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Andrea Amerio



Chissà che cosa pensò il trentunenne Artaud appena espulso dal gruppo dei surrealisti per suo mancato impegno politico nel leggere l’opuscolo di Breton Au grand Jour in cui quello che solo due anni prima era un suo grande amico l’accusava di «vedere nella rivoluzione solo una metamorfosi delle condizioni interiori dell’anima, il che è la caratterista dei menomati mentali, degli impotenti e dei vigliacchi» e ratifica: «oggi noi abbiamo vomitato questa canaglia». Surreale. E quando scoprì che l’intera tiratura di un opuscoletto scritto a sua difesa con due sodali (Point Final) fu mandato al macero in blocco per il mancato pagamento delle spese di stampa, ovviamente a suo carico? Soggiogato, su Artaud non mi sono mai sentito né mi sento di scrivere alcunché. Ma ci sono piccole imprese che hanno la santa ambizione e il gusto di proporre libri dalla veste grafica curata e dagli apparati critici esaustivi e affidabili, da intenditori. È il caso dell’Associazione Il Ponte del Sale di Rovigo che pubblica un gioiellino come questo Album Antonin Artaud a cura di Pasquale Di Palmo, devoto cultore di lungo corso. Un azzardo frutto di "anni di lavoro e appassionato studio" che merita di essere visto anche perché esplora uno degli unici modi possibili di scrivere su Artaud che può tollerare il soggiogato: inseguire il residuo a secco lasciato dalle tracce materiali e rimontarne continuamente la sequenza, lasciando al lettore il sogno e il mito bio bibliografico di colmare i vuoti tra un immagine e l’altra, magari facendosi guidare dalle didascalie orchestrate tra materiali eterogenei, brani di corrispondenza, dépliant, foto, fotogrammi, istantanee sfocate, carte, schizzi, documenti. Tutti sapientemente distillati affinché il lettore incantato veda trapelare nella sequenza la figura discreta e – paradossalmente – intera di uno degli esponenti di spicco della grande infermità virale del Novecento che contagiò cinema, letteratura, teatro, poesia, etnografia, soggiogandomi, e di cui davvero come dicevo non mi sento di scrivere alcunché. Però, come dicevo, ci sono piccole imprese che hanno la santa ambizione e il gusto di proporre libri dalla veste grafica curata e dagli apparati critici esaustivi e affidabili, da intenditori. Per cui, poche parole. E un consiglio.








pubblicato da a.amerio nella rubrica libri il 4 maggio 2011