La carriola

Lorenzo Mercatanti



"Pronto!
Sì, abbiamo perso.
Perché? Perché pensano più alla fica che al pallone.
Quando ho visto che entrava quello con i capelli a mezza schiena, s’è bell’e perso! Ho detto subito.
Sono come le attrici, tre-quattro sanno recitare, le altre sanno trombare, però… sono attrici.
S’è perso!
E questo mi preoccupa più di tutto, il lavoro che non c’è e c’è la crisi, i clienti che non pagano, niente, questa partita è il segnale peggiore… nel gioco del calcio presi per il culo e a calci in culo, non contiamo più un cazzo.
Macché l’arbitro!
Non abbiamo più né capo né coda.
Va bè, ci sentiamo, ciao."

"Questo ragazzo con cui parlavo è come un figliolo per me.
Domenica si sposa. Se non fosse come un figlio non ci andrei. Troppi matrimoni. M’invitano tutti.
Ai funerali ci vado da solo, ai matrimoni m’invitano.
Qualche anno fa, fui invitato a Milano, si sposava la figlia di un socialista e io ero amico dello sposo, un dottore che da ragazzo avevo spesso ospitato a casa mia. Anche lui come un figlio.
C’erano tutti dottori, ingegneri, avvocati, c’era anche il cardinale di Milano, com’è che si chiama non mi viene ora, insomma, capito a parlarci e lui mi fa: lei è un professore, mi sembra di conoscerla. No, gli dico, sono un impannatore, lui mi ascolta tutto incuriosito, ho un’attività in provincia di Prato.
Senta, mi chiede, ma lei cosa ne pensa di questo matrimonio?
La sposa mi sembra che abbia troppa puzza sotto al naso, non credo sarà un matrimonio felice.
Ma cosa dice, non si faccia sentire.
Insomma, passato qualche mese, incontro il padre del dottore che si era sposato, mi dice che ha visto il cardinale e che il cardinale gli ha chiesto di me: ha detto che sono un profeta. E mi informa che il figlio si è già separato"

"Le donne, è un casino.
L’altro giorno arriva questa e mi fa: senti, bisogna che ti dividi con tua moglie. Perché? Gli chiedo subito.
Son’incinta.
Incinta! Ma se t’hai le mutande più bianche di prima che t’incontrassi!
T’ho sborrato in bocca e negl’occhi, la fica nemmeno un dito c’ho ficcato.
Fuori di qui subito! ti do un cazzotto, ti stacco la testa!"

"Capito come sono le donne?
Torno a casa la moglie mi fa, c’è da rifare i bagni.
Si son rifatti due mesi fa.
Va bene, dico, rifacciamo i bagni.
Allora sì che rinforza: a quel punto converrebbe rifare tutti i pavimenti.
Per forza, dico io.
E ancora: poi per il soggiorno ho visto un mobile, rifatto costa un prezzo, originale costa il doppio.
E te che lo vuoi comprare non originale? Ma ti pare!"

"Le donne…
quando ne trovi una e cominciate a chiavare, è bene che abbia gli stessi problemi tuoi e non gli convenga mollare la famiglia, se no è un casino.
Come torno in ditta e come ce la ritrovo.
Abita qui vicino, quando c’è i panni stesi fuori vuol dire che posso andare, se no vuol dire che il marito è in casa.
Bisogna che ti separi da tua moglie, mi dice che ieri notte gli è morto il marito.
Io a quel funerale non ci vado e, a dirtela tutta, ho poca voglia di andare anche al matrimonio di cui ti parlavo."

"pronto! Oh ciao, dimmi… ho capito non se ne fa niente. Non prendiamocela, ce n’ho già troppe che m’avanzano, anzi, ti faccio fare dure risate: la sai quella del toro pratese e della mucca pistoiese?
No, il toro, il toro è pratese… Sì, appunto, c’è un toro pratese e una mucca pistoiese… la mucca è pistoiese, sì… Niente, come non detto, non sei dell’umore giusto e mi hai fatto passare la voglia di raccontartela.
Ci sei riuscito.
Bravo. Non me la prendo non me la prendo. A presto, ciao."

"C’è tutta questa svogliatezza in giro, anche a parlar con la gente te ne accorgi.
Lo sai cosa c’è?
Cosa fanno oggi quando il lavoro va male?
Fanno che comprano l’ultima mercedes, vanno al ristorante di lusso vestiti tutt’eleganti, le mogli coperte di gioielli…
L’hai mai messo il culo su una mercedes? Mi chiedono.
L’avete mai messo il culo su una macchina tutta bell’e pagata? Gli dico io.
E ridono, tirano dritto, continuano a vivere d’illusioni."

"E tutta questa svogliatezza che c’è come ti guardi attorno.
Da ragazzi, quando arrivai a Prato, abitavo in Via Pistoiese e s’andava a quel bar lì prima del ponte, s’era io e mio fratello che si veniva da dove si veniva, c’erano di Bologna, meridionali che venivano da tutti i posti del meridione… lo chiamavano il bar dei tronconi, perché s’arrivava tutti davanti alla televisione, ci si sedeva ci si sganciava i pantaloni e si metteva in mano a chi s’aveva accanto, purché donna.
Tutti quei ragazzi tutti quanti s’aveva in testa una cosa sola, di trovarsi un lavoro qualunque fosse purché un lavoro per farsi un’esperienza, qualunque cosa.
E la sera s’andava alle serali, a fare qualche corso, qualunque.
E’ partito tutto così.
Ma perché?
Perché a casa nostra i genitori ci dicevano di darsi da fare. Oggi chi lo dice a un figlio di darsi da fare, la famiglia si deteriora e deteriora tutto, ormai son tutti divorziati.
Il babbo gli dice al figlio di darsi da fare e quello scappa dalla mamma e la trova a chiavare con uno, così se ne torna dal babbo e lo trova a letto con due, allora si mette a cliccare su internet per vedere tutte le posizioni per trombare.
Io ne conosco una sola di posizioni, e mi basta.
Ascolta me che t’insegno io."

"Non l’hai mai fatta la carriola?
Ah, che soddisfazione!
Altro che andare negli alberghi, che ti chiedi c’avranno visto e chi era quello all’entrata che ci ha salutato, e il portiere che ha visto i documenti, per carità! Me ne pentirei più che d’esser nato, non voglio mica diventar pazzo, devi dar retta a me con le donne, qui, portale qui, prima la spogli nuda, tu incominci a leccargli la fica, fagliela bagnare ben bene, dopo un po’ che la chiavi prova piano piano a farla voltare, appena l’hai girata dagli un bel po’ di colpi da dietro, a un bel momento afferragli le gambe e tirala su, gli fai fare tutto lo stanzone sulle mani, due volte! Andata e ritorno, e falla correre, ci vuole un ambiente così un cinquanta metri liberi da cima a fondo, no! Non tra le macchine, tra le scatole! Dove si fa magazzino che volendo c’è anche più sudicio che tra i macchinari.
Deve andar sulle mani e veloce e come s’abbassa un po’ struscia il petto in terra e s’insozza tutta, la soddisfazione che c’hai a vederla così ciurmata non esiste, e poi farla rivestire in fretta, non dargli il tempo di ripulirsi, amore fai veloce che arriva gente.
E mandarla via tutta sudicia, le risate che ti fai quando lo racconti.
Ah, che soddisfazione!"








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 1 giugno 2011