Quanto spera di campare Giovanni

Giovanni Giudici



a Emilio Giudici

Mettere su una casa
Alla sua età – quanto spera di campare Giovanni
Ti sei domandato:
E io che non ho osato
Replicare alcunché
Nemmeno tra me e me – sui due piedi
Per quanto approssimato tentando un calcolo
Ma una di queste notti uno di quei momenti
A mezza via dal sonno che il pensiero
Pavida navicella osa sfidare
L’ignoto del suo mare
Mentre con unghie e denti
Si aggrappa per sparire
Il corpo in un effimero altrimenti
Una di queste notti quasi un nulla
Mi è giunto tardiva risposta:
Sunamita fanciulla sgusciata da sotto il guanciale
A scaldarmi ben che non sono
Quel re della Bibbia io
Re di nessun reame sussurrando

Che incominciare è il nostro unico modo di esserci
E dunque ho amato l’inizio
La voglia di essere accolto
Nei bei luoghi diversi invidïati
Nell’aldiquà del gelido cristallo quotidiano
La balbettata lingua silenziosa
Plaghe remote le mie mani brancolando
Oggetti fuor della vista
A ogni scoperta tu sai
Ride e fa festa l’infante rassicurato
Passo a passo movendo al suo adempiersi –
Si distrugge così nel costruire
L’animale adulto
Che mai più ricomincia:
Io invento questo inizio al mio finire








pubblicato da a.amerio nella rubrica poesia il 25 maggio 2011