Variazioni di luce

Emily Dickinson



There’s a certain Slant of light,
Winter afternoons –
That oppresses, like the Heft
Of Cathedral Tunes –

Heavenly hurt, it gives us –
We can find no scar, 

But internal difference,

Where the Meanings are –

None may teach it – any –
’Tis the Seal Despair –
An imperial Affliction
Sent us of the Air –

When it comes, the Landscape listens – 

Shadows – hold their breath – 

When it goes, ’tis like the Distance 

On the look of Death –

(Margherita Guidacci)

V’è un angolo di luce
Nei meriggi invernali
Che opprime come musica
D’austere cattedrali.

Una celeste piaga
Ci dà, senz’altro segno
Che il tramutarsi intimo
D’ogni significato.

Insegnarla è impossibile –
Il suggello è l’angoscia,
Imperiale afflizione
Discesa a noi dall’aria.

Quando viene, il paesaggio
Ascolta, fino l’ombre
Trattengono il respiro.
E quando va, somiglia alla distanza
Sul volto della morte.

(Barbara Lanati)

C’è una luce obliqua,
i pomeriggi d’inverno –
che opprime come il peso
di grevi melodie di cattedrali.

Ferita celeste, procura –
e sfregio non lascia,
se non lo scarto interiore
dove i significati sono.

A nessuno è dato insegnarla:
il suggello è disperazione,

una calamità imperiale
inviata dell’aria –

Quando scende, lo spazio ascolta –
e l’ombra – trattiene il respiro –
Quando se ne va è come distanza
nello sguardo dei morti.

(Silvia Bre)

C’è un certo taglio di luce,
i pomeriggi invernali –
che opprime, come la gravità
di armonie da cattedrale –

ferita celestiale, ci procura –
non troviamo cicatrice,
ma una differenza interna,
dove stanno i significati –

nessuno può insegnarlo – ad altri –
è il marchio Disperazione –
un’afflizione imperiale
mandataci dall’aria –

quando viene, il paesaggio ascolta –
ombre – trattengono il respiro –
quando va è come la distanza
sui lineamenti della morte –








pubblicato da m.rossari nella rubrica poesia il 17 luglio 2011