Il Principe XIV dei Gay

Maria Cerino



Nell’ultimo episodio di Modern Family Mitchell dice, a proposito di un concerto di Lady Gaga, “E’ l’unico cliché gay che mi concedo” e poi accavalla le gambe. Giulio spatola, Mr. Gay Europe 2011, si dichiara velocemente scettico riguardo agli stereotipi omosessuali mentre si lascia intervistare via skype a torso nudo.
Ventiseienne d’origini siciliane e con una laurea in Arte e Scienze dello spettacolo alla Sapienza di Roma, in attesa di girare il suo primo lungometraggio, mette la fascia da reginetta di bellezza e gira l’Europa per essere “La vox populi giovane dei gay”.

“Avevo dei pregiudizi rispetto alla semplice parola Mister
che mi sembrava limitativa, come se fosse un modo per premiare la bellezza dei concorrenti. Come capita con Miss Italia, per esempio”. Miss Italia e tutte le Miss del pianeta, che si voglia paragonare un concorso all’altro sembra essere non solo azzardato ma del tutto fuori luogo, a dire del nostro principe occhi azzurri, sorriso ampio e pettorali scolpiti, c’è concorso e concorso (di bellezza). “In realtà la scelta di Mister Gay non dipende solo dall’aspetto fisico ma tiene conto anche della preparazione dei concorrenti. Non è una gara fine a se stessa come Miss Italia, si sceglie, invece, un candidato che abbia le capacità di portare avanti un impegno nel sociale. Siamo già alla quattordicesima edizione di Mr Gay Italia”, è perentorio nell’affermare la necessità di avere un esponente di riferimento nel mondo omosessuale e gonfiando il torace conclude la frase con “Sono il Principe XIV dei Gay”.

Chi si aspetta un omino sculettante tutto un muoversi ammiccante di mani si trova davanti qualcosa di più vicino ad America gigolo, lontano anni luce da Piume di struzzo ma ideale per interpretare la parte del principe azzurro nelle fiabe. Giulio Spatola è mascolino in quel modo delicato che tanto affascina le sedicenni e incontrandolo per strada anche il più incallito degli omofobi non noterebbe la sua presenza, “Il gay esagerato è una tipologia imposta dai media. Anche io sono stato in due occasioni in televisione ma poi non mi hanno più chiamato e lo sai perché? Ero troppo serio, i gay come me non fanno spettacolo”. E neppure politica, sembra, nonostante il ruolo sociale che al più bel gay d’Europa compete, “Non voglio fare politica, non mi sembrerebbe giusto. Avrei l’impressione di portare avanti questa abitudine che se hai un bel viso, nonostante tu non abbia alcuna competenza, puoi comunque governare. Certo, se si trattasse di mandare a casa la nostra classe dirigente vecchia e fallocentrica che strumentalizza noi omosessuali nella retorica propagandistica, rendendoci il nemico da combattere, la faccia la metterei eccome”. E considerati il momento d’oro del governatore Nichi Vendola e la naturalezza con cui Spatola si è fatto fotografare con l’ex parlamentare Vladimir Luxuria al Gay Pride di Palermo, non è da escludere.

La condizione degli omosessuali in Italia è un dibattito sempre aperto ma che fa notizia in modo perverso, non apre più tavoli di confronto in sede istituzionale (una legge contro l’omofobia proposta dal Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna è stata bocciata in parlamento – dalla stessa maggioranza – tante di quelle volte che neppure se ne parla, oramai) ma viene utilizzata per tranquillizzare i cattolici e ingraziarsene la simpatia dopo gli scandali sessuali del cavaliere Berlusconi, a botta di “L’unica famiglia legittima è quella con padre madre e figli, non diremo mai sì ai matrimoni gay”, oppure nella sua componente gossippara quando un personaggio pubblico viene pizzicato in compagnia di qualche transessuale, per dirne una, o anche – finanche – per criticare una pubblicità Ikea. “Organizzando l’Euro Pride di Roma io ho invitato il popolo omosessuale a sfruttare questo evento con intelligenza; basta farlo passare come il Carnevale dei gay ma dargli l’importanza di un momento di riflessione sulla nostra condizione; la domanda che rivolgerò dal palco, dopo i festeggiamenti, sarà E se domani ci svegliassimo e ci ritrovassimo in un paese come l’Uganda? Anche in Europa bisogna stare allerta, non solo in molti paesi del vecchio continente non abbiamo diritti ma c’è un’onda omofoba in crescita. Vedi Roma, per esempio”. Il dopo Gay Pride capitolino ha portato all’ordine del giorno solo il successo meritato e brillantinato di Lady Gaga (ha tenuto il concerto di chiusura dell’evento) ma del resto, mediaticamente, si è parlato poco. “La città che più mi sembra a misura di Gay, in Europa, è Barcellona. Una volta mentre mi trovavo là ho visto camminare mano nella mano due anziani signori. Beh, mi è sembrato bello assistere a una scena così spontanea, lontana dal timore di qualsiasi pregiudizio. L’omofobia è un fatto culturale e le nuove generazioni andrebbero educate al rispetto del diverso”.

L’aspetto più sorprendente dell’intervista – sarà per il canale scelto, Skype – è la naturalezza e la convinzione con cui Giulio risponde a certe domande nonostante sia mezzo nudo; ha un aplomb degno di un primo ministro durante una conferenza stampa ufficiale mentre si accarezza una spalla e discute della prostituzione omosessuale: “Non do giudizi morali nel merito, posso solo dire che è comprensibile se si fa coming out da giovani e la famiglia ti caccia di casa. Sei giovane, non hai un soldo, non hai lavoro e non hai dove vivere, la scelta di prostituirti è quasi obbligata. Ci sono diverse associazioni che si occupano di questa problematica ma, ancora una volta, ci sarebbe bisogno di un intervento in termini di politiche sociali”.

Un altro intervento che Mr Gay Europe 2011 auspica riguarda i personaggi famosi, “Vip gay di tutto il mondo unitevi e dichiaratevi! E’ importante che chi ha fama si esponga in modo che sia più facile per tutti accettare la nostra esistenza”. In pratica il mondo LGBT non è alla ricerca di icone come qualche anno fa ma di padrini e madrine; in questa direzione sembra muoversi l’America con i suoi giovanissimi attori che fanno coming out prestissimo e dalle riviste patinate lanciano appelli contro il bullismo che miete vittime soprattutto tra gli omosessuali. “In Italia c’è la tendenza opposta, sono gay, vanno in televisione e rinnegano il passato, diventano improvvisamente etero per paura di perdere la simpatia del pubblico. Ma poi dico, che bisogno c’è di etichettarci? La nostra diversità si limita alle abitudini di letto non al nostro essere cittadini. Il giorno in cui potremmo fare a meno di definizioni per specificare con chi vai a letto tu e con chi vado a letto io e di ripetere Io sono gay, Io sono gay, Io sono gay solo per giustificare perché abbraccio un uomo e non una donna, liquideremo le etichette. Per il momento ce le teniamo di buon grado dato che notificano la nostra esistenza”. A ogni principe il suo regno e il suo scettro.

Questo articolo è uscito nella rubrica Brunch with sulla rivista europea Cafebabel.com








pubblicato da m.cerino nella rubrica a voce il 26 giugno 2011