Napoli è lenta

Maria Cerino



c’è un termine poco coerente rispetto a quella che è la realtà della monnezza a Napoli è emergenza. L’emergenza ha in sé non tanto il senso di pericolo imminente quanto l’inatteso e la velocità con cui un evento si manifesta. Napoli, ora che è di nuovo sommersa dai rifiuti, è più di ogni altra cosa lenta. Lenta in un modo tanto particolare che ci starebbe bene lo spelling,
L-E-N-T-A.

I cassonetti della spazzatura si trovano a una cinquantina di metri di distanza l’uno dall’altro, le persone che ci passano accanto, stando nei pressi dei cumuli, si tappano il naso, ondeggiano l’altro braccio ad altezza faccia e poi li portano entrambi ai fianchi ma allargandoli a cercare l’equilibrio necessario per scansare le buste nere. Ripetono tutti lo stesso rituale e tu che gli stai dietro e ancora non sei entrato nella zona puzzolente e d’ingombro li guardi mentre si muovono di quei gesti cauti, mai forzati, mai veloci, misurati: nuotano ma stanchi. Napoli è lenta, sudaticcia e rintronata come se avesse la febbre.

L’aria è pesante di caldo e maleodorante di carcasse di cibo, di lische di pesce – in questi giorni ci si rende conto dell’enorme quantità di pesce mangiata qua, al centro. E chi scende a portar fuori la spazzatura si avvicina in punta di piedi ai cumuli, sente addosso un’attenzione particolare, quasi a dover fare la rivoluzione, una responsabilità eroica più che un senso di colpa collettivo. Davanti alla pizzeria Da Ciro la spazzatura è sparita per ora di pranzo, intorno su tutta via Toledo è intatta, accalcata, labirintica.

L’aria è ferma, appannata di umidità, le auto incolonnate e uomini e donne che ci camminano in mezzo; oggi, se fossi straniera, avrei difficoltà a fermare qualcuno in strada per chiedere un’indicazione, mi sembrerebbe di disturbare un malato.

A piazza Municipio hanno ribaltato e incendiato i tre cassonetti, i pedoni evitano di avvicinarsi e così si crea un’apertura nella folla, un neo nero, anzi no, un calcolo in un’arteria.








pubblicato da m.cerino nella rubrica a voce il 21 giugno 2011