Appunti per un giorno abbastanza felice

Marco Rossari



Oggi dev’esserci già a spasso per Milano un’idra tutta moderna a cinque teste: un mostro islamomosessualzingarocomunista che ogni tanto si fa perfino una pera e raccoglie in sé tutta la feccia dell’umanità.
Ho tanta voglia di invitarlo a cena.

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Arcobaleni, calore, fibrillazione, insonnia, sudore: girava un mucchio di eros a Milano negli ultimi giorni. Incontro una ragazza dei comitati spontanei sorti dal basso, una delle tante placide erinni che si sono date da fare per questa bella campagna. Ha la classica spilletta arancione pro-Pisapia appesa alla canotta, in mezzo ai seni: "È il mio terzo capezzolo!" esclama.

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Questa è stata la prima volta in cui tutte le sciocchezze pronunciate da Silvio Berlusconi e alleati si sono trasformate in boomerang. Ogni giorno speravo che, dall’anacronismo in cui vivono, gli esponenti tirassero fuori qualche altra "mecca gay" o qualche "zingaropoli rom" come quando si attendeva il tormentone di un grande comico per divertirsi, prima che il cabaret diventasse quel cupissimo tormentone che è.

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Pericolo comunista, voto di scambio, ti do una scarpa oggi e domani ti cancello le multe. Avevo l’impressione che da un momento all’altro Letizia Moratti avrebbe perfino offerto frigo e tv per tutti.

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Domande che mi sono state rivolte in questo periodo. È vero che è stupido? È vero che è ingenuo? È vero che beve? È vero che il certificato glielo firmò il cugino? È vero che è stato assolto da una futura deputata PCI? È vero che farà una moschea enorme? È vero che la moglie ha avuto la casa a scrocco? È vero che il padre difese i Moratti? È vero che il fratello era coinvolto in un complotto internazionale?
"Ma non li leggi i giornali?" rispondevo.
"È proprio perché li ho letti che te lo chiedo!"

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In questi giorni, tra le tante mail, me n’è arrivata una in cui ci si riferiva a Letizia Moratti solo come a "quell’altra". E, pur trovandomi d’accordo con la sostanza, quella forma o formula non mi piaceva. Se c’è una cosa che insegnano queste elezioni è che non bisogna avere paura di nominare l’altra parte, in nessun caso: bisogna dare un nome alla brutta politica e farne di bella.

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Ex libris di un ex sindaco. Qualche tempo fa ho scartabellato tra le letture preferite di Letizia Moratti. Da quella bibliografia era bandita la libertà di lettura, in favore di un lettorato Cencelli: ogni libro deve rimandare a qualcos’altro, avere un sottinteso ideologico, linkare una realtà utile e ulteriore. Così sfilavano La storia di Elsa Morante (leggi: mio padre era partigiano (bianco)), Fedeli a oltranza di V.S. Naipaul (leggi: ehi, il Medio Oriente ha un’anima fanatica!), Arcipelago Gulag (leggi: arcipelago PD-DS-PDS-PCI), Cent’anni di solitudine (leggi: adoro le favole, anzi vedo favole anche dove non ce ne sono), La Sacra Bibbia (leggi: la Sacra Bibbia), La strada di Cormac McCarthy (leggi: attenzione all’ecosistema), Mille splendidi soli di Kahled Hosseini (leggi: ehi, il Medio Oriente ha un’anima dolce!). Leggi leggi leggi, eppure non leggi mai.

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In una pagina del sito campeggiava una poesia di Alda Merini, dedicata al sindaco. Faceva così: "Noi giudicati anziani / con tanti fiori nei capelli, ormai, / rinsecchiti e selvaggi / noi ti vogliamo bene / perché sei una donna/ perché hai il sapore d’Italia / perché sei come quel pane fresco / che si può mangiare ogni giorno / a volte quello che tu credi un odio / è un amore sublime / che forse si esprime male / perchè [sic] ti vorrebbe abbracciare". Bisogna trovare l’antidoto nella sua stessa opera poetica: "I miei poveri versi / non sono belle, millantate parole, / non sono afrodisiaci folli / da ammannire ai potenti / e a chi voglia blandire la sua sete. / I miei poveri versi / sono brandelli di carne / nera disfatta chiusa".

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Nonostante detesti i campanilismi di ogni sorta, devo ammettere che sono molto felice, quasi commosso, che il primo segno di cambiamento arrivi dalla mia città, Milano. Tempo fa ho vissuto qualche mese a Torino e i miei coinquilini spesso e volentieri mi presentavano così: "Lui è di Milano, provincia di Arcore". Ma poi, che palle i luoghi comuni: perfino ad Arcore ha vinto il centrosinistra.








pubblicato da m.rossari nella rubrica democrazia il 30 maggio 2011