Non è mai troppo tardi

Gianluca Morozzi



Allora: è un sabato di aprile del 2011, sono passate da un po’ le dieci di sera, e il Viper di Firenze è gremito. C’è un pubblico giovanissimo che aspetta Le Luci Della Centrale Elettrica.
Il pubblico giovanissimo, però, sta guardando perplesso un tipo strano. Il tipo strano ha monopolizzato il palco, e non sembra volerlo lasciare tanto presto. Quell’uomo alto con la chitarra elettrica a tracolla non somiglia decisamente a Vasco Brondi, colui che è Le Luci della Centrale Elettrica.

I ragazzi in questione, dalle espressioni stupite, non capiscono come mai tutte quelle persone nelle prime file abbiano reagito con tanto entusiasmo all’apparizione del tipo con la chitarra elettrica, del suo batterista che va come un treno, e di un bassista preciso come un metronomo.

Gli entusiasti delle prime file stanno pogando senza pietà spazzando via i fan delle Luci Della Centrale Elettrica da sotto il palco – non è il loro momento, questo qui – e stanno cantando tutte le canzoni dell’uomo misterioso aggiungendo anche dei perfetti cori e controcanti.
La prima canzone parla di soldi spesi con assoluta allegria, quella stessa con cui li aveva guadagnati.
La seconda dice Io sto con te ma amo un’altra, un’altra che ha bisogno di me.
La terza inizia con lui che le infila quattro dita nel culo e le tira fuori piene di merda. Del resto, aggiunge, cosa mi aspettavo? Del resto, che cos’è che cercavo?
Sulla quinta canzone – che dice: Io voglio, o vorrei, partecipare almeno una volta a un’orgia – una ragazza sussurra spaurita Ma chi cavolo è questo qua?
E una voce accanto a lei latra, piuttosto seccata: Ma come chi è? Federico Fiumani, i Diaframma! Ma non li conosci?

Questi ragazzi stupefatti sono degni di assoluta stima per il solo fatto di aver deciso di passare un sabato sera ad ascoltare l’ottimo Vasco Brondi.
Però, magari, come dire, non sanno alcune cose.

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Magari non sanno che trent’anni fa, proprio a Firenze, esordiva un quartetto chiamato Diaframma.
Che era formato dai fratelli Cicchi alla sezione ritmica, Federico Fiumani alla chitarra e alla composizione dei brani, Nicola Vannini alla voce.
Che questa formazione, con sonorità assimilabili a quelle dei Joy Division, licenziava il primo singolo Pioggia/Illusione ottica e l’ep Altrove.

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Magari non sanno che, a metà degli anni ottanta, a Firenze esplodevano gruppi come i Neon, i Moda o i Litfiba (quelli degli esordi, lontanissimi dai successi commerciali degli anni novanta).
Che i Diaframma, rimpiazzato Nicola Vannini con Miro Sassolini (dalla stupenda voce), pubblicavano la pietra miliare della new wave italiana Siberia, 1984.
Che Amsterdam, uno dei pezzi di quel disco, veniva ripubblicata in un’epocale versione Diaframma/Litfiba, con le voci di Piero Pelù e Miro Sassolini a rincorrersi, là, dove il giorno ferito impazziva di luce.
Che il disco successivo, Tre volte lacrime, era un capolavoro.
Che nel successivo Boxe, per la prima volta Federico Fiumani si cimentava nel canto (in un solo brano: Caldo).

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Magari non sanno che nel dicembre dell’88 i Diaframma si scioglievano, ma che solo pochi mesi dopo Federico Fiumani metteva insieme una nuova formazione: diventava il cantante, chitarrista, leader, compositore, frontman, tutto, e sparava fuori tutta l’inaudita poesia punk dell’Ep Gennaio.
E che da allora, anno dopo anno, concerto dopo concerto, formazione dopo formazione, disco dopo disco – dal 1990 di In perfetta solitudine fino a Difficile da trovare del 2009, l’uscita più recente – non si è fermato più.

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Magari non sanno che c’è una canzone che tutti i diaframmari usano per convincere una fanciulla ad ascoltare la band di Federico Fiumani.
Il fiumanologo in questione è seduto davanti a una birra con la ragazza di cui sopra, le sta parlando con enfasi di questo gruppo che lui tanto ama, le dice Vedi, c’è questa canzone che parla delle fasi declinanti di una relazione ormai alla fine, si chiama L’amore segue i passi di un cane vagabondo, ci sono lui e lei seduti a tavola di un misero caffè, lui le chiede Tu come stai, bla, bla, bla, poi le dice Io come sto, bla bla bla, che senso c’è, a unir parole con le altre.
(La ragazza, già colpita da quel titolo suggestivo, sta visualizzando la situazione: lui e lei seduti a tavola di quel misero caffè a dirsi, in pratica, niente.)
E poi lui canta Il cameriere mi ha sorriso, altrimenti nessuno mi ama, e poi Il vero amore forse è là fuori, il vero amore è lontano, nelle ruote del mio furgone, e poi Il vero amore sorride soltanto ai cani vagabondi.
La ragazza – è sicuro – a questo punto dirà: me la fai ascoltare?
Il furbo diaframmaro, l’astuto fiumanologo, gliela farà ascoltare.
E poi aggiungerà, a quel punto, Senti anche questa, si chiama Labbra blu, C’è una ferita in fondo al cuore, ti piace?, soffri?, Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano?, non senti un certo struggimento interiore?, incalzerà il fiumanologo astuto, Senti, senti qua, Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c’è, ma ogni cosa è una ferita che mi ricorda te, ti piace, eh?, aspetta che ti faccio sentire Fiore non sentirti sola, aspetta che ti faccio ascoltare Io amo lei, e dopo andiamo sulle sonorità più dure, a proposito, si è fatto tardi, vieni a casa mia. Come? Se ci sto provando? Nooo, citavo Quando sei triste, del 1998, Facile è invaghirsi un po’ di te, della tua allegria, si è fatto tardi, vieni a casa mia.
Comunque, ci vieni a casa mia?

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Magari non sanno che nel famosissimo e vendutissimo romanzo d’esordio di Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, dopo il sucidio dell’amico Martino, il protagonista Alex si mette ad ascoltare quel pezzo dei Diaframma che a Martino tanto piaceva, Libra, nella versione live che si può trovare in Live and unreleased.
Che leggendo questo romanzo, nel punto in cui si parla di Federico Fiumani che dedica Libra al punk rock, e poi, poche righe sotto, di Alex che grida insieme alla voce di Fiumani che esce dalle casse "Colpisci il passato al cuore, distruggi il futuro", un futuro scrittore bolognese si era chiesto Ma chi saranno mai questi Diaframma? Va’ che magari compro il disco.
Che per il decennale di Jack Frusciante, ai Giardini del Baraccano a Bologna, hanno suonato i Diaframma.
E non hanno fatto Libra.
Perché Federico Fiumani non è mica un juke-box.

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Magari non sanno che, in parallelo al tour col trio chitarra-basso-batteria che sono i Diaframma degli ultimi anni – dopo un breve periodo di aspro duo chitarra-batteria "stile White Stripes", come recitava una locandina della Flog – ad andare su e giù per l’Italia c’è anche Federico Fiumani da solo, nel cosiddetto Tour Confidenziale.
E che Federico Fiumani, solo con la sua chitarra elettrica, due pedalini e il suo cantautorato punk, altro che confidenziale: è quasi più rumoroso di quando suona con basso e batteria.

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Magari non sanno che dedicare canzoni dei Diaframma a qualche ragazza, be’, è facilissimo. Ci sono ben pochi nomi femminili non toccati dal songbook fiumanesco in questi trent’anni.
Elena? Il tuo volto ha il colore di un’estate fantasma.
Monica? Godi amore se ti basta quello che hai intorno, insegnami tutto, ricomprami un cuore, meglio se usato.
Marta? Se avessi la tua bocca da baciare non fumerei quaranta sigarette al giorno, non girerei come un idiota per Firenze.
Barbara 1? La sua stanza era, entrando, sulla sinistra.
Fiore (vale anche come diminutivo)? Non sentirti sola, spicchio di vita che sorride un po’, se piangi sento un nodo in gola.
Chiara? La mia vita è sulle tue labbra, fanne buon uso.
Francesca? Viene a tutti i concerti, ma per la precisa ragione che guardino lei.
Luisa? È una ragazza un po’ strana che ama farsi penetrare e altrettanto ama penetrare selvaggiamente.
Silvia? Mi lasciò perché a suo dire non amavo mai abbastanza i suoi piedi.
Giovanna? Dice Ho solo ventisette anni e voglio un figlio molto presto, perché fai quella faccia, stronzo, il senso della vita è questo.
Camilla? E la sua inconfondibile e meravigliosa voce roca.
Elisabetta? Compreremo una casa sul confine dei nostri pensieri.
Paola? Dice Tu ami l’idea di me, non me, io penso, spogliati, amica mia, che ti faccio vedere come amo l’idea di te e non te.
Barbara 2? Mi ricordo infatti un pomeriggio triste in cui da come era vestita io capii la mia prossima fine.
Valentina? Vuole uscire stasera e andare in giro per locali e poi fare l’amore con quattro o cinque ragazzi.
Martina? C’è un uomo là, coi vestiti strappati di sangue…
(Se per qualche bizzarro caso della vita doveste trovarvi a dedicare una canzone a Marisa Allasio, nota attrice, ebbene, ce n’è anche per lei.)

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Magari non sanno che in un affollato ed entusiasta Lokomotiv di Bologna, nel gennaio del 2011, a metà concerto, mentre un tecnico cercava di fissare un microfono instabile, Fiumani ha accennato qualche pezzo dei primissimi anni ’80. Come la sua Altrove, ma anche Luna ed Eroe nel vento dei Litfiba.
Poi, a microfono riparato, ha trascinato al delirio l’intero locale.

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Magari non sanno che il fiumanologo esperto sa bene come muoversi, nel caso la ragazza che sta cercando di sedurre e convertire ai Diaframma si riveli un osso duro.
Può parlarle del signore che pulisce il mare, ad esempio. Quello a cui inoltrare la richiesta di non buttare via l’acqua della doccia di quella ragazza con tutti i suoi contenuti, minuscoli frammenti di pelle secca e un po’ salata, smalto delle unghie delle mani e dei piedi, capelli che hanno visto giorni migliori.
E dell’addetto alla qualità dell’aria, la stessa che accarezza il suo fantastico corpo.

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Magari non sanno che proprio Le Luci della Centrale Elettrica fanno parte del tributo ai Diaframma Il dono, compilation in cui Vasco Brondi non solo esegue Un giorno balordo (del 2001) ma riesce a infilarci dentro frammenti di Underground, Blupetrolio, Pasqua, Ridendo, Manca l’acqua, Elena, Di domenica, I figli sopravvivono, Andiamo insieme a donare il sangue, Elena, L’incendio.
(E qualcuna delle citazioni forse me la sono dimenticata.)

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Magari non sanno che Federico Fiumani non è affatto tifoso della Fiorentina, come si potrebbe pensare, ma bensì dell’Hellas Verona.
E che ha promesso su Facebook di fare il giro del suo quartiere in mutande, in caso di ritorno in serie A.

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Magari non sanno che i Diaframma hanno un vero e proprio gruppo ultrà che li segue dappertutto, i Diaframma Ultras.
O meglio, non lo sapevano.
Ora lo sanno, dato che i Diaframma Ultras sono quelli che stanno pogando senza pietà sotto il palco del Viper sul convulso finale di Verde.

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Magari, pur non sapendo tutte queste cose, qualcuno di quei ragazzi si è goduto il concerto.
Nel caso, c’è una felpa dei Diaframma Ultras pronta per lui.

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Per la cronaca, al termine della sua rovente esibizione, Federico Fiumani ha detto al microfono Va bene, facciamo un ultimo pezzo, cosa volete sentire?
Poi è rimasto lì un po’ ad ascoltare le richieste, questa no, questa no, quest’altra no, ha ignorato la voce di uno scrittore bolognese sui quarant’anni che – forse non a caso – gli chiedeva I giovani ("poi un giorno ancora / due labbra diventarono sorriso / per me / e un giorno i giovani / sono tornati ad amare / me… me").
Alla fine, ha deciso che per quella sera poteva bastare.

E non ha suonato l’ultimo pezzo.
Ma tanto ci sarà un nuovo concerto da qui a pochi giorni.
Come sempre, da trent’anni a questa parte.








pubblicato da m.rossari nella rubrica musica il 24 maggio 2011