Tetano

Maria Cerino



Quanto è noioso pensare a ogni storia che abbia come protagonisti bambini o ragazzi come a una storia che parli della perdita dell’innocenza; a me sembra, invece, che se c’è un motivo per cui si debba scrivere o leggere di bambini e ragazzini è giustappunto la dimensione amorale e di totale mancanza d’innocenza in cui certi piccoli personaggi riescono a muoversi e ad essere tanto più credibili della loro ipotetica versione adulta. Provate a giudicare un giovane personaggio a caso della narrativa mentre compie anche il più aberrante dei delitti, non avete l’impressione che in realtà lui stia giudicando voi? Appena applicate una qualsiasi categoria morale questa vi si ritorce contro e fosse per me - affezionata come sono ai personaggi cattivi e soprattutto selvatici - non esisterebbe una definizione altrettanto giusta di Letteratura; di come la letteratura dovrebbe essere, almeno.

Tetano, secondo romanzo dell’urbinate Alessio Torino, è quello che abitualmente si potrebbe definire un romanzo d’iniziazione che parla della perdita d’innocenza dei suoi giovani quattro protagonisti, così come preannunciato nel risvolto di copertina. Certo, ci sono dei ragazzini che durante un’estate decidono di costruire una zattera (la Gran Troia), c’è un loro coetaneo che si aggrega al gruppo in un secondo momento e che pur facendosela letteralmente addosso sembra saperla più lunga di loro, in fatto di zattere e non solo, c’è un lutto, una grande bugia collettiva e i sensi di colpa relativi, ma c’è soprattutto la provincia; la provincia italiana nei due aspetti in cui ancora si distanzia palesemente dalla città, la stagione e la morte, là a Pieve Lanterna. Non è un caso se la voce narrante è quella del piccolo Corsi, l’unico tra i quattro ad esser cresciuto in città, a Roma; nella descrizione del bosco, nelle apparizioni dell’aquila, nella ricerca della rosa canina, negli odori della cucina e dell’arrivo della pioggia, la vita intorno al fiume: tutto è motivo di stupore trattenuto quasi fosse una vergogna riconoscere la piacevolezza di un luogo dopo che tuo padre ha deciso di lasciarlo ed è andato a metter radici altrove. E non è l’unica colpa di cui sente di doversi far carico Corsi, a quella del piccolo metropolitano in trasferta estiva si aggiunge il peso della menzogna collettiva sulla morte taciuta del padre di Tetano.

Tetano è un ragazzino brutto sporco e cattivo, ha le fattezze di un bullo ma non è un cliché, infatti non picchia nessuno dice la stessa quantità di parolacce degli amici e in più, come forma di ricatto, si caca nelle mutande. Tetano si caca nelle mutande perché vuole obbligare il babbo a tornare a casa sapendolo all’estero per lavoro. Lanterna per intero è complice di questa grande menzogna, dalla fornaia che gli spedisce delle false cartoline da Parigi al proprietario della vetreria che gli promette di conservare il lavoro fino al rientro del vecchio.

Ed ecco l’altro importante tema del libro: la fabbrica. La vetreria Basili è trasversalmente descritta nella gestione quotidiana della vita del paesino, dall’incidente sul posto di lavoro che è costato la vita al padre di Tetano a termometro sociale tra chi non ha voluto, non ha potuto o è riuscito ad ottenere un contratto da operaio.

Un qualsiasi personaggio con voce narrante avrebbe condannato tutte le figure di Pieve Lanterna allo stato di poveri bifolchi da compatire, al massimo, ma la giovane età del protagonista Corsi spinge verso lo stupore, la curiosità, il senso dell’avventura. E’ uno sguardo asciutto, essenziale, come lo è lo stile dell’autore. Per i temi trattati e i profili dei protagonisti, Tetano potrebbe essere solo l’ultimo di diversi romanzi usciti in sequela nei passati quattro anni ma l’impressione che se ne ha, leggendolo, è che in realtà, e senza presunzione alcuna, sia di gran lunga migliore nella sua modestia. Non è roboante, non è epico ma è sporco. E soprattutto parla di morte, non come condanna né con un sentimento d’espiazione ma in modo omertoso, con la paura che se ne ha a dieci undici anni, Diceva babbo come se fosse un bambino nel box. A scuola ci avevano spiegato che parole come babbo sono le prime ripetute perchè le più facili da dire. Ma non era mica vero. Mi sembrava la parola più disperata da dire, con le labbra che si chiudono due volte come gli ultimi spasmi di un uomo a cui non arriva più aria.

Tetano di Alessio Torino (minimum fax, pagg. 241, 14 euro)








pubblicato da m.cerino nella rubrica libri il 15 giugno 2011