I cani romantici

Roberto Bolaño



A quel tempo avevo vent’anni
ed ero pazzo.
Avevo perduto un paese
ma guadagnato un sogno.
E avendo quel sogno
tutto il resto non aveva importanza.
Né lavorare né pregare
né studiare all’alba
in compagnia dei cani romantici.
Il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
Una casa di legno,
nella penombra,
in un polmone dei tropici.
A volte qualcosa mi tormentava
e facevo visita al sogno: statua che si perpetua
in pensieri liquidi,
verme bianco che si contorce
nell’amore.
Un amore sfrenato.
Un sogno dentro un altro sogno.
L’incubo mi diceva: crescerai.
Lascerai dietro di te le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma a quel tempo crescere sarebbe stato un crimine.
Sono qui, dissi, con i cani romantici
e qui resterò.

Los perros románticos

En aquel tiempo yo tenía veinte años
y estaba loco.
Había perdido un país
pero había ganado un sueño.
Y si tenía ese sueño
lo demás no importaba.
Ni trabajar ni rezar
ni estudiar en la madrugada
junto a los perros románticos.
Y el sueño vivía en el vacío de mi espíritu.
Una habitación de madera,
en penumbras,
en uno de los pulmones del trópico.
Y a veces me volvía dentro de mí
y visitaba el sueño: estatua eternizada
en pensamientos líquidos,
un gusano blanco retorciéndose
en el amor.
Un amor desbocado.
Un sueño dentro de otro sueño.
Y la pesadilla me decía: crecerás.
Dejarás atrás las imágenes del dolor y del laberinto
y olvidarás.
Pero en aquel tiempo crecer hubiera sido un crimen.
Estoy aquí, dije, con los perros románticos
y aquí me voy a quedar.

Nota

Da tempo mi diverto a tradurre le poesie di Roberto Bolaño. I cani romantici dà il titolo alla raccolta pubblicata per la prima volta nel 1998 dalla fondazione "Social y Cultural Kutxa", poi nel 2000 da Lumen e infine postuma nel 2006 da El Acantilado, Barcelona. Per la stessa casa editrice Bolaño aveva pubblicato nel 2000 un’altra breve raccolta, Tres. Nel 2007 è uscita per Anagrama (Barcelona) la raccolta più voluminosa, La Universidad desconocida. La "modernità" della poesia di Bolaño ha un suo albero genealogico classico: Baudelaire, Laforgue, Ducasse, nel quale scorre una linfa raffinata piena di humour e irriverenza che ha il suo nume protettore in Nicanor Parra e dove le avanguardie di tutto il mondo si stringono la mano e si dicono addio.








pubblicato da a.amerio nella rubrica poesia il 27 maggio 2011