Contro i clochard

Sergio Baratto



l giorno di Pasqua, sul sito di "Repubblica" ho letto questa notiziola. A Milano in pieno fermento pre-elettorale, come nella Mosca comunista ai tempi delle Olimpiadi 1980 le istituzioni affrontano di petto il problema del "decoro". Come? Imponendo ai vigili urbani di allontanare i senza tetto che dormono per strada.

È chiaro che, in una città non inquinata, non trafficata, ecologicamente all’avanguardia, piena di verde e libera da infiltrazioni mafiose com’è Milano, i clochard rappresentano davvero un problema spinoso, il classico neo che turba il niveo candore di un luogo altrimenti poco meno che paradisiaco.

L’articolo riporta l’inspiegabile imbarazzo dei ghisa, che – lambiti forse dalla risacca di quel buonismo sinistroide che tanti guasti ha arrecato all’Italia – si lasciano andare a considerazioni di stucchevole e discutibile compassione: «Ci hanno anche raccomandato di essere gentili, soprattutto con gli anziani e con chi dorme nello stesso posto da tempo... Il problema è che non si capisce in nome di quale legge, regolamento o ordinanza dobbiamo intervenire, visto che dormire per strada non viola alcuna regola».

«Non viola alcuna regola»! Come si fa a cavillare così, impuntandosi su dettagli tanto marginali, al cospetto di una piaga purulenta che, ancorché piccola, come in questo caso, necessita urgentemente di essere curata prima che si estenda e si trasformi in cancrena?

Subito dopo, nell’articolo, incontro il nome della persona cui si deve la preziosa iniziativa: Micaela Goren Monti, Pdl, presidente del consiglio di zona 1. Che spiega così la scaturigine e il senso del servizio di "dissuasione al vagabondaggio" da lei ideato: «Stanca di vedere i senzatetto che dormivano in tenda in largo Corsia dei Servi, io stessa ne ho avvicinato uno chiedendogli di andarsene. Lui si rifiutava e se la prendeva con me perché gli scattavo fotografie, allora l’ho accompagnato alla centrale dei vigili in piazza Beccaria, dove ho trovato nel comandante Tullio Mastrangelo una persona molto attenta alla tematica del decoro».

Il brano è incredibile, in senso letterale. C’è questa rappresentante delle istituzioni locali che, stanca di vedere clochard stravaccati negli angoli bui delle strade, un giorno non si trattiene più, ne prende uno e lo invita a sloggiare. Colpo di scena: il barbone, che presumibilmente stava dormendo, reagisce con inaudita arroganza, rifiutandosi di andarsene, e addirittura s’incazza perché quella comincia a fotografarlo! Come si permette, il pezzente?
Ma l’energica presidente del consiglio di zona 1 non si scompone: ha sì studiato al Collegio delle fanciulle, ma è tutt’altro che una timida educanda. Con il piglio determinato che si confà a una esponente del "partito del fare", prende l’ accattone e lo porta al comando della polizia locale (non è chiaro come: lo avrà mesmerizzato? Del resto, saran duecento metri, forse l’avrà preso per l’orecchio come le maestre d’antan co’ discoli). Se fossimo in un romanzo di Victor Hugo diremmo «lo trascina in gendarmeria», dove incontra un ispettore Javert cui sta particolarmente a cuore la «tematica del decoro».

No, cazzo, con tutto quello che è successo e sta succedendo in questo sventurato Paese, mi capita ancora di non riuscire a credere a ciò che sento. Ma rileggiamo ancora una volta, questo passo, nel giorno della Resurrezione di Cristo, ripetiamolo tra noi e noi, mandiamolo a memoria:
«Stanca di vedere i senzatetto che dormivano in tenda in largo Corsia dei Servi, io stessa ne ho avvicinato uno chiedendogli di andarsene. Lui si rifiutava e se la prendeva con me perché gli scattavo fotografie, allora l’ho accompagnato alla centrale dei vigili in piazza Beccaria, dove ho trovato nel comandante Tullio Mastrangelo una persona molto attenta alla tematica del decoro».

No, cazzo, non è un romanzo di Hugo o di Dickens. Micaela Goren Monti esiste veramente. Anzi dall’articoletto di "Repubblica" vengo a sapere che «nel 1999 guadagnò fama nazionale esplodendo "per scherzo" due colpi con una pistola scacciacani all’indirizzo di un collega in Consiglio regionale, dove sedeva nel gruppo di Forza Italia».
Mica male per una che ha studiato all’Educandato Statale delle Fanciulle.

È bello sapere che ci sono persone – scelte democraticamente, elette dalla collettività – che in uno spirito di servizio si occupano con sollecitudine e senza falsi pietismi («Sono contro il buonismo » dichiarerà poco dopo nell’articolo Goren Monti) di questo piccolo grande vulnus della convivenza civile: lo sfregio al decoro qui rappresentato dall’indecoroso spettacolo parassitario dei miserabili, di questa gente improduttiva e così inetta da ridursi a dover dormire per strada, sporcando la città con la propria stessa presenza.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 26 aprile 2011