Sotto anestesia

Teo Lorini



Siamo alla metà esatta degli esecrati anni Ottanta, la "new wave italiana" non è solo un verso di Battiato (che peraltro asseriva di detestarla) ma un movimento ancora semisotterraneo e ormai in procinto di esplodere. Ma non esistono ancora internet e le communities, MySpace o Facebook: per un ventenne affascinato dalle sonorità di gruppi come i Denovo, i Diaframma, i CCCP ci sono soltanto una trasmissione di RadioPop intitolata Zero Zero e la pesca a strascico fra i negozietti di dischi sparsi nell’immensa provincia italiana. Oppure, se proprio quel ventenne è fortunato e abita vicino alla Grande Città, può tentare qualche viaggio in treno e girare per le vie di Milano in cerca del Sacro Graal del discomaniaco: il negozio specializzato in musica d’importazione e autoproduzioni della scena indipendente. Il tutto, sia chiaro, in un isolamento fervoroso e quasi carbonaro. Al punto che, quando il nostro giovane fan incontra qualcuno che condivide i suoi gusti musicali, la diga cede e sono ore di chiacchiere e serrati scambi d’opinione su canzoni, testi, concerti.
Alla fine la decisione è tanto limpida quanto irrevocabile: fondare una fanzine.

Pur avendo scritto due romanzi largamente autobiografici (Generations of love e Fermati tanto così), Matteo B. Bianchi non aveva mai raccontato in un libro l’origine della sua passione per le riviste autoprodotte, la stessa che a tutt’oggi anima quel vero e proprio laboratorio di esordienti che è ’tina. Prima di ’tina, dunque, ci fu Anestesia totale, fanzine autoprodotta e taglincollata, fotocopiata, autodistribuita, superindipendente che proiettò i suoi fondatori, il non-ancora-scrittore MBBianchi e il tastierista-e-aspirante-cantautore Luca/Tito Faraci nell’olimpo della new wave per una stagione magica. Dall’iniziale ricognizione in cerca di materiale alla frenetica organizzazione di un festival indie per un piccolo comune della provincia pavese, dalle interviste strappate al volo nei backstage di qualche locale al lancio del mitico 17 re dei Litfiba a cui il duo di Anestesia totale viene invitato accanto agli inviati di testate come Corriere, Espresso, Repubblica, sedendo a fianco di Mario Luzzato Fegiz (e Faraci a chiedersi: «Che diritto ha lui di stare qui?»); Matteo B. Bianchi ripercorre un anno bruciante di entusiasmo, meraviglia e candore con uno stile in cui la comicità trascolora spesso in una malinconia dolcissima.
Per chi è stato teenager negli Ottanta, Sotto anestesia sarà un tuffo nel ricordo di quando ci si telefonava dai bar e le lettere alle riviste – di musica, di calcio, di fumetti – si scrivevano a mano e si spedivano per posta, per tutti i lettori significherà rivivere l’illuminazione aurorale che ci dà la musica la prima volta che a sceglierla, ad amarla siamo soltanto noi (indimenticabile la scena in cui fratello e sorella restano sbalorditi ad ascoltare i CCCP che cantano "Produci! Consuma! Crepa!"). È proprio questa illuminazione che dà a quei due ragazzi di provincia la forza di realizzare qualcosa che non avrebbero mai creduto possibile, in un’esperienza di libertà che, forse, cambierà per sempre la direzione delle loro vite.








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 15 maggio 2011