Oggetti preziosi: anni Cinquanta

di Roberto Michilli



Il televisore era ospitato nella stanza più bella. Aveva una cassa di legno scuro, grande e profonda. Per ripararlo dalla polvere, quando non era in uso veniva ricoperto con un panno ricamato. Due erano gli accessori indispensabili: una piccola lampada a cono, che proiettava la luce verso l’alto e serviva a non far stancare troppo gli occhi, e lo stabilizzatore, un ronzante parallelepipedo con una spia rossa, necessario per proteggere l’apparecchio dai frequenti sbalzi di corrente.

Lo avevano in pochi, all’inizio. Per alcuni anni, il televisore fu un simbolo di stato. Quelli che lo possedevano, però, erano ben lieti di ospitare i vicini meno fortunati per vedere Il Musichiere e Lascia o raddoppia. Predisponevano per loro sedie, panchette e complimenti: caffè, liquori, pastarelle. Forse è stato quello l’ultimo momento in cui le persone si sono ritrovate ancora le une accanto alle altre, come un tempo intorno al camino. Poi arrivò il boom, e ognuno la televisione cominciò a guardarla a casa propria, da solo.


[In questi giorni sta avendo molta fortuna un dizionario di cose e situazioni che facevano parte della vita di tutti i giorni decine di anni fa. Roberto Michilli aveva già scritto da tempo una sua rassegna di cose perdute, in un libro incantevole ancora inedito. Ci era piaciuto molto, e avevamo pubblicato alcuni dei suoi "oggetti preziosi" nel numero 3 del "Primo amore" su carta. T. S.].


Roberto Michilli (Campli, 1949) vive a Teramo. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie, i romanzi Desideri (Fernandel 2005), Fate il vostro gioco (Fernandel 2008), La più bella del reame (Galaad 2011) e La chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia (con Simone Gambacorta, Galaad 2009). Il suo blog è qui.

UN PENSIERO SU “OGGETTI PREZIOSI: ANNI CINQUANTA”
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pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 27 aprile 2012