Oltre l’avenue D. Philippe Marcadé

Silvio Bernelli



New York, 1975. Philippe Marcadé è un giovane francese che ha già vissuto parecchie avventure: una convivenza con una ragazza e il figlio appena nato in una Amsterdam sballata e divertente, una settimana di carcere a Phoenix in seguito a un maldestro traffico internazionale di hashish e un lungo soggiorno a Boston in compagnia dell’amico Bruce e degli Aerosmith, all’epoca niente più che una band di esordienti. Sono questi gli ingredienti con cui Marcadè condisce l’inizio del memoir Oltre l’avenue D, appena pubblicato da Agenzia X nella traduzione di Eva Savini (pp 184, 15€). È una New York straordinaria, quella che accoglie Marcadé a braccia aperte. È la capitale mondiale dell’underground dove ha appena iniziato a pulsare il punk, l’artista Andy Warhol passa da un party all’altro e un’intera ondata di band imperdibili si riversa sui palchi del CBGB’s e del Max’s Kansas City. Ed è proprio l’universo marginale e creativo di quella New York che Marcadé racconta a piene pagine. La sua è una voce da testimone e protagonista della scena (in qualità di cantante dei Senders) più che da narratore, e Oltre l’avenue D è un documento in presa diretta di un’epoca irripetibile. Il tono della rievocazione è lieve e divertito il giusto. Basta leggersi le storie sul primo concerto in assoluto dei Ramones, sugli esordi dell’artista Nan Goldin e le mille vicissitudini del rocker tossico Johnny Thunders. Merito dell’autore riuscire in quest’ultima impresa senza scadere nello scandalismo della coppia Legs McNeil/Gillian McCain e del loro Please kill me, da molti considerato la Bibbia della scena newyorkese anni ’70. È una città sempre sorprendente, quella vissuta in prima persona da Marcadé, in cui la cantante dei Blondie, l’icona-sexy Debbie Harry, lo rincorre per chiedergli la traduzione in francese della canzone Denis Denis, che diventerà poi un hit da classifica, e l’ancora sconosciuta Madonna occupa la stanza accanto alla sua in un loft scalcagnato. Attorno a queste star in erba si muove un intero mondo di locali sempre aperti, affitti a prezzi stracciati e milioni di modi per guadagnarsi da vivere, quasi tutte leciti. È una New York destinata a decadere con l’inizio degli anni ’80, la fine del punk e della new wave e l’esplosione finale dell’eroina e dell’AIDS. Come scrive amaramente Marcadé “Era la fine di un’epoca in cui eravamo stati liberi come non lo saremmo stati mai più.” Un’età dell’oro costruita con niente e dal niente, che nel mondo di oggi, dominato dal marketing, dal denaro e dal conformismo sembra semplicemente inconcepibile.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica libri il 25 maggio 2011