I sonnambuli

Andrea Tarabbia



Per molti anni ho cercato – nelle librerie del nuovo e dell’usato, in rete, nei negozi remainders e nelle bancarelle, nelle librerie delle case di molti amici – uno dei più grandi libri del Novecento europeo senza riuscire a trovarlo: si trattava delle tre parti di I sonnambuli di Hermann Broch, un’opera di un’importanza tale per la letteratura e per la storia che non riuscivo a capacitarmi del fatto che nessun editore si fosse preso la briga di tenerlo in catalogo. Esiste un’edizione della trilogia – composta da Pasenow o il romanticismo, Esch o l’anarchia e Huguenau o il realismo – che Einaudi ha dato alle stampe nel 1997, senza però mai rieditarla e di fatto rendendola introvabile. I sonnambuli è il primo libro che ho cercato quando, nel 2003, sono stato assunto da una libreria come commesso. Periodicamente, tornavo nel motore di ricerca per vedere se qualcuno l’avesse rimesso fuori: ho lavorato in libreria un anno e mezzo e non l’ho mai visto. Ho continuato a cercarlo, ed erano quindi più o meno 8 anni che lo inseguivo, finché sabato pomeriggio, in una piccola e bellissima libreria di Pistoia, ho visto i tre volumi dei Sonnambuli su una mensola, incellophanati e completamente nuovi. Sono stati pubblicati poco prima dello scorso Natale, quasi in sordina, da un piccolo editore milanese che fino a poco tempo fa dava alle stampe quasi soltanto libri di filosofia: Mimesis. L’edizione, curata da Massimo Rizzante, riprende la traduzione einaudiana di Clara Bovero, solo leggermente aggiornata dal curatore; contiene una prefazione di Milan Kundera e una postfazione di Carlos Fuentes; contiene, infine, alcuni frammenti delle lettere che Broch scrisse a proposito del libro ad alcuni amici, e che ricostruiscono l’ambiente storico e filosofico in cui il libro fu composto.
Per festeggiare questo evento, riporto un brano tratto dal secondo volume – Esch o l’anarchia:

«Così se ne stavano, in silenzio. Il sole declinava a occidente e raggiava loro in viso; ma mamma Hentjen non sentiva il caldo e nemmeno il bruciore della pelle tesa, rossa e impolverata. E parve quasi che quel sognante dormiveglia scivolasse verso di lui ad accerchiarlo; sebbene si vedesse dinanzi, allettante refrigerio, giù nella valle, le ombre dei monti sempre più vaste e più lunghe, egli non osava cambiare posizione; e solo esitando tese la mano verso il panciotto che gli stava accanto con il grosso orologio d’argento. Era ora di avviarsi al treno e la donna, priva di volontà, obbedì al suo invito. Nella discesa gli si appoggiò pesantemente al braccio, ed egli portò in spalla il fragile ombrellino rosa da cui ciondolavano giacca e panciotto. Per facilitarle il cammino, le aprì due ganci del corpetto chiuso fino al collo, e mamma Hentjen lasciò fare, né lo respinse quando incontravano qualche viandante; non li vedeva. La sua sottana di seta strisciava nella polvere della strada e della stazione, quando Esch la fece sedere su una panchina e si allontanò per dissetarsi, se ne stette apatica e inerte, aspettando il suo ritorno. Egli portò anche a lei un bicchiere di birra, e lei bevve dietro il suo ordine. Nello scompartimento buio dell’accelerato, Esch le fece appoggiare la testa sulla propria spalla. Non sapeva se dormisse, e non lo sapeva nemmeno lei. La sua testa rotolava goffamente qua e là sulla dura spalla del compagno. Quando tentò di attirarla a sé, il suo corpo massiccio, imprigionato nelle stecche di balena, oppose una rigida resistenza, e gli spilloni del cappello sulla testa ciondolante gli minacciavano il viso. Senza esitare respinse il cappello, che, scivolando all’indietro con l’acconciatura, le diede l’aspetto di un’ubriaca. La seta del vestito aveva odore di polvere e di calore; solo di quando in quando si sentiva il sottile profumo di lavanda ancora conservato fra le pieghe. Poi egli baciò la guancia che scivolava verso la sua bocca, e infine prese fra le mani la greve testa rotonda e la volse verso di sé. E lei ricambiò il bacio con grosse labbra asciutte, un po’ come un animale che prema il grugno contro un vetro. Soltanto all’ingresso di casa sua ritrovò il senso della realtà.»

Hermann Broch, I sonnambuli, 3 voll. indivisibili, Mimesis edizioni, Milano-Udine 2010, euro 35.








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica libri il 2 maggio 2011