Una scuola da rifare

Giuseppe Caliceti



Adesso c’è chi racconta che il taglio epocale alla scuola era necessario, che era legato alla crisi economica. Altra falsità. Perché è stato previsto nel 2008, prima che in Italia si parlasse di crisi. Perché la riduzione dei fondi alla formazione è parte di un trend che nel nostro Paese va avanti da vent’anni, promosso da governi di centrodestra e centrosinistra. Perché i tagli sono sempre un problema di scelte: i fondi alla Difesa sono aumentati. Perché ci sono Paesi che, in risposta alla crisi economica, invece di tagliare hanno deciso di investire strategicamente sulla ricerca e sulla formazione.

Scolarizzare vuol dire aumentare le opportunità, rendere più mobile la società, dare valore concreto ai principi della democrazia. Obama, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del Gennaio 2011, ha ricordato come i contenimenti di spesa previsti non toccheranno formazione e ricerca, considerati motori dello sviluppo di fronte alla crisi economica e strategici per il futuro.

Esattamente il contrario di ciò che è accaduto in Italia dove, in due anni, si è selvaggiamente contratta la spesa sulla formazione. Nonostante i nostri numeri sulla dispersione scolastica siano allarmanti. Nel 2009 i giovani che hanno interrotto precocemente gli studi è stata del 19,2%. Con punte drammatiche in Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna, dove quasi un giovane su quattro non arriva alla licenza media.


Siamo tra i peggiori in Europa. E un quindicenne su cinque risulta semianalfabeta, come certificano i test Ocse-Pisa 2010. Cioè privo "delle capacità fondamentali di lettura e di scrittura", rendendo così "più ardua la ricerca di un lavoro" e ponendoli "a rischio di esclusione sociale". In India, per fare un esempio di un paese in forte crescita,
la dispersione nel periodo della scuola dell’obbligo riguarda solo il 4,5% e ogni anno continua a scendere.

tratto da Una scuola da rifare. Lettera ai genitori, Feltrinelli, 2011.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 2 maggio 2011