia madre, nata e cresciuta in Argentina. Una nazione splendida e disgraziata che è riuscita a dare i natali a Borges e Maradona senza che il secondo sapesse mai chi era il primo, e che ha vissuto nell’incanto del Tango, della Patagonia e di Buenos Aires, passando attraverso molte tragedie del Novecento: populismo, fame, dittature militari, guerre. E ancora: colpi di stato, desaparecidos, torture e perdoni collettivi, come sempre succede quando si scambia l’oblio con la giustizia, le necessità della politica con quelle dell’essere umano.

Ed è proprio questa Argentina che Andrés Neuman, giovane e titolato scrittore porteño (così si chiamano gli abitanti di Buenos Aires) racconta nel suo memoir Una volta l’Argentina, appena pubblicato da Ponte alle Grazie nella traduzione di Silvia Sichel (pp 253, € 16,80). È un libro che l’autore di Il viaggiatore del Secolo ha scritto nel 2003, ma che solo ora, dopo il successo di quest’ultimo titolo, trova una pubblicazione italiana. Una volta l’Argentina è un romanzo autobiografico in cui Neuman, più che raccontare la sua vita riannoda, ricostruisce, reinventa le avventure di una pittoresca genealogia di antenati. Ed è così che in questo libro trovano posto le gesta di bisnonni socialisti o ebrei poco osservanti, prozii sempre alle prese con i guai tanto che uno di questi finirà cadavere nel bagagliaio di una macchina; nonne incapaci di dimenticare le lingue europee d’origine e condannate a usare per tutta la vita uno spagnolo gutturale.

Figlio della borghesia argentina, Neuman dedica una delle pagine più riuscite del libro alla madre violinista, coinvolta con la sua orchestra nella sparatoria scoppiata all’aeroporto di Buenos Aires al ritorno del presidente Peron. Molto inquietante la vicenda degli zii, costretti alla fuga dal paese dopo un interrogatorio subito dalla polizia segreta.

Frutto dell’esperienza diretta dell’autore invece sono la borghesia argentina che si ritrova a cercare cibo nei cassonetti dei rifiuti e la visita militare, in cui basta una falsa parentela con il calciatore Neumann, star del Chacarita, per essere esentati dal servizio. Un paese schizofrenico, insomma, perennemente in bilico tra bellezza e tragedia, che Andrés Neuman porge al lettore con uno stile divertito, acuto, nostalgico il giusto. Anche allo scrittore è infatti toccato il destino di tanti argentini dei giorni nostri: l’emigrazione in Europa. Così che anche i suoi figli, come milioni di altre persone, come me, possano vivere tra realtà e fantasia, tra esperienza e racconto, in sella a due continenti. Per sempre.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica libri il 19 luglio 2011