Le chiappe del libro

Andrea Amerio



Ciao, sono il libro.
Un giorno tanti anni fa un poeta scrisse che tutto il mondo era destinato a finire dentro di me. Adesso dopo tanti anni mi chiamano in direzione e dicono che anche se tutto il mondo è finito dentro di me, adesso anch’io devo finire da qualche parte. Mi dicono che devo finire dentro una cosa che si chiama internet, dove mi si vende, e poi dentro un’altra scatola dallo schermo opaco o luminoso, a seconda dei modelli – retroilluminati o a inchiostro elettronico –, dove mi si legge.

Io non capisco niente ma dico che va bene perché tanto per me è lo stesso, basta che mi leggano. Che mi leggano infatti è la cosa a cui tengo di più, anzi, è l’unica. È il solo modo che ho per vivere ed eventualmente procreare.
È l’unico modo che ho per accoppiarmi e godere, quindi capirete che ho bisogno di farmi leggere almeno quanto avete voi di ridire, di emozionarvi, di farvi baciare, accarezzare e amare. Adesso mi dicono che per comprarmi basta andare nei cosiddetti "digital store". Edigita per Feltrinelli, Gems e Rcs, Biblestore, o Simplicissimus, se per esempio volete Giunti, o su Net e book; ma io faccio fatica a stare dietro a tutte queste novità e ho paura di sperdermi. Mi pare che là fuori ci sia un esercito deciso a mettermi le mani addosso. Dicono che è perché gli piaccio. Ma perché proprio adesso? E poi non mi pare che si comportino proprio da amici. Ridono, stappano bottiglie, mi abbracciano, ma io non capisco. Vedo Google con il suo motto rassicurante, vedo l’I pad che mi offre il frutto dell’albero della conoscenza, vedo Kindle che promette di non stancare gli occhi di chi mi legge; e poi ogni giorno mi si presentano alla porta questi tipi nuovi che non conosco.
"Piacere, sono Tab Galaxy Samsung", "piacere, Olipad". "Buonasera sono Sony Reader touch". E anche alla notte quando sono stanco e voglio andare a dormire sento un sassolino contro la mia finestra e quando mi affaccio trovo sotto casa il tirannico I rex, che vuole sapere se posso fare qualcosa per lui perché è su una linea evolutiva morta e presto si estinguerà, e lui non vuole morire. Ma quando vedono che mi sono affacciato a parlargli Onda MyTile e AlessiTab di rincalzo lo spingono via malamente e arriva anche Cosmo pocket book di Nilox, del gruppo esprinet, di Novate milanese, e tutti che sbraitano per avere attenzione come quel marcantonio di Iriver eBook della Sabah Electronics, che spinge là dietro. Da qualche parte c’è anche Telecom che da un po’ si è messo a telefonarmi.

Insomma, dopo che sembrava che di me non importasse più niente a nessuno, all’improvviso sono diventato il più popolare della scuola e tutti vogliono mettersi con me. Mi dicono che non sarò più solo carta ma sarò pdf, e-book, e avrò anche altri formati, come il mobi, per leggermi anche sul telefono, e che devo familiarizzare con il problema del DRM, ovvero il Digital Right Management. Il fatto però è che d’istinto non mi fido di nessuno. Ho come l’impressione che tutto questo can can intorno a me, che sono sempre stato negli ultimi banchi, tutto solo, non mi porti un gran bene, e che adesso mi vogliano fregare in qualche modo che non capisco. Magari sono solo un reazionario, ma da quando ha preso a soffiare il vento della rivoluzione digitale sento puzza di bruciato e per spiegarvi perché devo andare un po’ più nel dettaglio. Devo tirarmi giù i pantaloni. Anche le mutande.

Ecco, scusate se vi mostro il culo ma è per farvi vedere questo marchietto nero che ho qui sulle chiappe, lo vedete? Bene questo tatuaggio si chiama codice ISBN e devo averlo per forza, è per il mio bene. È un modo per schedarmi, per riconoscermi, e per sapere chi sono nel caso perdessi la memoria. A me non importa tanto di questo tatuaggio, tanto quando mi leggono non lo vede nessuno e per loro, i lettori, le uniche persone di cui mi frega davvero, per loro, dico, è assolutamente lo stesso, tanto è vero che la maggior parte di loro non lo hanno nemmeno mai notato, perché di solito non vengono a frugarmi nelle mutande. Però per quegli altri invece, per quelli là fuori, per tutti questi nuovi scocciatori che bussano alla mia porta, questo mio marchietto ha un’importanza fondamentale. E chi ci tiene di più è lo studio che realizza questi tatuaggi che ha una grande insegna al neon con su scritto "Agenzia per l’ISBN. Piercing & Tatoo". Loro mi vogliono tatuare perché è ovvio che più tatoo uguale più euro. Io capisco anche il loro discorso ma mica possono traforarmi dappertutto solo perché gli fa piacere? Eppure la fregatura che vogliono rifilarmi è proprio questa. Un giorno riesce a contattarmi uno che dice di essere mio amico davvero e mi passa un foglio da sotto la porta. È un ritaglio da un suo articolo. Lo leggo e rimango impressionato. Chiedo in giro e scopro che la persona che ha scritto quel ritaglio è autore di molti importanti articoli specialistici sull’argomento, anche se sembra che nessuno finora abbia voluto dargli retta o almeno provare a capire quello che andava dicendo. Eppure è così semplice: vuole evitare che mi facciano nere le chiappe solo perché loro vendono tatuaggi! Perché fin che è uno, va bene, ma così no. Rileggo il foglietto che mi ha infilato sotto la porta con le lacrime agli occhi:

"… Più interessante, dal punto di vista concettuale, attorno al tema che vorrebbe premiato il contenuto rispetto alla sua forma, è la battaglia di retroguardia che le Agenzie per l’ISBN – banalmente gli uffici anagrafici del libro – stanno conducendo pretendendo che ogni forma e formato del libro (carta, PDF, ePub, Mobi, Kindle ecc.; e addirittura che ogni tipo di commercializzazione "protetta") abbia un proprio ISBN! Come dire, registrare tante volte all’anagrafe il proprio figlio a seconda delle camiciola che indossa! Un paradosso che la dice lunga sulla volontà di destituire della corona regale il famigerato contenuto. "Content is its shirt", altro che "Content is the king", come dicono. Da notare che basterebbe un dodicesimo numero aggiuntivo allo standard ISBN per precisarne la forma di fruizione potenziale, ammesso e persino concesso che sia utile quantificare i circuiti di fruizione di quell’unico contenuto. Viene dunque il sospetto che la scelta adottata dalle Agenzie Nazionali per l’ISBN (l’AIE ha diffuso una "direttiva" in merito!) serva solo a moltiplicare per 5 o per 6 il lucrossisimo "affare" di vendita agli editori di diversi numeri di identificazione per identificare lo stesso contenuto".

Non voglio avere dieci tatuaggi per quadruplicare le entrate dell’"Agenzia per l’ISBN Piercing & Tatoo"! E poi ho il sospetto che si configuri un vago conflitto d’interessi nella faccenda e forse anche un interesse privato in atti d’ufficio, visto il connubio quasi inestricabile fra tutti quegli organismi privati che trattano i metadati raccolti (a pagamento) dagli editori per poi rivenderli a chi ne ha bisogno per gestire le rispettive attività distributive nei digital store. E poi, c’è anche qualcosa di vagamente incostituzionale, che pare in conflitto con l’articolo 21, se ricordo bene. Infatti, se un editore decidesse di non farmi fare i tatuaggi non potrebbe distribuirmi sulle varie piattaforme, le quali, d’accordo con lo studio di tatuaggi, pretendono di avere ognuna il proprio codice di riferimento fatto ad hoc. Quell’editore non avrebbe scelta. O mi paga il tatuaggio o salta dalla finestra. "Qui non ti vendiamo", gli diranno chiudendomi la porta il faccia. E sarà inutile che resti lì fuori a sbraitare con il culo all’aria: "ma io sono sempre lo stesso, sono io, cazzo, sono sempre io! Queste sono sempre le mie chiappe ossute, non lo vedete?" …

Lo vedono lo vedono, ma è proprio questo che stanno cercando di vendere.
Proprio le tue vecchie chiappe rinsecchite, caro libro.

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Da fonti non confermate si apprende che la persona che ha fatto scivolare il ritaglio sotto la porta risponde al nome di Mario Guaraldi.








pubblicato da a.amerio nella rubrica giornalismo e verità il 18 giugno 2011