Il primo amore #8 - un estratto

Serena Gaudino



La prima persona a utilizzare il racconto dei classici greci per migliorare la vita di gruppi di donne con disagi sociali fu Simone Weil negli anni Trenta. Il suo intento era quello di alzare il livello di cultura delle operaie nelle fabbriche francesi servendosi delle storie di Antigone o di Elettra, in quanto credeva fossero opere perfette per spingere queste persone a reagire alle umiliazioni, alle ingiustizie, a non cedere al dolore e alla miseria della realtà in cui erano spesso costrette a vivere. 
Realtà che purtroppo ancora oggi prevale in molti dei cosiddetti "quartieri difficili" napoletani dove, pur essendoci tanti progetti importanti rivolti a bambini, giovani e anziani, mancano interventi a favore delle donne adulte desiderose di ridisegnare attorno a loro uno spazio sociale e culturale adeguato, capace di soddisfare il loro bisogno di incontrarsi in un ambiente neutro, lontano da assistenti sociali e psicoterapeuti, per riflettere coralmente sulla propria vita, la propria storia e le proprie difficoltà. Progetti che diano loro un’occasione di crescita culturale e che le aiutino a sentirsi più libere di agire o reagire a una società che non è mai generosa con loro. 
Così, un po’ per sperimentare se l’idea della Weil poteva funzionare anche oggi, un po’ per testare la fattibilità di un nuovo modello educativo, è stato avviato il progetto Riletture e diari: per circa tredici mesi, da gennaio 2009 a marzo 2010, circa cinquanta donne di Scampìa e della Sanità – due tra i più complessi quartieri napoletani – si sono riunite per ascoltare, raccontare e raccontarsi le proprie esperienze di vita dopo aver messo a nudo la figura di Antigone, la mitica eroina della tragedia sofoclea eternamente sospesa tra la legge dello stato e la legge degli dei.

Sedute in cerchio abbiamo raccontato, letto la tragedia, parlato di Antigone: il personaggio, l’intreccio. Di Cadmo, Laio e di Edipo, di Tebe e delle sue sette porte, della sfinge, dei principi e dell’amore, del tradimento, delle battaglie, delle paure. Finché, rileggendola tante volte, qualche passo anche in greco per ascoltare il suono della lingua in cui è stata concepita, abbiamo trovato il nesso, il filo rosso che collega quella storia così antica alla realtà che ognuna di noi stava vivendo. 
E poi, sono arrivate le domande: 
«Creonte era veramente un tiranno o solo un sovrano che voleva far rispettare le leggi?» 
«La sua legge era davvero così crudele?» 
«Chi erano i buoni e chi i cattivi?» 
«Bisogna sempre lottare per difendere i propri diritti?» 
«Ma un fratello non è un diritto, è la tua stessa carne…» 
«Come un figlio o un marito…» 
«Allora bisognerebbe sempre difendere i propri figli e i propri mariti? A dispetto di ogni legge?» 
«E allora andremmo tutti contro la legge se facessimo prevalere la legge del sangue su quella dello Stato?» 
«Hanno ragione le donne che difendono i propri figli, sempre? Anche a scapito della legge dello Stato?»
«E allora dov’è il confine?» 
«Fanno bene le donne di camorra a scendere discinte in mezzo alla strada e difendere con i propri corpi ogni via di fuga, e lasciare il tempo ai mariti ai figli ai padri di fuggire, di trovarsi una scappatoia all’arresto?» 
«Antigone allora potrebbe essere una donna di camorra?» 
«Dov’è il confine, la linea di rottura al di là della quale sei fuorilegge o, al di qua, una donna che difende i propri diritti e il proprio sangue?»

(...)

Continua su Il primo amore #8 – Le opere di genio vol. I, Effigie, Milano, euro 15








pubblicato da s.gaudino nella rubrica annunci il 26 aprile 2011